«I fiori non sono fatti per durare: il loro compito è ricordarci la bellezza del presente. Crescono, sbocciano, affascinano e poi svaniscono». La riflessione del floral designer americano Kristen Griffith-VanderYacht, condivisa al Drew Barrymore Show, ci ricorda un tema antico e universale: il valore simbolico dei fiori e la loro capacità di trasmettere messaggi, dall’invito a vivere il presente fino all’espressione di amore, gelosia o gioia. Scopriamo il linguaggio dei fiori per San Valentino.
Con San Valentino, torna una tradizione romantica e profondamente diversa da cultura a cultura, quella di regalare fiori per comunicare le nostre emozioni. Perché con ogni corolla si può trasmettere un messaggio preciso. Lo sapevano bene i lettori di Le Langage des Fleurs, il volume pubblicato a Parigi nel 1819 da Louis Aimé Martin sotto lo pseudonimo di Charlotte de La Tour, in cui ogni fiore diventa una parola e ogni mazzo una frase compiuta, capace di esprimere amore, desiderio, gelosia o rimpianto.
Indice dei contenuti:

Alla scoperta del significato del linguaggio dei fiori per San Valentino secondo la simbologia codificata nel libro di Charlotte de Latour.
Il linguaggio dei fiori
Rosa rossa: l’amore che brucia
La rosa rossa rimane il simbolo per eccellenza della passione intensa. Si regalano in numero pari in occasione di matrimoni o fidanzamenti, o in multipli di 50 per celebrare anniversari importanti. La tradizione suggerisce di preferire sempre un numero dispari quando non si tratta di occasioni formali: tre rose per dire “ti amo”, 11 per dichiarare “sei la mia unica”, 24 per sussurrare “penso a te ogni ora del giorno”.

Regalare rose rosse significa affermare senza timidezza la forza del proprio sentimento.
Rosa bianca: la purezza
La rosa bianca nasconde un doppio significato: nel dizionario del linguaggio dei fiori, un bocciolo di rosa bianca rappresenta il “cuore che ignora l’amore”. L’autore scrive poeticamente che “prima che il soffio dell’amore avesse animato il mondo, tutte le rose erano bianche e tutte le donne insensibili”.
Questo fiore candido può quindi comunicare un’innocenza che sconfina nell’indifferenza, un cuore ancora chiuso ai sentimenti. Oggi le rose bianche nel bouquet nuziale simboleggiano la purezza.
Ma attenzione: secondo il codice di Charlotte de La Tour, abbinare rose bianche e rosse nello stesso mazzo comunica le pene d’amore. L’unione dei due colori racconta la storia di una passione ardente (il rosso) che si scontra con un cuore ancora freddo o incerto (il bianco).

Per San Valentino, quindi, la rosa bianca completamente sbocciata rappresenta un sentimento delicato, fatto di rispetto e ammirazione, oppure l’inizio di un amore ancora timido ma sincero. In bocciolo, invece, potrebbe comunicare un messaggio ambiguo, quasi a dire: “Il mio cuore non è ancora pronto ad amare”.
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Garofano rosso, l’amore concreto e presente
Il garofano rosso (Dianthus caryophyllus) rappresenta un amore vivo e puro, meno idealizzato rispetto alla rosa ma altrettanto intenso. È il fiore dell’amore quotidiano, quello che si manifesta nei gesti concreti più che nelle dichiarazioni roboanti.
Esistono moltissime varietà di Dianthus, ognuna con il suo fascino. Nei giardini rocciosi e sui balconi si trovano spesso i garofanini di montagna (Dianthus deltoides) e delle Certose (Dianthus carthusianorum), cespi bassi che fioriscono spontanei per tutta l’estate. Il garofano della Cina (Dianthus chinensis), alto non più di 20 cm, offre un profumo intenso da maggio ad agosto, mentre il garofano dei poeti (Dianthus barbatus) crea in giugno-luglio piccoli mazzi di corolle unite su un unico stelo.
Per il fiore reciso si usa soprattutto il Garofano comune (Dianthus caryophyllus), resistente e capace di durare fino a 15 giorni in vaso.

