Arbusto perenne dalla conformazione suffruticosa, il cappero (Capparis spinosa) è facile da coltivare nell’orto e in vaso, anche nei climi più rigidi, ed è capace di svilupparsi anche tra le pietre di un muro, in condizioni di aridità e scarse risorse. Dalla preparazione del terreno alla potatura, vediamo insieme come prendercene cura.
Il cappero (Capparis spinosa), appartenente alla famiglia delle Capparaceae, è una specie originaria del Nord Africa, introdotta in Italia e nel bacino del Mediterraneo dagli arabi. Nel tempo è diventata una presenza caratteristica delle aree costiere più aride e assolate, oltre che di alcune isole siciliane, come Pantelleria e Salina.
La pianta presenta rami prostrati o semirampicanti, lunghi dai 30 ai 60 centimetri, e foglie carnose, tondeggianti e coriacee, adattate a limitare la perdita d’acqua per traspirazione. I fiori, grandi e ornamentali, sono bianchi con vistosi stami viola rosati. Dal fiore si sviluppa il frutto, chiamato “cucuncio”, commestibile. In cucina, però, la parte più apprezzata è il bocciolo ancora chiuso: il cappero vero e proprio. Scopriamo insieme come coltivarlo, in piena terra e in vaso.

Cappero: la nostra guida alla coltivazione
Clima
Resiste abbastanza bene fino a 3 °C. Per questo si può coltivare anche al Centro-Nord, proteggendolo nella stagione fredda.
Esposizione
Pieno sole. È importante porre la pianta in un luogo ben riparato, per proteggerla dal vento.
Terreno
Suolo drenante e sciolto. Il cappero si adatta anche a terreni con abbondante calcare oppure sassosi. Attenzione però: non tollera i ristagni idrici. Per preparare il terreno occorre vangare profondamente, lavorando con la zappa per frantumare le zolle e passando il rastrello per livellare.
Concimazione
Non è necessaria al momento dell’impianto, ma deve essere effettuata se il terreno è esausto.
Irrigazione
Il cappero ha basse esigenze idriche, fatta eccezione per le giovani piante, che vanno innaffiate per facilitare l’attecchimento e lo sviluppo radicale. Non è, invece, quasi mai necessaria nelle piante adulte.
Potatura
Da effettuare a fine inverno, a febbraio, stimola nuovi getti e aumenta la produttività della pianta, che fruttifica sui rami di un anno. La potatura deve essere decisa, lasciando speroni lunghi pochi centimetri ed eliminando tutti i rami secchi e i succhioni.

Semina, talea o trapianto?
Semina
Si effettua nei mesi iniziali dell’anno, tra gennaio e febbraio. La pianta va mantenuta in vaso il primo anno, per poi trapiantarla in pieno campo nella stagione successiva. Partendo da seme si ottengono giovani piantine delicate e lente nella crescita. Per una produzione significativa bisogna aspettare almeno 4 anni.
Attenzione: non conviene ricorrere al semenzaio, essendo il cappero una bianca a bassa germinabilità, ovvero con una scarsa percentuale di semi che riesco a germogliare. Meglio spargere i semi, per spostare poi in vasetti le piantine.
Talea
Si effettua anch’essa nei primi mesi dell’anno e riduce i tempi, ma non è semplice radicare un ramo di cappero. Per farlo, prelevare un ramo basale e usare un prodotto che aiuti il radicamento, come il miele radicante, completamente naturale.
Trapianto
A fine inverno nelle zone calde, in primavera al Nord. Si scava una buca a maggior profondità e si inserisce sul fondo uno strato di ghiaia, che aiuta il drenaggio dell’acqua. Le piante devono essere sistemate a circa 2 metri di distanza l’una dall’altra.
Coltivare il cappero in vaso
Nelle zone più fredde è la coltivazione più indicata, perché così la pianta può essere spostata al riparo durante la stagione fredda. Il cappero deve essere collocato in un posizione ben assolata, in un contenitore di media dimensione (vaso 15-18 cm), utilizzando una miscela di tericcio e sabbia e sul fondo uno strato di argilla espanda o altro materiale, ben drenante. Le irrigazioni, anche in vaso, devono essere sporadiche, anche per evitare ristagni idrici.
Malattie e parassiti
Il cappero è sensibile ai patogeni solo in condizioni di elevata umidità. I nemici principali sono:
- Afidi: da contrastare con preparati vegetali o sapone di Marsiglia;
- Lumache: da contrastare utilizzando trappole di birra.
Raccolta e conservazione

Il cappero produce fiori, frutti e foglie commestibili. È importante effettuare la raccolta nelle prime ore della mattina e subito prima della fioritura, in genere a partire da giugno, prima che i boccioli si schiudano. Il frutto, detto cucuncio, ha gusto più marcato rispetto ai boccioli, mentre le foglie possono essere abbinate ad altre insalate.
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