A Potsdam, a circa un’ora da Berlino, il giardino del grande vivaista e giardiniere Karl Foerster è un compendio della sua “filosofia botanica” e uno straordinario catalogo di perenni e graminacee, di cui seppe intravedere le potenzialità con decenni di anticipo sul movimento “New Perennial” e sui paesaggisti contemporane.
Un giardino che fosse il catalogo a cielo aperto delle piante coltivate e ibridate nel suo vivaio. Ma anche una dimostrazione concreta della sua “filosofia botanica” e uno spazio in cui studiare e sperimentare. Con questo intento nel 1911 a Bornin, il quartiere di Postdam dove aveva trasferito il suo vivaio fondato a Berlino nel 1903, Karl Foerster (1874-1970) iniziò a trasformare 5mila metri quadrati di terra in quello che sarebbe diventato l’esempio principe e pioniere del “New German Style”. Molto prima dell’olandese Piet Oudolf, da lui fortemente influenzato, e del movimento “New Perennial”, qui trovarono posto erbacee perenni e graminacee, a cominciare da quelle che Foerster selezionava nel suo vivaio, ricercando non solo la bellezza dei fiori, ma soprattutto la rusticità e la resistena a siccità e malattie.
Con straordinaria modernità, infatti, questo vivaio poliedrico e visionari, giardiniere e prolifico scrittore che amava definirsi “cosmopolita”, era alla costante ricerca delle piante più appropriate per creare giardini “per prigri intelligenti”: a bassa manutenzione e belli in ogni stagione.

Ibridi ancora in auge
Ancora oggi è in commercio oltre un terzo dei circa 470 ibridi da lui creati, soprattutto Delphinium e Phlox, sue grandi passioni, tra cui Phlox paniculata ‘Violetta Gloriosa’, Delphinium ‘Morgentau’, Helenium ‘Kugelsonne’ e Rudbeckia fulgida var. sullivantii ‘Goldsturm’. Due graminacee portano il suo nome: una Calamagrostis x acutiflora e una Molinia caerulea. La prima, un ibrido spontaeo tra Calamagrostis arundinacea e C. epigejos, vanne da lui scoperta presso il giardino botanico di Amburgo, messa in produzione e inserita in catalogo nel 1939. Figlio di un astronomo e di una pittrice, Foerster aveva studiato da apprendista giardiniere a Schwerin, quindi all’Accademia di giardinaggio a Postdam e in Italia, a Bordighera, sotto la guida del botanico tedesco e architetto dei giardini Ludwig Winter (1846-1912), curatore dei Giardini Hanbury di La Mortola (Imperia).

In uno dei suoi tanti libri scrisse: «Se nascessi di nuovo, farei ancora il giardiniere: questa è una professione troppo grande per una sola vita». Questo suo giardino resta, di fatto, la summa della sua ricerca, un laboratorio in cui ha sperimentato nuovi ibridi e ha messo alla prova connubi botanici innovativi e di grande impatto. Come spiega Heidi Howcroft, la paesaggista che ha curato la mostra a lui dedicata al Postdam Museum in occasione dei 150 anni dalla nascita, «Qui Foerster mostrava come utilizzare perenni, graminacee, alberi e arbusti nelle più varie esposizioni: in pieno sole nel Senkgarten, a mezz’ombra nel giardino primaverile e in quello roccioso, nell’ombra profonda nella radura delle felci, rendendo gli spazi interessanti in ogni stagione, grazie a fioriture, bacche, forme e texture del fogliame».
Stanze tematiche nel giardino di Karl Foerster
Il giardino è suddiviso in stanze tematiche, allestite in un gioco costante di luce e ombra e con un uso del colore che prevede una presenza armonica di giallo, blu e rosso. Il sentiero primaverile che accoglie il visitatore è un’esplosione di fioriture fin dall’inverno, con Hamamelis e viburni invernali, quindi Daphne, azalee e bulbose, dai bucaneve fino ai narcisi e tulipani, e invitanti tappeti di primule e campanule. Ma il cuore del giardino è il Senkgarten (“giardino sommerso”), posto a un livello inferiore rispetto al resto, con esuberanti aiuole e bordure disciplinate da basse siepi di bosso, camminamenti in pietra, panchine e un laghetto centrale.

Il fitto impianto accosta Miscanthus sinensis ‘Gracillimus’, ‘Flamingo’ e ‘Undine’, dalie nelle più diverse tonalità, Molinia caerulea subsp. arundinacea ‘Karl Foerster’, Rudbeckia hirta, Nicotiana sylvestris. Nel laghetto centrale svettano in contenitori Lythrum salicaria ed Equisetum hyemale, e bellissimi vasi sono disseminati un po’ ovunque, sia perché tra le sue passioni Foerster annoverava anche la ceramica, soprattutto giapponese, sia perché poteva così coltivare piante meno rustiche, da ricoverare al coperto nei mesi invernali.
Da fine estate nelle aiuole autunnali occhieggiano astri, Helenium, anemoni e crisantemi, mentre il giardino roccioso è giocato sui toni del verde e sulle texture dei fogliami, abilmente intervallati da pietre, altro elemento amato dal paesaggista, che le ha utilizzate anche sotto forma di bordi e sentieri. Ancora oggi, oltre a raccontare una personalità unica e un capitolo importante della storia del giardino, queste stanze verdi mostrano le piante che lo hanno reso moderno e il loro utilizzo, e regalano a chi le visita spunti e idee per il proprio spazio. Proprio come desiderava Karl Foerster.
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