Regalare garofani rossi significa dire: “Il mio amore è autentico e duraturo”.
Gelsomino, quando dolcezza incontra sensualità
Il gelsomino (Jasminum sambac) unisce dolcezza e sensualità in un fiore dal profumo inebriante. Rappresenta il desiderio che si dichiara con grazia ed eleganza, senza aggressività ma con determinazione. Nell’epoca romantica era il fiore preferito dalle giovani donne che volevano comunicare interesse senza apparire sfacciate.

È il regalo perfetto per chi vuole dichiarare un amore fatto di cortesia e desiderio insieme, dove la tenerezza non esclude il trasporto.
Margherita, l’attesa di chi riflette
La margherita dei prati (Bellis perennis) comunica: “Ci penserò”. Nell’epoca cavalleresca, una dama che non voleva né accogliere né respingere un corteggiatore si ornava il capo di margherite bianche.
Ma la margherita ha anche un altro significato, legato al gioco che tutti conosciamo: sfogliare i petali uno a uno recitando “m’ama, non m’ama” per conoscere se il nostro sentimento è ricambiato.

Regalare margherite può significare: “Sono ancora indeciso, ma penso a te”.
Mughetto, quando la gioia ritorna
Il mughetto (Convallaria majalis) celebra la felicità ritrovata. È il simbolo della fine della solitudine, della gioia che ritorna dopo la tristezza. Nell’Ottocento si regalava quando un amore pensato perduto rinasceva, oppure quando ci si riconciliava dopo un litigio.

I suoi piccoli campanellini bianchi e profumati, che fioriscono in primavera, sono il fiore perfetto per chi vuole dire: “Con te ho ritrovato la serenità”, per chi desidera celebrare un nuovo inizio o la riconquista di un sentimento prezioso.
Tulipano, una dichiarazione d’amore senza paura
Il tulipano (Tulipa sp.) è l’emblema della dichiarazione d’amore, quello che si regala quando si vuole corteggiare con sincerità, senza malizia ma con determinazione. Secondo Charlotte de La Tour, il tulipano comunica un’ardente passione che supera ogni esitazione.
Il colore può modulare il messaggio: i tulipani rossi confermano l’intensità del sentimento, quelli rosa parlano di affetto e stima, quelli gialli (tradizionalmente meno fortunati) nell’Ottocento erano sconsigliati perché associati all’amore non corrisposto.

Per San Valentino, un mazzo di tulipani rossi o rosa è una dichiarazione diretta e coraggiosa: “Ti amo e voglio che tu lo sappia”.
Violetta, l’amore che si nasconde
La violetta (Viola odorata) rappresenta la modestia, il cuore che ama di nascosto. È il fiore di chi prova sentimenti profondi ma non osa dichiararli apertamente, di chi ama con discrezione e rispetto.

I suoi piccoli fiori profumati, che crescono nascosti tra le foglie e fioriscono nei luoghi ombrosi, sono perfetti per comunicare un amore delicato. Regalare violette significa: “Ti amo in silenzio”, è il dono di chi spera che l’altro sappia leggere nel cuore senza bisogno di grandi gesti.
Fiori dal significato negativo
Nel nostro viaggio nel linguaggio dei fiori per San Valentino non possiamo dimenticare alcuni simbolismi negativi. Il linguaggio dei fiori ottocentesco non serviva solo per dichiarazioni romantiche, ma anche per comunicare rotture, rifiuti e sentimenti negativi con la stessa precisione con cui si dichiarava l’amore.
Cipresso e calendula: quando i fiori parlano di disperazione
Nel volume di Charlotte de La Tour troviamo anche simboli più oscuri, che nell’Ottocento servivano a esprimere sentimenti dolorosi. Tra questi, spicca l’abbinamento tra cipresso e calendula: il primo rappresenta il lutto e la fine, la seconda incarna la malinconia e l’afflizione.
Quando queste due piante vengono unite in un mazzo, il messaggio diventa inequivocabile: disperazione totale. È l’espressione di un dolore senza consolazione, di chi ha perso ogni speranza. Un bouquet da evitare assolutamente per San Valentino, a meno che non vogliate comunicare la fine definitiva di una storia d’amore!

