Quando parliamo di orchidee pensiamo subito alle vistose fioriture di Phalaenopsis e Cymbidium, originarie dei tropici e onnipresenti nei negozi e garden center. Pochi però conoscono le orchidee spontanee, che proprio a primavera fiorisono in tutta Italia. Ricercate dagli appassionati e dai botanici, meritano di essere apprezzate da un pubblico più ampio. E diverse manifestazioni in questo periodo permettono di scoprirne tutti i segreti. Come le passeggiate sul Gargano in Puglia, con Orchidays dal 23 al 26 aprile a Mattinata, il Festival della Custodia di orchidee spontanee in Piemonte, da aprile a luglio, e Palena, nel paese delle orchidee. Queste minute meraviglie della biodiversità crescono nei prati aridi, tra le rocce, nei boschi o ai margini dei sentieri. Sono terricole, cioè vivono sul suolo, anziché epifite, come quelle che siamo abituati a coltivare in casa e che in natura crescono sugli alberi.
Orchidee spontanee tra le piante più evolute del regno vegetale
In Italia crescono oltre cento specie di orchidee selvatiche, distribuite in circa 29 generi. Ma ancora di più sono le varietà generate dagli incroci naturali.
«Le orchidee spontanee si ibridano tra di loro, andando a creare varietà nuova», spiega Angela Rossini, appassionata naturalista, membro del G.I.R.O.S., Gruppo Italiano per la Ricerca sulle Orchidee Spontanee, e coordinatrice della sezione locale Gargano. «Le orchidee spontanee sono considerate tra le piante più evolute del regno vegetale, con una storia che risale a sessanta milioni di anni fa, documentata attraverso i fossili. Hanno la capacità di coevolvere con l’ambiente circostante», aggiunge Rossini. «La storia di queste orchidee sembra quasi una favola».
In Italia i generi più diffusi sono due, Orchis e Ophrys, a cui si aggiungono Gymnadenia, Himantoglossum, Anacamptis, Serapias e molti altri. Le fioriture vanno da gennaio a settembre, con un picco in aprile-maggio. Molte orchidee sono endemiche, ovvero presenti esclusivamente in specifiche aree del nostro Paese e assenti in qualsiasi altra parte del mondo.
Le orchidee spontanee sono tutte protette dalla CITES, la Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie Minacciate di Estinzione: un trattato firmato da 183 paesi che regola il commercio di specie animali e vegetali a rischio. Questo significa che non possiamo raccogliere le orchidee spontanee italiane: è illegale.
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Le orchidee spontanee sono a rischio estinzione
«La causa principale è la distruzione degli habitat da parte dell’uomo», afferma la dottoressa Mirella Di Cecco, botanica del Parco Nazionale della Maiella. «Molte specie vivono in ambienti in cui il terreno viene lasciato indisturbato, senza interventi umani. Quando vengono meno certe condizioni, le orchidee soffrono. Il cambiamento climatico poi fa sicuramente la sua parte».
Le cause della progessiva scomparsa delle orchidee sono molteplici e si sommano tra loro, come spiega Laura Cornara, docente di botanica dell’Università di Genova. «Da un lato c’è l’abbandono di molti territori da parte dell’uomo: i contadini non tagliano più l’erba, non c’è più pascolo», chiarisce. «Queste orchidee vivono in pascoli semi aridi e hanno bisogno di non essere in competizione con altre piante che possono invadere il loro territorio. Con l’abbandono della campagna, i prati sono stati invasi da altra vegetazione e sono arrivate anche infestanti esotiche». A questo si aggiungono le difficoltà legate all’impollinazione: «l’inquinamento ha causato danni agli impollinatori, che sono molto specializzati. Difficilmente l’insetto, se non è presente l’orchidea corretta, riesce a fare il suo lavoro. L’orchidea si può autoimpollinare, ma questo porta a un impoverimento genetico della popolazione.» Un ulteriore problema è la proliferazione dei cinghiali: «ghiotti delle parti sotterranee delle orchidee, limitano la propagazione per via vegetativa tramite i bulbo-tuberi».
Le orchidee sono un mondo che si scopre nel tempo.
Conoscere le orchidee spontanee significa imparare a osservare, rispettare i ritmi naturali e capire le differenze profonde tra specie selvatiche e orchidee coltivate. Su Gardenia approfondiamo questo universo con guide e consigli pratici dedicati a chi ama davvero le orchidee, dalla conoscenza botanica alla cura quotidiana delle varietà coltivate in casa.
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Ho trovato delle orchidee spontanee: cosa faccio?
Quando si trovano dei fiori spontanei in natura, la regola generale è «non raccogliere mai, soprattutto se non si sa di che pianta si tratta», spiega la botanica Daniela Tinti, del Centro Ricerche Floristiche dell’Appennino di Barisciano (L’Aquila). Nel caso delle orchidee il divieto è netto: «Raccoglie un’orchidea durante la passeggiata è un atto di egoismo, un consumismo naturalistico che non ha nessun senso».
Perché le orchidee spontanee non si trapiantano
Le orchidee spontanee vivono in simbiosi con i funghi micorrizici del suolo. È questa relazione, invisibile e indispensabile, a rendere quasi impossibile il trapianto. «Quindi anche se scavo avendo cura di prelevare l’apparato radicale», spiega Tinti, «l’orchidea può durare una stagione al massimo, ma è improbabile che nel giardino si trovino le stesse condizioni del sito in cui viveva allo stato spontaneo».
Se nel proprio giardino troviamo un’orchidea spontanea, non bisogna sfalciare l’erba finché non è avvenuta la disseminazione. Consiglia Tinti: «L’orchidea deve concludere il suo ciclo, dalla fioritura alla fruttificazione fino alla dispersione dei semi. Così si può sperare che il seme colonizzi altre porzioni di giardino». Se invece non si può proprio evitare di spostarla, la cautela deve essere massima: «Bisogna togliere tutta la zolla, abbastanza ampia, che porti con il terreno anche tutte le spore e tutti i funghi», precisa Di Cecco.
Come si chiama la mia orchidea?
Per riconoscere la specie, Tinti suggerisce di fotografarla con cura: «Nel caso delle Ophrys, per avere un’identificazione è necessario fotografare sia di fronte che di profilo, per vedere il labello in entrambe le prospettive, perché ci sono protuberanze che permettono di capire di che specie si tratta con precisione».

