Dai calanchi delle Marche alle coste della Gallura, scopriamo le piante che i paesaggisti usano per creare giardini belli e fioriti senza sprecare acqua. Ecco le cinque specie che non possono mancare in un giardino con poca o senz’acqua.
Un giardino bellissimo, pieno di vita e di fioriture che si inseguono per tutto l’anno, capace di resistere ai lunghi mesi di siccità senza richiedere irrigazioni quotidiane né interventi continui di manutenzione. Sembra il sogno di tutti, ed è realtà nei progetti realizzati dai paesaggisti che citiamo nella nostra selezione di 5 piante resistenti al caldo e alla siccità.

1 Euphorbia spp.
Come: Euphorbia characias, E. dendroides, E. mellifera, E. rigida
Se c’è una pianta che ricorre nei giardini da secco, è l’euforbia. Nelle Marche Simone Caratozzolo, giardiniere e progettista presso il garden vivaio Giardino di Santa Maria di Pesaro, la usa come colonna portante del suo giardino su uno sperone di roccia — con le sue euforbie preferite (E. dendroides, E. mellifera, E. spinosa, E. myrsinites) dona volume e struttura nelle aiuole di erbacee perenni. In Toscana, il garden designer Stefano Assogna sceglie Euphorbia characias come elemento ritmico lungo i vialetti di ghiaia che portano a un campo da tennis, abbinandola a Phlomis e Muhlenbergia.

Come crescono e come si usano in giardino
Le euforbie sono piante da esterno straordinariamente resistenti al caldo e alla siccità la loro origine è tipicamente mediterranea o sub-tropicale: abituate a crescere in terreni poveri, sassosi, con precipitazioni scarse e concentrate, non soffrono le nostre estati sempre più torride. Le infiorescenze giallo-chartreuse di E. characias durano dalla fine dell’inverno fino all’estate inoltrata, garantendo mesi di colore anche quando quasi niente altro fiorisce. E. rigida offre invece rosette di foglie azzurrine di grande effetto ornamentale.
L’unica accortezza è indossare i guanti durante la potatura: il lattice bianco che fuoriesce dai tagli è irritante per pelle e mucose. Per il resto, sono piante quasi prive di esigenze: niente concimazioni, pochissima acqua, nessun trattamento.

Abbinamenti consigliati
Con Stachys byzantina (detto anche orecchie d’agnello) per un effetto argenteo e morbido; con lavanda e rosmarino per una tavolozza monocromatica di grigio-azzurro; con Poa cita e altre graminacee per un contrasto di texture. In giardini di stampo contemporaneo funziona accostata a pietrisco chiaro e acciaio corten.
2 Lavandula spp.
Come: Lavandula angustifolia ‘Munstead’, L. x christiana, L. dentata ‘Candicans’, L. multifida.
La lavanda è forse la pianta da esterno resistente al caldo e alla siccità più conosciuta e amata, ma dietro il nome comune si nasconde un universo di specie con caratteristiche molto diverse tra loro. Stefano Assogna usa Lavandula angustifolia ‘Munstead’ nel suo giardino nel Chianti per la compattezza del portamento e la fioritura intensa: non supera i 40-50 cm di altezza ma produce una massa di spighe profumate che durano tutta l’estate. Nel giardino di Borgo Lianti in Sardegna, invece, il landscape designer Marco Scano sperimenta con Lavandula dentata ‘Candicans’ e soprattutto con L. multifida, lavanda capace di autodisseminarsi spontaneamente, moltiplicandosi di anno in anno senza alcun intervento umano.
Non trattarla come una pianta da annaffiare
Uno degli errori più comuni con la lavanda è annaffiarla troppo. Paradossalmente, è proprio l’eccesso d’acqua, unito magari a un terreno argilloso, pesante e mal drenato, la causa principale della sua morte prematura. La lavanda vuole terreno sciolto, sassoso o sabbioso, esposizione in pieno sole e pochissima acqua: nelle zone costiere del Mediterraneo si irriga solo nelle settimane immediatamente successive al trapianto.
La potatura è anche importante: va eseguita ogni anno dopo la fioritura, accorciando i rami di circa un terzo ma evitando sempre di tagliare nel legno vecchio. Questa operazione mantiene la pianta compatta, con una bella forma a cuscino.
Le lavande non hanno una vita lunghissima, dal quinto anno meglio iniziare a riprodurle per talea per sostituire gli esemplari che negli anni a seguire, eventualmente, moriranno.