Rosa gialla: infedeltà
Nell’Ottocento la rosa gialla era considerata un messaggio molto forte: comunicava tradimento o il sospetto di infedeltà. A differenza della rosa rossa, quella gialla era il fiore degli amori instabili, di chi non sa mantenere le promesse.

Regalare rose gialle era quasi un’accusa velata.
Fiori da regalare ai bambini
Anche i bambini possono diventare piccoli messaggeri di affetto: possono ricevere un bouquet o, ancora meglio, raccogliere qualche rametto dal giardino per regalarlo a chi amano e scoprire per San Valentino il linguaggio dei fiori. Nel libro Le Langage des Fleurs, pubblicato nel 1819, questa tradizione viene illustrata sul frontespizio, appena sotto il titolo. Sulla pagina del frontespizio spicca una piccola scena illustrata: una donna sistema delicatamente sul capo di una bambina una ghirlanda di artemisia, simbolo di protezione. Alle loro spalle, un ramo di edera si avvolge intorno a un tronco spezzato, a rappresentare l’amicizia duratura e indistruttibile. Sotto l’immagine, campeggia il motto “Te voilà préservée de tous malheurs”, un augurio di protezione e serenità che introduce la lettura del libro.
Nuovi fiori, nuovi significati
Dall’Ottocento a oggi, numerose nuove cultivar sono state introdotte nei mercati europei: meravigliosi fiori a cui possiamo, se vogliamo, attribuire un significato personale, legandoli a un ricordo, a un affetto o semplicemente osservando il loro sviluppo. Nuove corolle entrano nel linguaggio dei fiori per San Valentino. È il caso della Jatropha, che, secondo la fioraia Margherita Angelucci, simboleggia l’amore non solo per i suoi fiori di un rosso intenso, ma anche perchè è una pianta che si propaga con facilità. Come l’amore, anche la Jatropha dividendosi si moltiplica.

Quando i fiori parlano d’amore: il codice romantico dell’Ottocento
All’inizio dell’Ottocento il fiore assume una valenza sentimentale ben definita e codificata. Diventa un mezzo di comunicazione – soprattutto per le donne – chiamato a esprimere emozioni che in quell’epoca difficilmente potevano essere dichiarate apertamente. Si diffonde così l’abitudine di inviare veri e propri messaggi floreali, capaci di trasmettere stati d’animo diversi — gioia, malinconia, dolore, amore — secondo un codice condiviso.
In questo contesto si collocano anche le testimonianze di Lady Mary Wortley Montagu che, durante il soggiorno a Costantinopoli tra il 1716 e il 1718 al seguito del marito ambasciatore, osservò un’antica usanza locale basata sull’attribuzione di significati simbolici a oggetti, colori, frutti e fiori. Nelle sue lettere inviate in Europa e pubblicate nel 1763, descrisse un linguaggio silenzioso ma preciso, capace di rendere espliciti pensieri e sentimenti senza ricorrere alle parole.

Nel corso dei decenni questo sistema si consolida e si moltiplicano le pubblicazioni dedicate alla sua decodifica: veri e propri dizionari floreali, come Flowers: Their Use and Beauty in Language and Sentiment, uscito a Londra nel 1818. Tra i testi più noti resta però Le Langage des Fleurs, pubblicato a Parigi nel 1819 dallo stampatore Audot e attribuito a Charlotte de La Tour, destinato a diventare un riferimento dell’epoca romantica.
In un tempo in cui le convenzioni sociali limitavano l’espressione diretta dei sentimenti, i fiori si trasformano così in alleati discreti degli innamorati. Accompagnati da un biglietto o da una citazione, permettono di dire ciò che la voce non osa: rose rosse e tulipani per dichiarare una passione ardente, mughetti e margherite per celebrare un amore che rinasce, gelsomini e garofani rossi per unire dolcezza e desiderio.
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