Discreti ma straordinari nei dettagli e spesso nel profumo, i pelargoni botanici sono robusti e molto adattabili. Ecco come coltivarli con i consigli di Filippo Figuera del vivaio Malvarosa.
Avete in mente i classici gerani, o più precisamente pelargoni, in fiore per tutta l’estate? Bene, scordateli: i pelargoni protagonisti di questo articolo sono altra cosa. Altrettanto robusti, ma spesso delicati di aspetto e più effimeri nella fioritura, presentano inoltre dettagli deliziosi e spesso foglie e talvolta fiori profumati. Sono i pelargoni botanici: circa 200 specie, la maggior parte delle quali proviene dal Sudafrica, e alcune dall’Africa tropicale, dall’Australia e dalle isole indiane.
Arbustive, suffrutticose o erbacee, possono avere fusti teneri, legnosi, carnosi o succulenti. Alcune sono tuberose (dette anche “geofite“): durante i periodi più caldi e aridi affidano la sopravvivenza a organi di riserva sotterranei, dai quali, quando la stagione si fa più fresca e clemente, si sviluppano fiori e foglie, ma non fusti.

La prima specie ad arrivare in Europa, nel 1632, fu Pelargonium triste: grazie all’apparato radicale tuberoso poté essere trasportato per mesi dalle navi della Compagnia olandese delle Indie orientali che, in viaggio verso l’Oriente facevano scalo nei pressi del Capo di Buona Speranza. Altri ancora arriveranno in Europa dopo che, nel 1652, la Compagnia olandese vi fonda una colonia: tra questi P. peltatum, futuro capostipite dei pelargoni Edera, P. zonale, progenitore degli Zonali, e P. cucullatum, che darà origine ai Macrantha. A quei tempi però, e per gran parte del Settecento, queste piante erano classificate come Geranium, genere affine ma, per esempio, con fiori e struttura regolare, invece che irregolare. Solo nel 1789 il botanico francese Charles-Louis L’Heritier de Brutelle utilizzerà il termine Pelargonium, descrivendone un’ottantina di specie.
A proposito: i nomi di entrambi i generi, mutuati dal greco, derivano dalla forma particolare del frutto: Geranium da geranion, cioè a becco di gru, Pelargonium da pelargonion, a becco di cicogna. Nel 1802 la colonia olandese della Provincia del Capo diventa inglese: molti esemplari raggiungono l’Inghilterra, richiesti, oltre che da orti botanici e collezionisti come in precedenza dagli ibridatori. Ed è qui, durante l’epoca vittoriana, che i pelargoni riscuotono un grande successo, grazie alle nuove tecniche di coltivaizone in serra e di ibridazione.

Piante da climi miti: come coltivare i pelargoni
In seguito, gli ibridi e le varietà, sempre più complessi e numerosi, conquistarono mercato, davanzali, giardini e immaginario collettivo, diventando “i gerani” per eccellenza, con buona pace della nomenclatura scientifica e delle specie botaniche, lasciate ai collezionisti. Finché, una trentina di fa, la loro bellezza discreta e sommessa non ha ricominciato a suscitare l’interesse di alcuni vivaisti, in particolare in Italia, dove il clima ne rende possibile la coltivazione all’aperto, almeno per gran parte dell’anno.
Vediamo insieme come coltivare i pelargoni con i consigli di Filippo Figuera del vivaio Malvarosa.
Clima
I pelargoni danno il meglio a temperature miti, intorno ai 20-25 °C, pur sopportando temperature più elevate, purché si riducano le irrigazioni per permettere l’andata in riposo. Sopportano senza problemi gli 0 °C e, in piena terra, abbassamenti fino a -4/-5 °C, purché graduali. Se il freddo è più intenso, vanno ricoverati in un luogo fresco e semi-buio, dopo averli potati.
Esposizione
Nei climi caldi la migliore è a est, al riparo dal sole più cocente; in montagna, va bene anche in pieno sole.
Terreno
Sciolto e ben drenato.
Coltivazione in vaso
Il contenitore deve essere largo almeno 28-30 cm. Utilizzate un terriccio sciolto e ben drenato, con abbondanza di materiale inerte grossolano, come argilla espansa, pomice, perlite o corteccia di conifera.
Innaffiature
Bagnate solo quando il terriccio o il terreno è asciutto, riducendo dosi e frequenza in inverno ed estate. Non bagnate mai le foglie, pena lo sviluppo di marciumi.
Come concimare, potare e cimare i pelargoni
Concimazione
Usate i concimi specifici per gerani, evitando i periodi molto freddi o caldi; non aumentate le dosi indicate, semmai riducetele, aumentando la frequenza.
Potatura
Può avere due scopi: lo svecchiamento della pianta e la preparazione al caldo estivo. Dopo la fioritura, tagliate i rami più lignificati o lunghi, dalla base o in corrispondenza di un nodo, e tutti gli altri a metà o due terzi della lunghezza.
Cimatura
Da primavera a fine estate, afferrandole tra pollice e indice, asportate le estremità apicali dei rami, per favorire l’accestimento, cioè lo sviluppo alla base della pianta.
Come propagare Pelargonium
La moltiplicazione per talea si effettua in primavera o in autunno, prelevando gli ultimi 7-10 cm dei rametti. Mettete a radicare le talee in un vaso coperto da un sacchetto di plastica e conservate il terriccio umido. In 50-60 giorni le talee avranno radicato e saranno pronte per il trapianto. La semina è possibile con i botanici, subito dopo la fioritura, quando i semi sono ancora freschi.