Scopriamo il visionario progetto del grande paesaggista Tom Stuart-Smith per il giardino murato di Knepp: cuore di una tenuta di 1.400 ettari dove da oltre vent’anni è in corso una straordinaria opera di rinaturalizzazione.
Knepp è un luogo d’avanguardia, una delle esperienze naturalistiche, paesaggistiche e giardiniere più radicali in Europa: una visita (anche solo virtuale) a questa tenuta nel Sussex può sovvertire molte nostre abitudini e mostrarci un futuro realmente possibile per il giardino in tempi sempre più incerti. Fino al 2001 non era diversa da altre proprietà inglesi: le rovine di un castello normanno distrutto durante la guerra civile, la dimora in stile Regency con il parco pittoresco attribuito a Humphry Repton, campi e pascoli a perdita d’occhio e, purtroppo, parecchi debiti.
L’intraprendenza di Charlie Burrell, la cui famiglia possiede Knepp da fine Settecento e subentrato nella gestione dell’azienda agricola nel 1987, poteva poco contro i terreni pesantemente argillosi, la concorrenza di grandi aziende e l’instabilità dei mercati. Il destino di Knepp sembrava segnato, quando è arrivata la svolta: consacrare gli oltre 1.400 ettari della tenuta al rewilding, il rinselvatichimento dell’ambiente naturale. In vent’anni il paesaggio è risorto e infine è toccato al giardino murato: una rivoluzione nella rivoluzione, grazie al progetto di Tom Stuart-Smith e alla consulenza degli ecologi James Hitchmough e Mick Crawley e dell’esperta di giardinaggio biologico Jekka McVicar.

Grandi erbivori allo stato brado
Per capire il nuovo Walled Garden occorre partire dall’inizio, dal restauro del parco storico arato per le esigenze dell’economia di guerra durante l’ultimo conflitto mondiale. La meraviglia di Charlie e sua moglie Isabella Tree di fronte alla ritrovata biodiversità li ha indotti a intervenire su larga scala, applicando all’intera tenuta la teoria dell’ecologo olandese Frans Vera. Alla fine del Pleistocene l’Europa occidentale non sarebbe stata coperta da fitte foreste, ma da boschi alternati a praterie: un equilibrio garantito dai grandi erbivori, che brucando, calpestando e grufolando contrastavano l’uniforme sviluppo della vegetazione e creavano un mosaico di habitat differenziati.
Così cervi, daini, maiali di razza Tamworth, pony Exmoor e persino bisonti sono stati liberati nella campagna, eccetto alcune aree temporaneamente recintate per dare tempo alla macchia spinosa di rovi, prugnoli e rose canine di rinascere e proteggere i giovani alberi. Le dighe e i canali che regimavano il fiume Adur sono stati rimossi, ripristinando i meandri originali, i torrenti, le zone umide e le pianure alluvionali. Mentre intorno flora e fauna risorgevano, il giardino murato, con il suo curato e immutabile prato per il croquet, appariva sempre più incongruo.
Un nuovo modo di immaginare il giardino
Nel 2020 è cominciata così un’ulteriore sfida: replicare ciò che accadeva nella tenuta in uno spazio domestico e con esigenze estetiche. Non potendoci essere animali al pascolo, è spettata a progettisti e giardinieri quell’azione di disturbo dell’ambiente che permette il moltiplicarsi di condizioni e specie. Il terreno pianeggiante è stato trasformato in un’irregolare successione di tumuli e avvallamenti con l’apporto di sabbia, cemento e mattoni frantumati provenienti da un edificio demolito: creste aride, depressioni stagionalmente allagate, pendii esposti alla canicola sono alcuni dei microclimi venutisi a creare, ognuno con fertilità, pH e drenaggio diversi. Il ricorso a substrati poveri ha voluto favorire piante normalmente surclassate nei terricci da giardino, al contempo contenendo l’espansione di quelle autoctone.
Il catalogo botanico è immenso, oltre 800 proposte ripetute a piccoli gruppi e selezionate tra le più resistenti alla siccità, preferendo specie botaniche e comunque evitando ibridi sterili a tutto vantaggio d’impollinatori e volatili. Per limitarci all’estate: tra stipe, molinie e miscanthus fluttuano le ombrelle di Ligusticopsis wallichiana e carote selvatiche; centauree e sanguisorbe fanno capolino ed Erigeron annuus si moltiplica ovunque.
I rossi di Dianthus cruentus preannunciano le esplosioni di rudbeckie, Coreopsis, echinacee, Eriophyllum lanatum ed Eremurus. I verdi acidi di Euphorbia seguieriana contrastano magnificamente con salvie e penstemon. Melica, cefalarie e matricarie crescono sui crinali più aridi.

Crescite spontaee
Non è un giardino fatto di protagonismi: la bellezza sta negli effetti d’insieme, nelle masse composte da una miriade di fioriture mai troppo dense e attraversate da stradini quasi impercettibili. Le erbe spontanee — quelle che siamo abituati a togliere dalle aiuole — sono le benvenute e l’autodisseminazione diventa fondamentale. Viene lasciata libertà massima, che non vuol dire assenza di gestione: sono diradate alcune specie eccessivamente predominanti, liberati minuscoli spazi perché i semi germoglino, potate le preesistenti siepi come se fossero brucate dalle capre. S’interviene senza alcuna predeterminazione, consentendo alla natura di esprimersi in tutta la sua complessità.
Gli stessi principi hanno guidato la riconversione dell’orto, anch’esso dentro al perimetro murato e noto per i suoi dirty paths, sentieri in ghiaia invasi da verbaschi, pimpinelle, nepete, timi, origani, Angelica archangelica. Piccole quantità di frutti, bacche, ortaggi, fiori e foglie edibili crescono in trame multistrato, senza alcuna lavorazione del suolo e imitando scenari selvatici. Un luogo ideale per il sempre più popolare foraging. Su alcuni vecchi meli è coltivato il vischio e le grandi infiorescenze di Allium cristophii dovrebbero scoraggiare le razzie dei piccioni.

I benefici per flora e fauna selvatiche
L’esperimento condotto a Knepp ha fornito risposte concrete e rapide a urgenti problemi del nostro tempo: assorbimento di carbonio, ripristino del suolo, qualità delle acque e soprattutto salvaguardia della biodiversità. Crescione e violetta d’acqua (Hottonia palustris) hanno ripopolato i ruscelli e le orchidee hanno riconquistato i prati.
Muschi, licheni e funghi rari vivono in simbiosi perfetta con le querce secolari del parco. Usignoli e tortore, falchi e nibbi, tutte le specie di gufo native dell’Inghilterra e gran parte di quelle di pipistrelli sono tornate a nidificare. La rara cicogna nera è una visitatrice abituale. Qui è censita la più grande popolazione di farfalle imperatrici viola del Regno Unito.
Dopo l’abbattimento delle dighe le trote di mare sono risalite fino alla tenuta e le anguille del lago di Knepp finalmente possono migrare verso l’Oceano. Eccetto alcune reintroduzioni, come pioppi neri o castori, si è preferito lasciar fare alla natura, senza programmi od obiettivi specifici. Nessuna aspettativa dunque, ma solo infinita meraviglia.
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