È il titolo del libro di Olivia Laing, scrittrice e critica letteraria, ma anche ciò che lei ha fatto recuperando e reinventando un giardino in stato di abbandono.
Fare un giardino contro il tempo, questa era l’intenzione di Olivia Laing, scrittrice e critica letteraria inglese, autrice del caso letterario The Garden Against Time (edito in Italia da Il Saggiatore), in vetta alle classifiche internazionali dei libri più venduti. Guardando le immagini, scattate nel suo giardino alle soglie di agosto, si può dire che c’è riuscita.
Olivia fin da bambina si appassiona alle piante e ai giardini, che visita con il padre, attraversa un periodo di attivismo ambientalista e studia erboristeria, ma fino ai 40 anni vive sempre in affitto, abita giardini che non può, se non in minima parte, portare con sé. La svolta arriva quando conosce e sposa Ian Patterson, professore a Cambridge e poeta, molto più anziano di lei. “L’amicizia è nata dal comune interesse per il giardinaggio e, dopo il suo pensionamento, ci venne l’idea di trovare una casa dove ci fosse un giardino da ripristinare o la possibilità di crearne uno da zero“, racconta.
La scelta cade su Magnolia House, una dimora sulla High Strett di Yoxford, un paesino del Suffolk non lontano da Cambridge, nel Sud-Est dell’Inghilterra. Alle spalle della facciata su cui arrampicano due rose ‘Madame Alfred Carrière’ si apre un giardino fatto a stanze, completamente racchiuso da un muro di mattoni rossi, opera del precedente proprietario, Mark Rumary (1929-2010), garden designer che lavorò per trent’anni a Notcutts, famoso vivaio del Suffolk, progettando e restaurando decine di giardini.

Il paradiso perduto di Olivia Laing
Il giardino è in stato di abbandono da anni, saltuariamente utilizzato per matrimoni. Olivia vi trasloca nel 2020 e inizia il suo lavoro di recupero proprio mentre in Europa arriva il Covid. “Nelle mie intenzioni, come per molti giardinieri, c’era l’Eden, sebbene in me ci fosse anche il desiderio di studiare e imparare a conoscere bene i suoi principi fondanti”, scrive nel libro, dove racconta questo periodo trascorso tra giornate in ginocchio a estirpare erbacce o sui cataloghi a ordinare bulbi e sementi mentre approfondisce sui libri la ricerca storico-letteraria, a partire da Paradiso perduto di John Milton fino a Modern Nature di Derek Jarman, regista e artista che, malato di Aids, costruì il suo giardino, Prospect Cottage, sui ciottoli della costa del Kent vicino alla centrale nucleare di Dungeness. In parallelo conduce un’inchiesta sul giardino e il suo creatore. La guidano un reportage in bianco e nero di Country Life, il libro di Mark Rumary, i racconti delle persone che l’avevano conosciuto.

Il giardino a stanze, classico stile Arts & Craft che ha il suo più celebre esempio in Sissinghurst, qui non è lineare: le demarcazioni sono un po’ sghembe, senza angoli retti, e le separazioni, come la siepe di faggio con la bellissima coppia di altissimi archi, disegnano quattro piccoli giardini più alcune aiuole sparse lungo il vialetto che costeggia la casa sul lato nord.
Non rovinare ciò che potrebbe essere prezioso
Di fronte alla casa si apre il grande prato contornato da larghe bordure curvilinee culminati in fondo nella siepe di tasso e nell’arco di mattoni a sesto ribassato. Il più formale dei giardini, che al centro ha una vasca in pietra quadrilobata in stile moresco, è quello che più ha mantenuto l’aspetto originario. Olivia si muove con attenzione, consigliata dal giardiniere: per il primo anno, l’imperativo è non togliere nulla per paura di rovinare qualcosa di prezioso. Il primo inverno l’emozione ha il colore blu, quello dei fiori di Iris unguicularis, adatta alla sabbia siccitosa dell’East Anglia, che si aprono in dicembre, e poi, più avanti, della Scilla siberica ‘Spring Beauty’ descritta da Mark Rumary.
La scrittrice capisce subito che non desidera ricreare il giardino originale: “Volevo che il mio fosse uno spazio più selvatico e morbido, che conservasse un po’ del senso di segretezza e smarrimento di quando lo avevo visto la prima volta”, scrive Olivia. Un risultato ottenuto, come conferma Marianne Majerus, pluripremiata fotografa di giardini autrice delle immagini pubblicate in questo articolo, che venne qui trent’anni fa, all’inizio della sua carriera, per ritrarre il lavoro di Rumary: “Anche se è leggermente cambiato”, conferma Marianne, “il giardino ha mantenuto la sua atmosfera intima e misteriosa“.

La stanza che Olivia ha rifatto completamente, perché poco era rimasto, è quella di fronte alla biblioteca di Ian, dove ha voluto una vasca rasoterra circondata da un pavimento di pietra su cui veglia un torso di Eros. Per sé, invece, la scrittrice ha risistemato la serra sotto la magnolia, lasciando inselvatichire il prato intorno per un effetto prateria fiorita, nella quale ha disegnato un sentiero sinuoso.
Alla fine di tanto lavoro, il giardino è stato aperto al pubblico a giugno del 2022 per il National Garden Scheme, associazione che apre giardini privati per beneficenza. Scrive Olivia Laing: “È stato probabilmente il giorno più bello della mia vita: solo per la sensazione di guardare dentro e vedere il giardino così pieno di persone che parlavano tra loro, che si sentivano a casa“.
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