Sono il filo conduttore del parco della dimora dei coniugi Trifirò in stile provenzale a Vallauris , fra olivi e cipressi secolari, palme e rigogliose piante tropicali. Affacciato sulla baia di Golfe-Juan, ospita anche un grande aranceto.
Alle spalle della palazzata che costeggia i litorali della Costa Azzurra, sopra Golfe-Juan e a un quarto d’ora d’auto da Cannes, ci sono colline dove la macchia e i coltivi sono protagonisti e le ville sono ancora abbracciate dal verde, come il Mas de Notre Dame. Se n’era accorto anche Pablo Picasso, che nel 1948 decise di trasferirsi quassù a Vallauris, un villaggio dove la tradizione dell’arte ceramica risale ai Romani (Vallauris deriverebbe dal latino val auris, valle dell’oro) e dove il grande artista iniziò la collaborazione con l’Atelier Madoura.
È lo stesso percorso che hanno fatto Paola e Salvatore Trifirò, celebre coppia di avvocati milanesi, grandi amanti del mare. «Avevamo casa sulla Croisette, Cannes la frequento da quando, ragazza, venivo qui tutte le estati a ripassare il francese», ricorda Paola. «Ma sentivamo il desiderio di avere più spazio e di vivere in rapporto con la natura: volevamo svegliarci in mezzo al verde! Preferibilmente in alto, dove si respira l’aria che profuma di macchia mediterranea». La villa, un antico mas in pietra riadattato a dimora, è circondata da due ettari di parco disposto a terrazze digradanti, con piscina e campo da tennis, e una splendida vista su Golfe-Juan.
«Siamo arrivati qui la prima volta con una coppia di amici, stremati da giri e visite di case. Ne avevamo viste tante, anche a strapiombo sul mare, ma nessuna che ci avesse convinto. Era l’ultima visita, appena si è aperto il cancello abbiamo avuto la visione del blu del viale di agapanti che saliva verso la casa in pietra. Del parco ci ha colpito l’aspetto movimentato. Poi abbiamo visto la bella piscina e abbiamo chiesto di fare il bagno, cosa che ci è stata concessa. Ritemprati e incoraggiati, mio marito ha detto: “Vediamo come si dorme”». Trascorsa la notte in villa, di primo mattino la coppia ha concluso l’acquisto. «Delle case ci si innamora a prima vista», sostiene Paola.

Anche del parco, e dei suoi giganteschi alberi, è stato facile innamorarsi. I viali d’accesso che salgono alla villa ospitano diversi cipressi secolari, potati in forma cilindrica, un grande pino marittimo (Pinus pinaster) con la caratteristica chioma a ombrello e un maestoso pino d’Aleppo (Pinus halepensis). Tutti gli alberi sono stati curati con interventi di potatura in tree climbing da arboricoltori specializzati. Ci sono poi 32 maestosi olivi, che sono stati rimessi in produzione e ogni anno danno circa 60 chili di olio prima spremitura. «Pareva la Toscana», commenta Paola, «ma con in più una vegetazione lussureggiante».
Dal viale di agapanti si arriva a un cancelletto che introduce a una piccola corte con aiuole formali delimitata dalla facciata posteriore della casa, ornata da una squillante bougainvillea color rosso cardinale. Anche il fronte della casa in pietra che dà sul golfo è coperto di rampicanti: vi si intrecciano falso gelsomino e vite americana. Nel prato antistante, ancora agapanti, aggiunti da Paola, e una rigogliosa yucca a più tronchi, accanto a un falco di quelli che si usano sulle barche a vela per tenere lontani i gabbiani e, qui, anche e soprattutto, le antipatiche cornacchie. Il falco è anche un rimando alla passione dei padroni di casa, grandi navigatori e armatori, che hanno creato superyacht come il 50 metri Zefira e il 33 metri Ribelle, con cui hanno partecipato a numerose regate internazionali.

Nel parco dei coniugi Trifirò palme, cycas e una rara bignoniacea
Il lavoro di lettura del terreno ha portato a fare delle scoperte, come la grande scalinata nascosta da una siepe che è stata ripristinata. Da lì si scende al grande prato, dove svetta una Washingtonia robusta alta 20 metri, con intorno diversi Trachycarpus fortunei. Un’altra scala abbracciata da gruppi di felicissime cycas conduce al piano della piscina, dove si incontra una vera rarità: un esemplare di Radermachera sinica, grande albero appartenente alla famiglia delle Bignoniaceae. Una specie subtropicale originaria del Sud-Est asiatico, dalle vistose infiorescenze formate da fiori bianchi molto profumati, soprattutto la notte.
«Al nostro arrivo abbiamo trovato una grande piantagione di aranci», racconta Paola. In omaggio al marito Salvatore, siciliano, l’aranceto è stato ripiantato con arance siciliane: 200 alberi fra le varietà ‘Navelina’, ‘Tarocco’, ‘Sanguinello’, dalla polpa rossa, e ‘Washington Navel’ tardiva. «Sono le più buone e dolci, maturano da aprile a giugno. Abbiamo poi aggiunto limoni e melangoli», dice Paola, che è anche cuoca sopraffina, collezionista di libri di gastronomia (la sua biblioteca raccoglie oltre 5.000 volumi). Inutile aggiungere che le sue marmellate di agrumi sono preziose e rinomate.

In questi venticinque anni Paola è intervenuta in giardino con mano leggera e felice, prendendosi cura dell’esistente, aggiungendo poche essenze, come il rosmarino prostrato a nascondere le balze, alcune succulente in un piccolo giardino di grasse, creato insieme agli specialisti del vivaio AG Sanremo dove prima c’era una specie di discarica della villa. «Sono una grande conservatrice», rivela Paola. «Io non tocco e non modifico. Se trovo qualcosa di bello mi adopero per conservarlo. Avendo lavorato con un grande bibliofilo e collezionista, il professor Cesare Grassetti, ho imparato a saper vedere, conservare e rispettare. In questo modo ho scoperto che, se sono amabili e ben sistemate, tutte le cose vanno d’accordo». Come le piante di questo giardino.
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