Dove vederle: Gargano e parco della Maiella
Il territorio italiano con la maggiore concentrazione di orchidee spontanee è il Gargano, in Puglia, che detiene il primato europeo per numero di specie e varietà. «Il Gargano non è eccessivamente antropizzato, abbiamo una varietà di ambienti diversi: mare, pianura, colline, boschi, montagna. È l’habitat perfetto per le nostre orchidee» spiega Rossini. Oltre il 30 per cento delle specie di orchidee spontanee presenti in Italia crescono proprio qui, con le fioriture che si susseguono da gennaio a settembre e la massima concentrazione tra marzo e aprile.
Molte delle specie del Gargano sono endemiche e alcune portano i nomi del territorio, come O. fuciflora apulica e O. promontorii. Mattinata, in provincia di Foggia, è il comune a più alta concentrazione: vanta 60 specie sulle 90 presenti nell’intero territorio del Gargano, molte delle quali endemiche. Ed è qui che nel 2015 Rossini ha scoperto una nuova specie, Ophrys mattinatae, seguendo un iter rigoroso: «Ho segnalato la presenza dell’orchidea a un botanico, il professor Medagli dell’Università di Lecce e responsabile dell’Orto Botanico di Lecce. È stato fatto l’esame tassonomico e, in base ai cromosomi, si è arrivati alla conclusione che non era stata ancora scoperta». Lo scopritore ha la facoltà di dare il nome alla nuova specie: «Ho ritenuto di chiamarla Ophrys mattinatae, dedicata a questa graziosa cittadina». Tutt’oggi non è stata ritrovata in nessun altro territorio: «Questa Ophrys ha attirato l’attenzione di tanti appassionati, che vengono a maggio per fotografarla, perché non esiste in nessun’altra parte d’Italia».

