Nella penisola sorretina Margaret Scaramella ha progettato il giardino del Relais Regina Giovanna: un microcosmo sospeso tra mare, macchia e campagna, ricco di sorprese botaniche.
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Basterebbe la posizione a renderlo eccezionale. un giardino sulla punta di Capo Sorrento, uliveti e vigneti fino al mare, cale rocciose, i resti di una villa romana. Invece i meriti sono molti e hanno a che fare con l’equilibrio evolutissimo raggiunto dalla paesaggisat Margaret Scaramella, capace di portare un po’ più in là i canoni del giardino mediterraneo.
A cominciare dal rapporto col paesaggio: il sottofondo di mirti, gli ulivi cipressini e il boschetto di roveri, frassini e aceri campestri inseriti sui perimetri dialogano con la campagna e la rinaturalizzazione avviata tra un terrazzamento coltivato e l’altro dal proprietario Gianluca Picone insieme a Giovanni Masucci e alla sua impresa di giardini Batù.
Il progetto per il giardino del Relais Regina Giovanna
Quando nel 2022 il Relais Regina Giovanna creato nelle case coloniche ha richiesto un verde adeguato fu Giovanni a consigliare di chiamare Scaramella, che partendo da un agrumeto malconcio è riuscita in una sorta di ossimoro giardiniero. Un luogo che mantiene l’informalità e la leggerezza del selvatico, ma retto da una struttura ben definita: le diverse funzioni che l’ospitalità richiede, la necessità di stemperare i dislivelli, la successione di viste aperte sul mare (riservate alle soste) e filtrate dalle piante (destinate ai passaggi) hanno determinato un’architettura “a stanze” quasi impercettibile. Ci si muove da una all’altra senza confini, avvertendo il cambiamento solo quando uno spiazza si apre e i colori dei fiori intorno sono mutati.

L’elevata complessità botanica – studiata per offrire fioriture sparse da aprile a novembre, i mesi di apertura dell’albergo – nulla toglie alle atmosfere sobrie e spontanee della macchia: un’altra dote rara che sa rendere elegante senza mai dare l’aria compiuta o vezzosa. La pergola e la panchina in muratura davanti alla reception sono le prima di una lunga serie e testimoniano l’attenzione di Scaramella per i materiali: il legno di castagno del Monte Faito, le piastrelle antiche e il cotto di Vietri, il tufo verde locale. Qui una sommessa vegetazione da foglia lascia protagonista l’orizzonte, con Ischia sullo sfondo.
Un giardino a stanze
Nella prima stanza domina il giallo: dei limoni, simbolo di Sorrento, e quello delle fioriture che lo evocano quando con il caldo s’interrompe la fruttificazione. Lantane ed emerocallidi di un giallo lunare sfumano nei bianchi di agapanti, Cestrum nocturnum e gelsomini (sono benvenuti i profumi intensi estivi, che subentrano alle zagare); le nebulose infiorescenze dell’Artemisia lactiflora ‘Jim Russell’ attestano un metodo interessante: comporre trame sicure attraverso specie ben sperimentate, per poi inserire qualche sfizio inedito come quest’artemisia.
Poiché in primavera gli ospiti tendono a sostare vicino all’edificio, cisti e rose, in varietà moderne per lo più a fiore semplice, come R. ‘Golden Wings’ o ‘Elisabeth Oberle’, anticipano le fioriture.

Botanica ricercata
Il livello sottostante, dedicato all’azzurro, è il luogo del riposo per eccellenza e ospita una pergola fiancheggiata da gelsi sterili, agapanti blu, perovskie, Salvia chamaedryoides var. isochroma o plumbago. Grazie alla terra vulcanica e al microclima speciale – il giardino è irrigato, ma lo si sta progressivamente affrancando da apporti continui – prolifica il Clerodendrum ugandense. Attraverso uno stradino tra i limo ci s’inoltra nel giardino bianco: una vasca è il regno delle libellule, degli uccelli che nidificano nei cipressi (una vittoria farli accettare in una terra che li considera simbolo funebre), dalle farfalle attrate dalle tante buddleie bianche e viola. Sono varietà a fioritura scalare e poco invasive, anche se a queste latitudini Scaramella spiega che le buddleie difficilmente si riseminano fuori dalle aree irrigate.

Tra le idrangee quercifolia e paniculata, lagerstroemie ad arbusto e Nierembergia scoparia, erigeron e nepete fungono da riempitivo, alleggeriti dallo sfiorito in tempi diversi per estendere al massimo il periodo d’interesse. Infine, ripercorrendo il giardino azzurro in senso opposto, le atmosfere si fanno più tropicali: Chamaerops in fila indiana preesistenti hanno indotto a piantarne altre in ordine sparso, accompagnandole con le silhouette più geometriche e moderne di graminacee di grande taglia, westringie, oleandri, Salvia chamalaeagnea. Un esotico appena accennato e per niente sfacciato: l’ultimo tocco di maestria di Margaret Scaramella.
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