Le varietà di oleandro (Nerium oleander) sono numerosissime e spesso molto diverse per colore e portamento. Frugali e resistenti al caldo e alla siccità, nei mesi estivi ravvivano, e profumano, giardini e terrazzi.
Anche nel mondo delle piante non mancano gli esempi di come i pregiudizi possano offuscare il nostro sguardo. L’oleandro (Nerium oleander) è uno di questi, dovendo da sempre sopportare la nomea di specie velenosa (in effetti lo è, ma a quanti è venuto in mente di assaggiare le sue foglie o degustare i suoi fiori?) e di “pianta delle autostrade”. In verità, a lungo è stato scelto per questo utilizzo (risultando tra l’altro bellissimo anche su roventi strisce di asfalto) proprio grazie a quelle stesse virtù che lo rendono apprezzabile nei nostri giardini e sui terrazzi.
È generoso, si sviluppa velocemente, dimostra un’eccezionale resistenza al caldo e alla siccità (di questi tempi basterebbe ciò a renderlo benvoluto), ma non disdegna nemmeno gli eccessi di acqua, tanto che in natura, nelle zone temperate del bacino del Mediterraneo, cresce sulle rive dei ruscelli. Sopporta, inoltre, le potature più drastiche e maldestre, riprendendosi in fretta e senza aversene a male e, se tutto ciò non fosse ancora sufficiente, nei mesi in cui il resto della vegetazione è fiaccata dalla canicola regala fioriture coloratissime. Il profumo di molte varietà, poi, possiamo solo raccontarvelo: un sentore leggero e dolce-amaro che parla di estate e vacanze, come i nòccioli delle pesche.

Fiori semplici, doppi e tripli
Se, allora, ripuliamo il nostro sguardo dai pregiudizi, ecco che questo grande arbusto può apparirci per quello che è: molto meno banale e scontato, come ci mostra Luca Agostini, che nel suo vivaio Botanical Dry Garden in provincia di Grosseto conta una collezione di un centinaio di varietà (sue quelle di questo servizio), con le quali sta addirittura creando un labirinto. «Quando ho iniziato la mia attività, 25 anni fa», ricorda Agostini, «nel mondo degli oleandri ci si limitava a una distinzione per colore: rosso, bianco, rosa. Oggi, invece, abbiamo a disposizione una straordinaria scelta varietale, non solo per sfumature cromatiche, ma anche per portamento, altezza e morfologia del fiore».
Accanto alle cultivar che raggiungono 5-6 metri di altezza, infatti, con chiome espanse e più o meno irregolari, ne sono disponibili numerose altre molto compatte, nane, alte non più di 1,2 metri, e semi-nane, da 1,2 a 1,6 metri. Ci sono poi varietà a fiore semplice, doppio o addirittura triplo. «Queste ultime, però», osserva Luca Agostini, «meno diffuse e spesso presenti in giardini storici, hanno l’inconveniente di non lasciar cadere i fiori appassiti, così che la pianta può assumere un aspetto un po’ disordinato».

Oleandro, mille tonalità di colore
Partiamo, allora, proprio dalle varietà con corolle più ricche di petali, perché sono notevoli e ai giardinieri amanti del bello staccare qualche fiore secco non costerà poi troppa fatica. Nerium oleander ‘Aramis’, per esempio, ha fiori doppi, profumatissimi e di un rosa tendente al lilla, mentre N. oleander ‘Rose des Borrels’, di una tonalità più intensa e anch’esso molto profumato, è addirittura triplo (attenzione, però: presenta un grado di tossicità molto elevato). La cultivar ‘Madame Allen’ è una delle più coltivate negli ultimi anni, apprezzata per i fiori doppi, particolarmente grandi e profumati, e per il considerevole sviluppo, che la rende adatta a creare siepi miste e barriere frangivento. Ha invece fiori tripli di un bianco candido ‘Album Plenum’, che forma un cespuglio dalla chioma compatta e regolare. Le varietà di colore chiaro come questa si rivelano una presenza raffinata, anche grazie al suggestivo contrasto tra le corolle e il fogliame scuro. ‘Soeur Agnès’, per esempio, robusta e vigorosa, con i suoi petali un poco stropicciati e la lunga fioritura è perfetta per illuminare e profumare le serate estive in giardino o sul terrazzo.

Se poi lo spazio disponibile è contenuto, meglio preferire varietà semi-nane, come ‘Angiolo Pucci’, color avorio, o ‘Petite Salmon’, che, rosa salmone e alto non più di 80 centimetri, è piuttosto delicato, da prevedere dunque nelle regioni a clima mite. «In generale», nota Agostini, «gli oleandri di colore chiaro, e soprattutto quelli a fiore giallo, sono meno resistenti al freddo. Tra i più rustici, invece, figurano ‘Petite Red’, nano e dalla fioritura rosso scuro, ‘Alsace’, una delle varietà più antiche, e ‘Villa Romaine’, dal classico portamento».
Come e con chi
Gli utilizzi dell’oleandro sono molteplici: come pianta isolata, oppure in una siepe mista, come quinta sempreverde o a gruppi, giocando magari sui colori, se ci si trova in una zona a clima temperato. Al Nord, invece, per non correre rischi, nonostante i cambiamenti climatici degli ultimi anni, meglio propendere per la coltivazione in vaso, da ritirare nei mesi freddi come si fa con i limoni, o, se ci si sente temerari, prevedere almeno un’esposizione a sud e riparata.
Giardino senz’acqua? 5 piante resistenti a caldo e siccità

Scopri nel nostro articolo come trasformare il giardino in un paradiso mediterraneo senza sprecare acqua.
Piante resistenti: ma a che cosa?

La definizione “resistente” non dice nulla finché non si specifica a cosa. Una guida completa per scegliere correttamente.