Un’altra area di grande ricchezza è il Parco Nazionale della Maiella, in Abruzzo, con 85 specie nel territorio del parco, di cui 60 censite nel comune di Palena. «Il territorio va da basse quote a elevate, con grande variabilità di ambienti: aridi, umidi, altopiani carsici, faggete molto elevate», descrive Di Cecco. Anche qui orchidofili stranieri hanno contribuito a esplorare il territorio, scoprendo l’Ophrys passionis magellensis e il suo ibrido dedicato al paese di Palena.
Escursioni alla scoperta delle orchidee spontanee
Per chi vuole osservare le orchidee spontanee sul campo, il G.I.R.O.S., Gruppo Italiano per la Ricerca sulle Orchidee Spontanee, organizza escursioni guidate. E poi ci sono le iniziative locali, come Orchidays, manifestazione nata per far conoscere e sensibilizzare su queste specie. L’evento, gratuito, si tiene dal 23 al 26 aprile a Mattinata, nel Gargano. Nel Parco della Maiella, in Abruzzo, si tiene una manifestazione analoga, Palena, nel Paese delle orchidee, mentre in Piemonte in Festival della custodia di orchidee spontanee, da aprile a giugno, propone una serie di appuntamenti diffusi sul territorio, come passeggiate guidate e momenti di approfondimento.

Ophrys, l’orchidea spontanea specialista della seduzione
Conoscere le orchidee spontanee significa capire prima di tutto il loro rapporto con gli insetti. Ogni specie ha il proprio impollinatore specifico, e il meccanismo attraverso cui lo attira è uno dei più sofisticati e spregiudicati del mondo vegetale.
Le orchidee del genere Ophrys, ad esempio, «sono specialiste nell’arte della seduzione: fredde e sofisticate», come dice Angela Rossini. La botanica Daniela Tinti spiega il meccanismo nel dettaglio: «Il labello, insieme agli altri tepali, assume forma, colorazione, pelosità e odore per somigliare all’insetto femmina dello specifico impollinatore della specie. Il nome scientifico della pianta spesso fa riferimento all’impollinatore: Ophrys apifera prende nome dall’ape. Il risultato è un inganno ai danni dell’insetto maschio che riceve, mentre prova a copulare sul fiore, un pollinio. Quando capisce che c’è qualcosa che non va, desiste e abbandona il fiore. Senza rendersene conto, però, trasporterà i pollini e li depositerà sul fiore successivo».

Perché questo meccanismo funzioni, però, le orchidee devono crescere in gruppi. «È importante lasciare sempre gruppetti di piante della stessa specie», avverte Tinti, «perché l’impollinatore, per assolvere al suo compito inconsapevole, deve poter avere almeno due individui su cui posarsi per attuare lo scambio».
Non solo botanica: Gymnadenia conopsea e la teoria della segnatura

Le orchidee spontanee non sono solo biologia e botanica: alcune portano con sé storie antiche e credenze popolari. Gymnadenia conopsea, ad esempio, ha un apparato radicale che somiglia a due mani con le dita intrecciate, da lì viene il suo nome italiano, manina rosea, dove il rosea descrive il colore dell’infiorescenza. «Questa somiglianza aveva suggerito una proprietà magica di questa pianta: far riappacificare o far litigare due persone, semplicemente separando l’apparato radicale», spiega Tinti.
I custodi delle orchidee: il progetto LIFE Orchids
Il progetto LIFE Orchids, finanziato dall’Unione Europea e coordinato dall’Università di Torino con la professoressa Mariangela Girlanda, ha coinvolto un consorzio ampio: Università di Genova, CREA di Sanremo, Legambiente, il Parco del Po vercellese-alessandrino e il Parco di Portofino, più un partner europeo della Repubblica Ceca. L’obiettivo del progetto, iniziato a settembre 2018 e concluso nell’autunno 2023, era proteggere e reintrodurre nove specie di orchidee spontanee a rischio.
«Abbiamo impollinato le orchidee manualmente, attraverso impollinazione incrociata», racconta la professoressa Cornara. «Raccoglievamo il polline in una zona e andavamo a impollinare la stessa specie in un’altra. Poi raccoglievamo i semi, che davamo al CREA di Sanremo, che si occupava della propagazione in vitro» Un passaggio delicato, che richiede attenzione particolare proprio per il meccanismo di simbiosi con i funghi micorrizici: «Abbiamo cercato di aiutare la germinazione anche in vitro, introducendo le corrette micorrize per favorire la germinazione dei semi, che sono piccolissimi e non hanno sostanze di riserva».
Una volta cresciute abbastanza in laboratorio, le piantine venivano reintrodotte nei parchi. «Mettevamo spesso recinzioni elettrificate per evitare che i cinghiali andassero a mangiarle», aggiunge Cornara. Il progetto, durato diversi anni, ha raggiunto i suoi obiettivi: «Abbiamo reintrodotto le orchidee sia nel Parco del Po che in quello di Portofino».
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