A Myplant & Garden, fiera internazionale dell’orto-florovivaismo, Gardenia ha dedicato un incontro ai giardini storici, focalizzandosi non solo sui restauri svolti con i fondi del PNRR, ma anche su come garantire continuità a questo importante progetto, terminata la stagione dei finanziamenti pubblici europei. Ecco cos’è emerso dal talk sul restauro dei giardini storici.
I lavori finanziati con i fondi del PNRR, 283 milioni di euro per 130 giardini storici, pubblici e privati, hanno rappresentato un’occasione storica per l’Italia. Dopo averlo raccontato a gennaio sulla nostra rivista, nell’inchiesta “Quale futuro per i giardini storici“, abbiamo affrontato il tema con il talk “Un nuovo rinascimento – Grandi restauri con i fondi del PNRR e uno sguardo alla sfide del futuro” durante il Myplant & Garden. La decima edizione della fiera ha registrato 28.000 visitatori, con 800 espositori su una superficie di 60.000 metri quadrati.

I finanziamenti del PNRR hanno imposto un cambio di paradigma per la tutela e la gestione dei giardini storici, pubblici e privati: non più interventi episodici, ma progetti con una chiara strategia economica e culturale di gestione del verde. Ora, pensando al futuro, viene spontaneo chiedersi: come dare continuità a questi progetti?
Indice dei contenuti:
- L’intervento dell’architetto paesaggista Giuseppe Rallo;
- Il racconto della proprietaria Elisa Roero di Monticello e dell’architetto Marialuce Reyneri di Lagnasco;
- Giardino Giusti: l’intervento dell’architetto paesaggista Marco Bay;
- Gli interventi alla Fondazione Magnani Rocca raccontati dall’architetto Elisa Marmiroli;
- I biolaghi spiegati dalla progettista di giardini Vera Luciani;
- L’esperienza di Lorenzo Ventuni a Palazzo Pfanner;
- Alberi monumentali ed endoterapia: il racconto degli arboricoltori Lorenzo Venturini e Francesco Zanella.
Il cambio di paradigma: dal finanziamento al piano di gestione
Ad aprire il confronto durante il talk è stato l’architetto paesaggista Giuseppe Rallo, che ha coordinato il gruppo di lavoro, redatto le linee guida per la gestione dei giardini storici e seguito personalmente il restauro di diversi giardini veneti, tra cui Villa Rizzardi a Pojega di Negrar. «Il piano di gestione nasce dalla consapevolezza che è sostanziale dare strumenti e fornire un quadro in cui si possa creare una strategia per il futuro degli interventi nel giardino. Non bastava solo restaurare: il bando chiedeva un progetto, ma anche la valorizzazione e un piano di gestione» ha spiegato Rallo, sottolineando la svolta metodologica introdotta dal bando.
L’architetto ha ricordato come, fino al 2010, molti restauri siano stati realizzati senza un’adeguata programmazione, con il rischio di vanificare nel tempo gli investimenti. Proprio le criticità emerse nei primi progetti hanno portato all’elaborazione di linee guida metodologiche condivise.
«Il giardino è un bene economico e un luogo di coesione tra cultura e cura. La terza parte del piano, quella dedicata alla comunicazione, alla gestione e al piano finanziario, è la più importante: serve a fare in modo che il giardino sia sostenibile anche nel tempo».
Esempi concreti di restauro e gestione nei giardini storici
Villa Rizzardi: riallinare paesaggio e fioriture storiche
Nel caso di Villa Rizzardi il lavoro, racconta Giuseppe Rallo, ha ricomposto relazioni alterate tra teatro di verzura, belvedere e giardino formale, intervenendo con attenzione sull’architettura vegetale. Decisivo il restauro dell’impianto idraulico settecentesco, tornato a funzionare con la riattivazione delle fontane e del sistema di alimentazione delle campagne sottostanti. Nel giardino segreto, l’introduzione di oltre diecimila narcisi e di Allium giganteum ha modificato la percezione stagionale senza snaturare il disegno storico, restituendo una sequenza di fioriture da marzo a maggio che oggi caratterizza l’identità primaverile del luogo.
Castello di Monticello d’Alba: dialogo tra architettura e natura
Dal Veneto al Piemonte, Elisa Roero di Monticello ha portato la voce della proprietà privata, raccontando insieme all’architetto Marialuce Reyneri di Lagnasco l’intervento nel parco storico del Castello di Monticello d’Alba, finanziato nell’ambito del PNRR. Il parco, disegnato nel 1827 dal paesaggista prussiano Xavier Kurten e completato nel 1839, è un esempio di giardino romantico all’inglese, costruito sul dialogo tra architettura e paesaggio. Il cantiere ha interessato un’area di circa 36.000 metri quadrati, intervenendo sulla componente vegetale e sul sistema idraulico storico. Il recupero delle peschiere, delle cisterne di raccolta dell’acqua piovana e dei collegamenti irrigui ha consentito di riattivare un uso sostenibile delle risorse, mentre la rimozione dell’asfalto e il ripristino dei percorsi hanno restituito permeabilità e coerenza al disegno originario.
«Abbiamo sempre vissuto il castello. Dal 1999 mio marito si è dedicato alla conservazione e durante il Covid abbiamo notato che le persone venivano a visitare non il castello, ma il parco. Questo bando è stato un grande aiuto per riportarlo alla luce» ha raccontato Elisa Roero di Monticello. L’intervento non ha introdotto cambiamenti sostanziali al disegno storico, ma ha rivalorizzato gli spazi, compreso l’orto, testimonianza della dimensione agricola.
Giardino Giusti: continuità storica e scelte botaniche sostenibili
Il racconto dell’architetto paesaggista Marco Bay durante il nostro talk sul restauro dei giardini storici si è focalizzato sul progetto di restauro del Giardino Giusti a Verona. «È stata un’esperienza meravigliosa. Non mi era mai capitato di lavorare in un luogo con una storia così densa. Non ho fatto l’architetto, ma il giardiniere: ho lavorato in modo preciso, per ripristinare fioriture andate perdute e continuità al giardino» ha raccontato durante il suo intervento. Bay ha descritto un luogo capace di passare dall’ordine formale del cortile monumentale alla dimensione romatica e quasi selvatica della parte alta del giardino, dove il sottobosco di felci e fioriture invernali consente oggi una fruizione anche nei mesi freddi. Le scelte botaniche, ha sottolineato, sono state guidate da criteri di manutenzione e sostenibilità, oltre che di coerenza storica.



