Anziché in vaso, usiamo i pelargoni odorosi per creare aiuole e bordure, tutte fiori e profumo.
Tra gerani e pelargoni c’è un vecchio equivoco: risale alla classificazione di Linneo, che fece confluire nel genere Geranium piante molto diverse ma con frutti simili, che ricordano il becco lungo di uccelli come la gru (dal greco geranos) e la cicogna (pelargòs). La revisione botanica di fine Settecento dovuta al francese l’Heritier assegna entrambi alla famiglia delle Geraniaceae, ma a generi distinti.
I gerani – genere Geranium – sono erbacee perenni anche dei nostri prati del tutto rustiche e fioriscono con corolle a cinque petali uguali, diversamente da quegli altri, che sarebbe meglio chiamare pelargoni, dal nome italianizzato Pelargonium. Queste piante arbustive o suffrutticose (con rami erbacei, ma legnosi alla base) semirustiche, dei cinque petali hanno i due superiori diversi di forma e talvolta di colore e provengono quasi tutte dal Sudafrica, poche specie dall’Austalia e dalla Nuova Zelanda, due dal Medio Oriente. L’abbondanza, la vivacità e la durata della fioritura premiano da sempre i pelargoni, anche dove gli inverni freddi consigliano di trattarli come annuali oppure di coltivarli in vaso per poterli ricoverare ai primi freddi. Ma nelle regioni con inverni miti, dove possono esibirsi nelle aiuole e nelle bordure dei giardini, andrebbero valorizzati di più.

Come scegliere i pelargoni odorosi
Afferma Filippo Figuera, che li coltiva in Sicilia e ha chiamato il suo vivaio “Malvarosa’, con il nome italiano del profumato Pelargonium graveolens: «È assolutamente consigliabile piantarli in terra, perché diventano più “autonomi”, soffrono meno gli stress termici o idrici, sopportano meglio gli attacchi dei parassiti e, soprattutto, acquistano portamento e dimensioni imponenti». Ma con quale criterio scegliere, tra le oltre 200 specie e centinaia di varietà? Carolina Adriana Vitali, che ha scritto una monografia che è il riferimento italiano per chi ama i pelargoni (Gerani, Edagricole), pone una discriminante molto semplice: tutte le specie e varietà a sviluppo rigoglioso. Non dunque i cosiddetti “parigini” ricadenti né i “gerani zonali” nelle varietà compatte selezionate per i vasi da balcone che sono il leitmotiv delle estati in mezzo mondo. È ancora Figuera a suggerire i più interessanti: «Soprattutto quelli odorosi, il gruppo ‘Unique’ e alcune specie botaniche, perché sono piante “spartane” e con ridottissime esigenze».
I pelargoni odorosi comprendono specie e varietà con foglie di varia foggia, spesso incise come merletti, che emanano un intenso profumo se sfiorate: menta, cannella, limone, bouquet originali di fiori ed erbe che si sprigionano nei giorni caldi d’estate. Possono superare il metro di altezza, come la malvarosa tradizonale cara ai giardini del Sud Italia. La varietà ‘Attar of Roses’ immancabile nelle verande d’inizio Novecento per quel suo dolce sentore di rosa. P. quercifolium dall’aroma pungente di resina al pari del suo ibrido ‘Royal Oak’ che fiorisce talvolta anche in inverno e ‘Lara Starshine’, una delle varietà più interessanti per l’esuberanza e la compattezza della vegetazione, il fogliame minuto che sa di pepe e zucchero, l’abbondanza dei fiori rosa cangiante.

Forme compatte, profumi intensi
Tra i pelargoni odorosi di dimensioni più contenute, che non superano i 40-50 cm di altezza, si segnalano P. fragrans e P. odoratissimum, due specie in grado di disseminarsi spontaneamente persino nei giardini del Nord Italia sottoposti al gelo invernale, se trovano un angolo riparato con terra ben drenata o una fessura della pavimentazione. Oppure, tutto da scoprire, P. tomentosum dal grande, vellutato, morbido fogliame che sa di menta. Più che i fiori, piccoli e incolori, è la sua splendida vegetazione tappezzante di un metro di diametro ad arricchire i giardini mediterranei.
In quanto ai pelargoni del gruppo ‘Unique’, si impongono per la fioritura abbondantissima, spesso bicolore, e per l’estrema vigoria delle piante, che in piena terra superano con facilità il metro di altezza e poco meno di diametro, con la base legnosa e il fogliame solido che li fa sembrare veri e propri arbusti. Ibridi orticoli, non conservano tracce evidenti delle specie genitrici, non amano la costrizione dei vasi, non replicano la fioritura di inizio estate, e tuttavia sono splendido ornamento dei giardini in clima mite, robusta e duratura soluzione a gratificazione del giardiniere che ha puntato su di loro. «Circa l’esposizione», afferma Filippo Figuera, che nel suo vivaio-giardino colleziona ‘Unique’ in quantità, «sono adattabili, come d’altronde quasi tutti i pelargoni, a esclusione delle specie P. tomentosum e P. denticulatum che necessitano della mezz’ombra, come le rispettive varietà ‘Chocolate Peppermint’ e ‘Filicofolium’».
E per chi non si accontenta della fioritura tra primavera ed estate? Figuera ha la soluzione: il pelargonio odoroso ‘Copthorne’ che sul fogliame palmato-lobato, scuro e deliziosamente profumato di cedro rinnova tutto l’anno mazzetti di fiorellini rosa con i due petali superiori macchiati di scuro.
Coltivare i Pelargoni geofiti, belli e resistenti al caldo

Arbustivi, succulenti o tuberosi, affascinano con foglie profumate e fioriture delicate. Scopri come coltivarli nel nostro articolo.
Il ritorno dei pelargoni botanici

I Pelargoni succulenti e geofiti non amano il freddo ma resistono al caldo e al secco. Scopri come curarli.