Seicento nel mondo, originari degli ambienti più disparati, una decina di spontanei nel nostro Paese, gli elicrisi sono arbusti o erbacee inconfondibili per il profumo e la fioritura gialla. Frugali, resistono a temperature elevate e assenza di acqua.
Si riconosce facilmente l’elicriso, soprattutto in estate, quando i suoi fiori d’oro brillano illuminati dal sole e le fini foglie sericee riflettono la luce. Ma è l’inconfondibile e delizioso profumo di curry che satura l’aria a fugare ogni dubbio. In Italia le specie spontanee sono una decina, ma nel mondo se ne contano ben 600, originarie di deserti, spiagge, montagne e praterie. Si tratta di piante tenaci e frugali, piccoli arbusti suffruticosi o erbacee, annuali o perenni, che vivono accontentandosi di substrati poveri, quando non della nuda rocia, in condizioni climatiche spesso difficili.
I fiori, tubulosi, larghi da mezzo a qualche millimetro, sono gialli e riuniti in numero variabile – da una decina come in Helichrysum odoratissimum, a una o due migliaia come in H. setosum e H. edwardsii – in capolini avvolti da brattee di consistenza cartacea, che è facile scambiare per petali se vistose, di colore giallo, bianco, arancio, marrone, rosa e rosso. I capolini sono a loro volta raggruppati in infiorescenze a corimbo.

Le specie di elicriso italiane
Gli elicrisi spontanei da noi sono suffrutici sempreverdi con fiori giallo oro, capaci di vivere in condizione di forte aridità. “Si tratta di una decina di specie di altezza variabile, da 30 a 80 centimetri”, dice Claudio Cervelli, ricercatore del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) di Sanremo, dove se ne coltivano circa 70 specie. “La più comune è H. italicum, un suffrutice alto fino a 60 centimetri, con foglie fortemente aromatiche e fiori profumatissimi da giugno ad agosto, che dalle coste si spingono oltre i 1.500 metri di altitudine”.
Anche H. stoechas è piuttosto diffuso e differisce dal precedente perché più compatto (in genere non supera 40 centimetri di altezza) e perché vive ad altitudini inferiori, arrivando a colonizzare le rocce a ridosso del mare e le dune costiere. “Ci sono poi alcuni interessanti endemismi”, continua Cervelli, “come per esempio H. saxatile, presente esclusivamente in Sardegna, fino a 1.00 metri di quota; H. errerae, che cresce sulle rocce laviche dell’Isola di Pantelleria, e H. angustifolium, tipico quasi soltanto dell’Arcipelago Toscano, delle Isole Eolie, di Ponza e di Capri”.

Bellissimi in natura, gli elicrisi hanno caratteristiche interessanti, prima tra tutte la resistenza all’aridità, che li rendono apprezzabili anche come piante ornamentali. Ne è convinta Clemence Marie Chupin che, nel suo vivaio Ciancavaré, in provincia di Imperia, ne coltiva alcuni. “Per i terrazzi assolati, anche al Nord”, dice, “scelgo elicrisi compatti, come H. italicum subsp. microphyllum o H. stoechas, che crescono lentamente e possono stare in un vaso di appena 18 centimetri di diametro”. Bisogna fornire loro un substrato drenante e contenitori in cotto che favoriscono l’evaporazione dell’acqua, vero nemico di questo genere botanico, e si godrà di piante fiorite a lungo. “In realtà i fiori si schiudono tra giugno e luglio”, precisa Clemence, “ma rimangono sulla pianta a lungo, mantenendo profumo e colore”.
In piena terra gli elicrisi crescono bene nelle zone a clima mediterraneo dove, scegliendo specie vigorose come H. italicum subsp. italicum e H. errerae, si ottengono ordinati cuscini, larghi fino a un metro. “Piantateli in grandi macchie monospecifiche o in compagnia di essenze con esigenze simili“, dice Clemence, la quale ci svela che uno dei mix meglio riunisciti per abbinamento di colori, scalarità delle fioriture, ma soprattutto eccezionale resistenza alla siccità, è quello con Lavandula dentata, rosmarino, Salvia x jamensis e Santolina chamaecyparissus. “Se non si irriga e ci si affida alle precipitazioni, in agosto questa combinazione risulterà un po’ spenta”, continua Clemence, “ma basterà inserire qua e là qualche Scabiosa columbaria, Melica ciliata e Dianthus carthusianorum per godere di un po’ di colore anche in piena estate”.
Gli elicrisi esotici
Erbacee annuali o biennali, resistenti al freddo e/o alla siccità estrema, oppure suffrutici più o meno vigorosi, gli elicrisi originari di Sudafrica, Australia e Medio Oriente non sono facilissimi da reperire in vivaio. Tra i più curiosi H. marginatum e H. petiolare, entrambi originari del Sudafrica. Il primo sfoggia fiori che ricordano grosse margherite e foglie larghe fino a un centimetro, bordate di bianco, mentre il secondo è interessante per le foglie tonde e l’eccezionale vigore. I suoi rami si allungano infatti fino a due metri e la pianta, che raggiunge l’altezza di un metro, può essere usata come tappezzante o ricadente. H. sanguineum è invece una erbacea annuale o biennale con foglie molto strette, che cresce in Israele, ed è l’unica spontanea dell’area mediterranea ad avere brattee fiorali di colore rosso.
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