Fondazione Magnani Rocca: tra tutela e innovazione
In Emilia Romagna, più precisamente a Mamiano, l’agronoma e titolare dello studio àrbora di Parma Elisa Marmiroli ha descritto l’intervento di restauro realizzato nel giardino della Fondazione Magnani Rocca. Il progetto ha coniugato sicurezza, tutela e innovazione. «Volevamo restituire leggibilità al parco ma anche renderlo più vivo e attraente. Questi lavori non si fanno da soli: senza una squadra di professionisti competenti non sarebbe possibile» ha raccontato Marmiroli. Oltre al restauro del giardino all’italiana e al recupero dei percorsi, il progetto ha previsto la nascita di un biolago e di un giardino contemporaneo in stile naturalistico. Attraverso questi progetti è stata ampliata la dimensione ecologica e didattica del complesso parmense.
Biolaghi e sistemi idraulici: il loro ruolo ecologico
Proprio sui biolaghi si è soffermata Vera Luciani, progettista di giardini e specialista in biolaghi. Luciani ha spiegato durante il nostro talk come questi bacini realizzati senza cemento né chimica si fondino su processi naturali di fitodepurazione. Nel progetto di Villa da Schio a Castelgomberto (Vicenza), il biolago dialoga con la peschiera monumentale, integrando conservazione e contemporaneità. «Le zone umide sono oggi riconosciute come patrimonio di biodiversità. Il recupero sostenibile di peschiere, vasche e canalizzazioni è uno dei campi più avanzati di applicazione degli obiettivi PNRR nei giardini storici» ha spiegato Luciani.
Palazzo Pfanner: coerenza storica e riciclo dell’acqua
Sul fronte toscano Lorenzo Venturini, titolare di Dimensione Verde, ha raccontato durante il nostro talk il lavoro a Palazzo Pfanner, con il giardino interno alla mura di Lucca. «Il giardino non era messo male, la famiglia lo teneva bene, ma c’erano degli inserimenti incongrui che stridevano con la patina storica» ha spiegato Venturini. Il restauro ha eliminato le bordature metalliche, ripristinato cordoli e impianti idraulici. Inoltre è stato recuperato l’antico pozzo con un sistema di riciclo per il risparmio idrico e riportato alla luce boschetti ottocenteschi di bambù e cabinet nascosti dalla vegetazione.



Alberi monumentali: gestione tecnica ed endoterapia
Il confronto durante il talk di Gardenia a Myplant & Garden si è concluso con il tema della gestione degli alberi monumentali. Stefano Lorenzi, arboricoltore certificato ETW (European Tree Worker), ha ricordato la complessità delle scelte quando si parla di giardini storici: «Ci sono alberi che presentano problemi e a volte bisogna intervenire in modo deciso. A Villa Pisani (Stra, Venezia) abbiamo abbassato un tiglio storico per mantenerlo in sicurezza, senza eliminarlo». Sempre sul tema Francesco Zanella di GEA Trattamenti Endoterapici srl di Lugagnano (Verona), ha chiarito il ruolo dell’endoterapia, tecnica che consente la somministrazione di sostanze liquide nel sistema vascolare per il contenimento di parassiti defogliatori, citando gli interventi alla Reggia di Caserta. «Le sfide del futuro si combattono oggi. L’endoterapia deve essere integrata a buone pratiche: bisogna avere coscienza della pianta e del suo ecosistema».

Le sfide del futuro: come gestire il restauro per renderlo duraturo?
Dal talk è emersa una consapevolezza condivisa: il restauro è l’inizio di un lungo percorso, non un punto d’arrivo. Senza una gestione competente, una programmazione economica e un rapporto vivo con le comunità, anche il giardino più bello rischia di tornare fragile e di non essere apprezzato come dovrebbe. Con una visione integrata, invece, i giardini storici possono rappresentare esempi di patrimonio locale, paesaggio produttivo, infrastruttura ecologica e spazio culturale attivo.