Originari delle zone desertiche del Sudafrica, i pelargoni succulenti e geofiti sono piante che non tollerano il freddo, ma si adattano perfettamente al caldo secco e alle temperature elevate. Gabriele Cantaluppi, del vivaio GEA di Bolzano, ci spiega come coltivare i pelargoni
Quando fioriscono?
Tra gennaio e aprile, queste piante regalano una fioritura delicata e raffinata, con fiori eleganti che sbocciano sopra foglie lobate e spesso profumate. Durante l’estate, però, le foglie tendono a scomparire.
Pelargoni resistenti alla siccità, ma non al gelo
I pelargoni succulenti non resistono al gelo intenso: tollerano temperature fino a -2 °C. In natura, crescono in aree aride, ai margini dei deserti, su suoli poveri, sabbiosi o rocciosi, battuti da venti caldi e con una media di appena 10 mm di pioggia all’anno.
Un ciclo vegetativo adattato al clima estremo
Per sopravvivere in condizioni ambientali così estreme, queste piante hanno sviluppato un ciclo vegetativo breve: cresce da maggio a settembre, quando in Sudafrica il clima è più mite. Con l’arrivo della siccità, le piante entrano in riposo vegetativo. Nelle nostre zone, il ciclo si inverte: il periodo vegetativo si concentra in inverno, mentre tra maggio e settembre le piante vanno in dormienza. In questa fase, i pelargoni succulenti perdono le foglie, mentre i geofiti perdono completamente la parte aerea.

Pelargonium ‘Ardens’ (sinonimo P. x ardens)
Come coltivare i pelargoni
Clima ed esposizione
Originari delle zone desertiche e semidesertiche del Sudafrica, questi pelargoni sono piante abituate a climi caldo-aridi. La loro resistenza al freddo diminuisce con l’aumento dell’umidità, sia del terreno che dell’aria. In ambienti aridi riescono a sopportare temperature fino a -2 °C, mentre nelle zone più umide devono essere coltivati in vaso e protetti quando la temperatura scende sotto i 5 °C. Al contrario, non temono il caldo e preferiscono un’esposizione in pieno sole o in mezz’ombra. Queste caratteristiche li rendono ideali per chi cerca piante resistenti alla siccità e facili da gestire durante i mesi più caldi.

Terreno
Deve essere molto drenante: l’ideale è preparare una miscela con il 20% di terriccio universale e l’80% di materiale inerte, tipo pomice, perlite o quarzo. In alternativa si può usare del terriccio per piante succulente.
Irrigazioni
- Dalla fine dell’estate ai primi di maggio: è consigliabile annaffiare regolarmente, facendo sempre attenzione che il terreno si asciughi bene tra un’irrigazione e l’altra.
- A partire da maggio: le innaffiature vanno ridotte gradualmente, fino a sospenderle del tutto nei mesi di giugno, luglio e agosto, periodo in cui le piante entrano in riposo vegetativo.
- In inverno: anche in inverno è bene diradare le irrigazioni, soprattutto se le temperature scendono sotto i 3 °C.
Un’irrigazione corretta è fondamentale per garantire il benessere dei pelargoni succulenti e favorire una crescita sana nel periodo attivo.
Quando si concimano i Pelargoni
Quando la pianta è in vegetazione somministrare un concime bilanciato, liquido o granulare a lenta cessione.
Moltiplicazione
Il modo migliore per moltiplicare i pelargoni succulenti è tramite talea. In settembre-ottobre si prelevano steli semilegnosi lunghi circa 4-5 cm, con 4-5 internodi. Si eliminano le foglie basali, lasciandone 2-3 apicali, e si inserisce ogni talea singolarmente nel terreno, per 2-3 cm, all’interno di piccoli vasetti.
L’ideale è usare contenitori da 3-4 cm di diametro, riempiti con un substrato povero di sostanza organica, ma altamente drenante, ad esempio una miscela in parti uguali di terriccio e pomice (oppure lapillo). Le talee vanno mantenute all’ombra e innaffiate frequentemente, evitando di bagnare le foglie.
Con temperature comprese tra 10 e 18 °C, le talee radicheranno in circa quattro settimane. Andranno poi travasate in vasetti leggermente più grandi solo nel settembre successivo, in coincidenza con l’inizio della ripresa vegetativa.
I pelargoni geofiti, invece, si moltiplicano più facilmente per divisione dei rizomi, da effettuare al momento del rinvaso.
Messa a dimora dei Pelargoni
I pelargoni succulenti e geofiti possono vivere in piena terra solo nelle zone costiere e nel Sud Italia, dove il clima è più mite. La messa a dimora si effettua dall’estate fino all’autunno. Si inizia scavando una buca grande il doppio del vaso, poi si distribuiscono sul fondo parti uguali di terriccio universale e materiale inerte, precedentemente ben mescolati.
Una volta inserito il pane di terra, si procede a riempire gli spazi vuoti attorno alla pianta. Per limitare la crescita di erbacce, è utile coprire l’area della zolla con ciottoli grossolani, sistemati attorno al colletto, che deve rimanere sempre fuori dal terreno.

Rinvaso
I pelargoni coltivati in vaso vanno rinvasati ogni due anni circa, soprattutto quando la parte aerea diventa voluminosa. Il momento ideale è tra metà e fine agosto, quando la pianta ricomincia a vegetare. Si procede svasando delicatamente il pane di terra, eliminando parzialmente il terriccio vecchio, e riposizionando la pianta in un vaso leggermente più grande (più largo di 2-3 cm rispetto al precedente).
Infine, si riempiono gli spazi vuoti con terriccio per succulente, che garantisce il giusto drenaggio e favorisce la salute dell’apparato radicale.
Potatura del Pelargoni
Non è indispensabile. Nel caso in cui si voglia riordinare la vegetazione, in autunno è possibile accorciare i rami di circa il 30%.
Malattie
Questi pelargoni succulenti non sono soggetti alla temuta farfallina del geranio (Cacyreus marshalli) e, in generale, non si ammalano facilmente. Tuttavia, possono essere colpiti da marciumi radicali se vengono innaffiati eccessivamente, soprattutto in condizioni di scarsa aerazione del terreno.
In primavera è possibile la comparsa di afidi, facilmente controllabili con prodotti specifici reperibili in commercio. Una gestione attenta dell’irrigazione e un’osservazione regolare delle piante permettono di mantenerle sane e rigogliose.
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