Erbacee perenni di breve durata i papaveri d’Islanda, Papaver nudicaule, hanno boccioli e steli sorprendenti. Per non parlare dei petali: plissettati e con incantevoli sfumature.
Siamo abituati a considerare i papaveri come fiori delle messi e dei bordi di strada nei giorni che portano all’estate, oppure coltivati nei campi per ottenere semi commestibili o, in Medio Oriente, capsule che incise danno un latice che una volta rappreso diventa oppio. Ma i papaveri sono molti di più, almeno una settantina di specie, e il gusto del giardiniere per i fiori semplici che fanno campagna un po’ alla volta li scopre. Resta l’idea che siano tutte piante da caldo e da gran sole, figlie di un Mediterraneo generoso. Bisogna invece fare i conti anche con le specie delle montagne, a cominciare da Papaver alpinum, e con quelle di origine subartica. Come è facile intuire, crescono meglio lontano dai dardi del solleone e dalla siccità e preferiscono le estati fresche.
Dagli ambienti subartici al limite della vegetazione di Asia e Nord America proviene Papaver nudicaule, una delle specie più allegre e allo stesso tempo eleganti. Porta questo nome da quasi 270 anni, da quando nel 1753 Linneo glielo assegnò in Species Plantarum, dopo aver osservato che, a distinguerlo dagli altri papaveri, c’è lo stelo nudo (“nudicaule”), cioè privo di foglie. Nel tempo sono intervenuti sinonimi, ovvero proposte di revisione sistematica frutto di studi quasi sempre su base genetica. I botanici concordano che è necessaria una revisione, soprattutto con studi di popolazione tra il papavero nudicaule che vive nel Nord America e del quale sono classificate alcune sottospecie, tra cui P. n. subsp. americanum, e quello che vive in Siberia, che pare differire per qualche carattere persino dallo stesso papavero nudicaule presente sull’Himalaya, sui Monti Altaj e sulle montagne giapponesi. Studi botanici russi già sessant’anni fa avevano evidenziato differenze tali che potrebbero portare allo smembramento dell’attuale specie in ben 22 specie diverse.

Fiori… di carta velina
Alto 20-40 centimetri, privo completamente di foglie, solido e peloso, lo stelo si forma da una rosetta di foglie basali verde-glauco, frastagliate, pennatosette e trilobate, e regge un fiore a coppa allargata a quattro petali leggerissimi dalla consistenza di carta velina. I petali sembrano plissettati quando si fanno strada tra i sepali verdi e pelosi e poi mantengono un aspetto un po’ stropicciato quando lo stelo, sino ad allora ripiegato verso il basso, si alza per offrire alla luce quella corolla dall’aspetto fragile, eppure resistentissima alle intemperie. Al centro del fiore una generosa corona di stami dorati circonda l’ovario che, a impollinazione avvenuta, si trasforma in una capsula rigonfia e appena allungata, solcata da sette coste, all’interno della quale maturano i minuscoli semi sferici neri, migliaia in ogni capsula. In natura i fiori sono indifferentemente gialli o bianchi, in realtà nelle diverse popolazioni predominano quelli da giallo crema, giallo vivo, giallo zolfo sino ad arancio, oppure solo bianchi. Bianco è il colore geneticamente dominante, tutti gli altri sono recessivi, eppure intere popolazioni sembrano dimostrare il contrario.

Protagonisti dei bouquet
Negli ultimi decenni di coltivazione Papaver nudicaule ha subìto molte trasformazioni, a cominciare dalle dimensioni delle corolle, quasi sempre più grandi che nella specie-tipo e con steli più solidi. Anche le tonalità dei petali sono diventate numerose, non più solo nella gamma solare dal giallo all’arancio, ma anche rosa carico, rosso ciliegia. I più ricercati attualmente sono quelli dai delicati colori pastello, soffusi di rosa polvere, salmone, giallo limone, bianco crema, talvolta chiari con margini più scuri o con macchie contrastanti: sembrano frutto della fantasia di un acquerellista di talento. Molte selezioni di successo sono raggruppate in serie.
La serie ibrida F1 Champagne Bubbles, con fiori di sei colorazioni proposte anche in bustine di sementi separate, ha steli forti, alti 35 centimetri e una fioritura molto abbondante e prolungata di corolle particolarmente grandi. La varietà ‘Champagne Bubbles F1 White’, bianco puro, è molto usata per i bouquet da sposa. La serie Gartenzwerg conta varietà in fiore da giugno a settembre con steli alti 30 centimetri in una tavolozza cromatica molto ampia. Per l’affidabilità e le qualità estetiche, soprattutto per la coltivazione nel giardino roccioso, nel 2005 ha ottenuto un Award of Garden Merit dalla Royal Horticultural Society, assegnato nello stesso anno anche a due varietà singole: ‘Solar Fire Orange’ e ‘Summer Breeze Orange’, quest’ultima molto popolare anche in Italia. La serie Wonderland Mixture ha un periodo di fioritura molto lungo, da maggio all’autunno, e fiori di 10 centimetri di diametro su steli compatti di 25 centimetri di altezza: tra le varietà più basse, sono adatte anche alla coltivazione in vaso. La serie Deluxe, in genere proposta in miscuglio, è forse la più popolare, con steli alti 50 centimetri che suggeriscono la coltivazione nell’orto per mazzi e composizioni di fiori recisi.

Per il reciso sono specialisti i floricoltori liguri. Uno di loro, Indro Biancheri, ha selezionato una serie di una decina di varietà, che ha chiamato Gold, a fiori enormi, di 20 centimetri di diametro e più su steli alti 50-60 centimetri. Le fotografie di queste pagine illustrano i suoi campi e le varietà che coltiva nella località Le Ville di Ventimiglia, al confine con la Francia. Cresciuto in una famiglia che produceva rose e ginestra da reciso, Biancheri nel 1989 ha deciso di intraprendere altre coltivazioni. A scabiose, Gomphocarpus e Asclepias ha affiancato i papaveri d’Islanda. Oggi, a 53 anni, Indro Biancheri dedica un ettaro di campi e una serra alla coltivazione dei “suoi” papaveri, raccogliendo da metà novembre a metà maggio fiori che sono cresciuti nel sole mediterraneo per portare un messaggio di bellezza e leggerezza nel mondo. Spettacolari quando sbocciano sui declivi che fronteggiano il mare, sono un vanto italiano e vengono venduti, attraverso l’Olanda, in tutto il mondo. Una bella carriera che fa onore al nostro vivaismo specializzato, per un fiore popolarmente noto ovunque come papavero d’Islanda.
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