Alberi centenari, boschetti, radure, arbusti potati in forma accolgono chi entra nel Parco Guerrieri Gonzaga, del circuito Grandi Giardini Italiani.
Villa Lagarina è un nobile borgo trentino a nord di Rovereto, ricco di palazzi signorili, chiese e giardini. Fra questi ultimi, il parco di Villa Guerrieri Gonzaga, da poco entrato a far parte del circuito Grandi Giardini Italiani e quindi aperto alle visite. Racchiuso da alte mura che lo rendono difficilmente visibile dall’esterno, si estende per circa tre ettari e mezzo, in un susseguirsi di vialetti sinuosi, grandi tappeti erbosi, boschetti, macchie di arbusti, alberi imponenti, grandi siepi e forme topiarie, grotte, fontane, piccole cascate, colline artificiali e suggestive costruzioni, fra cui una limonaia considerata la più settentrionale d’Italia.

Una storia che parte da lontano
Racconta il marchese Carlo Guerrieri Gonzaga, che se ne occupa per conto dei fratelli Maria Gemma e Tullo, nonché patron di una delle aziende vitivincole italiane più prestigiose, la Tenuta San Leonardo: «Il parco così come appare oggi è stato realizzato sulla traccia del giardino preesistente, risalente al 1600, in gran parte occupato da un vigneto e attraversato al centro da un lungo viale alberato che portava al belvedere. Inizialmente appartenuto ai conti Festi di Braunfeld, quindi ai conti di Lodron, ai primi dell’Ottocento il terreno venne acquistato con l’annesso palazzo dal barone Sigismondo de Moll, illustre statista di grande cultura, molto interessato alla botanica. Fu lui a progettare il parco, probabilmente avvalendosi degli architetti artefici dei giardini di Schönbrunn a Vienna, sulla base degli ideali estetici del Romanticismo. Poi, agli inizi del Novecento, la proprietà è stata ereditata dalla mia famiglia».

È stato davvero molto piacevole scoprire le bellezze del parco in compagnia di questo fascinoso signore dai modi eleganti e dalla vitalità di un giovanotto e della bella moglie Federica: i magnifici topiari di bosso, tasso e alloro disposti a semicerchio lungo il vasto prato all’inglese; la limonaia, produttiva fino agli anni Settanta del secolo scorso, i cui frutti dorati in tempo di guerra venivano divisi con gli abitanti del paese; il grazioso chioschetto, con l’interno rivestito di legno, che ospita una preziosa collezione di targhette botaniche in porcellana di Vienna, un tempo collocate accanto alle piante a testimonianza della cura scientifica dei proprietari; il lago sinuoso, punteggiato di ninfee, che raccoglie l’acqua della vicina montagna, dal quale negli inverni passati si prelevava il ghiaccio, stipato poi nella ghiacciaia all’interno della grotta, quasi nascosta dalla rigogliosa vegetazione. «Dal lago s’irradia una rete di canalette in pietra, che si possono aprire in punti strategici, grazie alle quali un tempo era possibile bagnare velocemente tutto il giardino. Oggi il sistema d’irrigazione è stato modernizzato, ma mantiene ancora la sua antica struttura», racconta il marchese Carlo.

Parco Guerrieri Gonzaga, tra passato e futuro
Meravigliosa la vegetazione arborea: Sigismondo de Moll aveva infatti messo a dimora piante sia autoctone, o comunque ormai caratteristiche della zona, fra cui abeti, pini, tigli, tassi, querce, faggi, ippocastani, aceri, bagolari e bossi oggi a portamento arboreo, sia provenienti da Paesi lontani, in particolare dal Nord America, come il noce nero (Juglans nigra), dal Medio Oriente e dall’Asia, come i noci del Caucaso (Pterocarya fraxinifolia), i cedri dell’Himalaya (Cedrus deodara), le sequoie, i Ginkgo biloba, le Cryptomeria e i Liquidambar. Spettacolare l’imponente platano al limitare del prato davanti al palazzo padronale: è alto circa 50 metri e ha una circonferenza del tronco di oltre 6 e un diametro della chioma di 46.

Alla sua sinistra, in cima alla prima delle tre colline artificiali presenti, si trova il settecentesco Belvedere, un edificio a due piani affrescato, con un balcone dal quale si gode la vista sul paesaggio. Da qui, un lungo sentiero curvilineo scende al laghetto e all’adiacente chalet in legno in stile tirolese, quindi sale sulle altre due colline e infine raggiunge, nella parte superiore del parco, dove si trova l’entrata per il pubblico, la cappellina in cui riposa il barone Sigismondo de Moll. Ecco poi l’orto coltivato biologicamente, il roseto e l’antica fagianaia, dove un tempo venivano allevate diverse specie di fagiani. Da un paio di anni, il marchese Carlo si sta occupando del ripristino del parco: eliminati i tassi e le aucube diventati infestanti, sta aggiungendo macchie di arbusti da fiore, fra cui ortensie, buddleie e rose, e specie tappezzanti ai piedi degli alberi e lungo i sentieri.
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