Entriamo nel piccolo paradiso privato di una grande fotografa del verde, Marianne Majerus, storica collaboratrice di Gardenia, nato dal cuore e dai ricordi, frutto dell’esperienza maturata in anni di lavoro con i più illustri garden designer.
Tra i più importanti fotografi di giardini del mondo, Marianne Majerus per noi di Gardenia è ormai un’amica. È sempre un piacere incontrarla durante il Chelsea Flower Show di Londra o in occasione dei servizi che scatta per noi, cavalletto in spalla e la sua bella faccia dai colori fiamminghi pronta ad aprirsi in un caldo sorriso o una risata leggera.
Nata in Lussemburgo ma a lungo londinese d’adozione, autrice di innumerevoli servizi per riviste internazionali e di libri fotografici che le sono valsi premi prestigiosi, Marianne è stata la prima donna a emergere in un settore dominato dagli uomini, grazie, oltre che alla bravura, a una solida preparazione culturale (è laureata in letteratura inglese, economia e fotografia), alla lungimiranza e alla capacità imprenditoriale che la contraddistinguono: da quasi trent’anni gestisce direttamente il proprio patrimonio fotografico attraverso la sua agenzia, la Marianne Majerus Garden Images.
Le sue immagini, oltre che tecnicamente perfette, mobili e vibranti di luce come dipinti impressionisti, ne rivelano la poetica interiore, alimentata da una curiosità instancabile, da un amore sincero per il mondo vegetale e da una grande tenerezza del cuore, che traspare dal suo sguardo limpido e chiaro. «Mia madre e mia nonna amavano molto il giardinaggio, perciò dopo i paesaggi, i personaggi, l’architettura, i viaggi e la cucina, mi è venuto spontaneo iniziare a fotografare i giardini e coltivarli a mia volta», spiega la nostra amabile amica. Dopo un primo giardino, più piccolo, a Londra, ora Marianne si sta occupando di quello che ha creato in Lussemburgo, dove è tornata a vivere con il marito cinque anni fa.
In realtà gli spazi sono due, uno di cento e l’altro di ottanta metri quadrati, si estendono rispettivamente sul retro e lungo un lato dell’abitazione, un antico fienile ristrutturato, annidato su una collina coltivata a vigneti, alle porte della città. Lo spazio più grande, circondato da muri, è esposto al sole, mentre il minore, che in parte occupa quanto rimane di una vecchia porcilaia, è in mezz’ombra-ombra: due situazioni opposte che hanno permesso di sperimentare piante diverse. «Nel realizzarli mi sono lasciata trasportare dall’istinto e dai ricordi dei giardini di mia madre e mia nonna. Sapevo quello che volevo ottenere: il vecchio stile cottage, adatto a questo luogo. Poi ho scelto le mie piante e loro varietà preferite, tra fruttiferi a spalliera, clematidi, garofanini, varie bulbose, perenni, arbusti e rampicanti, in modo da avere fioriture e interesse tutto l’anno».

Al sole e all’ombra
Il muro che circonda il giardino più grande, nonostante l’aria antica, in realtà è stato fatto innalzare da lei: «Era interamente aperto sul villaggio, ma ho preferito chiudermi per avere intimità e al tempo stesso ottenere un microclima più caldo, ideale per frutti e ortaggi», racconta Marianne, che, per dilatare il senso del tempo e dello spazio, ha fatto coprire la sommità del muro con tegole di recupero, per invecchiarlo, e inserirvi una finta porticina di legno, sormontata da una meravigliosa rosa ‘Ghislaine de Féligonde’.
Dopo una zona pavimentata accanto alla casa, sulla quale si arrampica una vite ‘Muscat Bleu’, alcuni gradini in pietra conducono al giardino-frutteto, realizzato a una quota superiore, stratagemma che aumenta la percezione delle dimensioni e crea movimento. Una successione di piccole stanze tematiche, in cui la formalità del disegno di base viene stemperata dal rigoglio della vegetazione, è attraversata da un sentiero di ghiaia. Ai suoi lati, bordure di perenni (salvie, oenothere, echinacee, rudbeckie, artemisie, stipe…), lavande e rosmarini; piccoli prati di scabiose, garofanini selvatici e altri fiori campestri. E infine le aiuole, rialzate e delimitate da assi di legno, occupate da ortaggi, bulbose e perenni da fiore — fra cui narcisi, tulipani, ellebori, peonie erbacee ‘Bowl of Beauty’, iris, nepete e piselli odorosi —, aromatiche e piante da frutto.

Varietà antiche e moderne
Queste ultime, appartenenti a varietà europee antiche e moderne, sono impalcate in varie forme di spalliera e perlopiù appoggiate contro il muro di confine: peschi (Prunus persica ‘Madame Blanchet’ e ‘Peregrine’), peri (Pyrus communis ‘Doyenné du Comice’, ‘Conference’, ‘Louise Bonne d’Avranches’), meli (Malus domestica ‘Cox’s Orange Pippin’, ‘Golden Delicious’, ‘Red Belle de Boskoop’, ‘Jonagold’), ciliegi (Prunus avium ‘Sunburst’) e susini (Prunus insititia ‘Mirabelle de Nancy’).
Ancor più intimo e raccolto il giardino ombroso: Marianne vi ha inserito una divertente fontanella in pietra, formata da una testa di Bacco immersa in una decorazione fatta con gusci di cozze, e piantato, in terra e in vaso, clematidi (Clematis viticella ‘Little Nell’ e ‘Polish Spirit’), una Camellia sasanqua ‘Rainbow’, ortensie paniculata ‘Little Lime’, diverse perenni — persicarie, euforbie, brunnere, pulsatille, epimedium, hoste —, felci e un Acer palmatum ‘Osakazuki’.