3 Le graminacee ornamentali
Come: Stipa ichu, Poa cita, Muhlenbergia lindheimeri, Hyparrhenia hirta ‘Rena Bianca’, Pennisetum orientale.
Se c’è una famiglia botanica che ha rivoluzionato il giardinaggio degli ultimi vent’anni, quella sono le graminacee ornamentali. Le troviamo in tutti e tre i giardini raccontati in queste pagine: Caratozzolo ama Stipa ichu per la sua chioma dorata che ondeggia elegantemente tra le erbacee perenni, e la mescola con l’avena selvatica spontanea creando un effetto di prateria naturale.
Assogna usa Poa cita come tessuto connettivo tra le grandi euforbie e le lavande nel giardino toscano: i densi ciuffi semisferici verde-grigio che si muovono al vento danno una sensazione di morbidezza e movimento. Mario Mariani, del vivaio Central Park, le inserisce in una prateria fiorita come un giardino nel nord Italia, in Brianza. Soprattutto quelle, fino ai due metri e oltre, come Miscanthus x ‘Giganteus’, Miscanthus ‘Morning Light’, Spartina ‘Aureomarginata’ e Molinia ‘Karl Foerster’ mescolati a tappezzanti come Geranium ‘Rozanne’ o a ciuffi di salvie ornamentali, Scabiosa columbaria e Stipa ichu.
Scano in Sardegna sperimenta con Hyparrhenia hirta ‘Rena Bianca’, una varietà selezionata specificamente per la stabilità e l’adattamento alle condizioni costiere più estreme. Roberto Benatti, paesaggista ispirato con una particolare passione per le erbacee perenni, ama utilizzare in combinazioni inattese. In uno dei suoi giardini nella campagna cremonese, realizzato dal giardiniere Matteo Torrisi e dove non è stato previsto alcun impianto automatico di irrigazione, graminacee come Pennisetum orientale regalano movimento e ritmo.

Perché le graminacee sono le protagoniste dei giardini sostenibili
Le ragioni per cui i progettisti più attenti al tema della sostenibilità usino spesso le graminacee ornamentali sono molteplici. Prima di tutto, la resistenza: sono piante nate per sopravvivere in ambienti difficili, spesso in terreni poveri e con precipitazioni scarse. Poi la bellezza in tutte le stagioni: le infiorescenze piumose dell’estate diventano color bronzo in autunno, mantengono la loro struttura in inverno quando la luce le attraversa creando particolari effetti di luce, per rigettare in primavera.
La loro interazione con il vento dona movimento al giardino e l’altezza spesso spiccata delle infiorescenze crea una terza dimensione dando verticalità in aiuole di cuscini arrotondati.

4 Le salvie ornamentali
Come: Salvia namaensis, S. ‘Allen Chickering’.
Se prevediamo estati sempre più calde e siccitore, la soluzione non si trova solo nella flora locale ma anche in quella di ambienti con clima simile al nostro: il Sudafrica, la California, le Isole Canarie, l’Australia. Marco Scano lo ha fatto in modo radicale e affascinante a Borgo Lianti in Sardegna, dove Salvia namaensis (della Namibia e del Botswana) cresce accanto al Limonium perezii delle Canarie. Stefano Assogna porta in Toscana la Salvia ‘Allen Chickering’, ibrido californiano con infiorescenze lavanda ricercatissime dagli impollinatori: un cespuglio semideciduo che può raggiungere i 150 cm e fiorisce dalla fine della primavera, a volte ripetendo in autunno.
Lunghe fioriture per noi e per gli impollinatori
Uno degli aspetti più interessanti delle salvie è la durata della fioritura, che da fine primavera-inizio estate non termina fino all’arrivo dei freddi, soprattutto se si combinano specie con diversi periodi di fioritura.

5 Phlomis spp.
Come: Phlomis russeliana, P. lycia, P. fruticosa.
«Sono foglie o polvere d’oro quel Phlomis lycia?» si chiede Simone Caratozzolo descrivendo il suo giardino marchigiano dove usa diverse specie di Phlomis come protagoniste del suo sistema a strati sovrapposti, sfruttandone sia le infiorescenze giallo crema in fioritura che gli steli secchi durante l’inverno, che rimangono eretti e decorativi anche dopo le prime gelate. Stefano Assogna la inserisce come elemento sferico e ripetuto lungo i vialetti del suo giardino nel Chianti, dove i cespugli compatti di Phlomis russeliana scandiscono il ritmo della bordura con la regolarità quasi formale di un parterre, pur mantenendo quel respiro naturale e spontaneo che caratterizza il suo approccio progettuale.

Come cresce e perché resiste al caldo estremo
Le Phlomis sono piante da esterno resistenti al caldo e alla siccità grazie ad alcuni adattamenti morfologici: le foglie, ricoperte da una peluria tomentosa (il caratteristico aspetto morbido e vellutato), riducono la traspirazione anche nelle ore più calde. Sempreverdi, garantiscono massa verde tutto l’anno. Una volta ambientate in terreno ben drenato, sopravvivono tranquillamente senza irrigazioni, traendo dall’umidità notturna e dalle rare piogge tutto ciò di cui hanno bisogno.

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