Una coppia di collezionisti ha creato a Montemarcello, sul golfo di La Spezia, uno straordinario parco di arte ambientale, dove opere di Jan Fabre, Jannis Kounellis, Kengiro Azuma e tanti altri abitano stanze verdi concepite per ospitarle, in dialogo con il paesaggio.
Superati gli Appennini, quando sull’autostrada della Cisa si incomincia a sentire aria di mare, poco oltre Bocca di Magra, dove il fiume diventa un porto canale per le barche in fuga dalle mareggiate della Versilia, si trova uno dei segreti meglio custoditi di questa terra di confine tra Liguria e Toscana. È la Marrana, un parco d’arte ambientale fra i più belli d’Italia, dove opere di Jannis Kounellis, Jan Fabre, Mario Airò, Ettore Spalletti, Kengiro Azuma e Luigi Mainolfi — solo per fare qualche nome — sono perfettamente integrate nel paesaggio e nelle trame verdi del giardino, quasi fossero anch’esse spuntate dalla terra. Frutto di anni di lavoro, passione e frequentazioni di due appassionati collezionisti d’arte contemporanea, Grazia e Gianni Bolongaro.

Da rifugio del weekend a progetto culturale
Per conquistarlo bisogna salire i numerosi tornanti che segnano i fianchi del monte fino a Montemarcello, frazione del comune di Ameglia (La Spezia) che prende il nome dal console romano Claudio Marcello che qui sconfisse i Liguri Apuani nel 155 a.C. Il promontorio boscoso fa parte della vasta area protetta del Parco di Montemarcello-Magra-Vara. La vegetazione spontanea è caratterizzata da pini marittimi e pini d’Aleppo, boschetti di leccio, e poi corbezzolo, lentisco e mirto. E ancora ginestre, cisto bianco ed erica arborea. Qua e là le macchie argentee degli ulivi e qualche pianta di fico ricordano che un tempo da queste parti si faceva agricoltura. Un promontorio come la prua di una nave, dove lo sguardo spazia dal Golfo di La Spezia alle Alpi Apuane.
Una vista che ha catturato Grazia e Gianni Bolongaro, capitati qui da Milano negli anni Ottanta in cerca di un rifugio per i fine settimana. Nel 1995 i coniugi iniziano un percorso nell’arte per sostenere la vita culturale di Montemarcello, con una mostra in ricordo del pittore Carlo Mattioli, appena scomparso, amico di Indro Montanelli. Il giornalista era di casa da queste parti, come Natalia Aspesi e Giorgio Soavi. Nel 1996 la seconda mostra è dedicata a Fausto Melotti. Negli anni seguenti, grandi artisti sono invitati ad allestire personali e realizzare un’opera site specific destinata ad arricchire la collezione. In parallelo, con successive acquisizioni di terreni, il parco si ingrandisce per ospitare nuove installazioni.

Stanze verdi per le opere
Varchiamo il cancello d’artista, opera di Lorenzo Mangili, accompagnati da Fabio il Giardiniere, appassionato di arte e design che frequenta la tenuta della Marrana, un cenacolo che accoglie curatori e critici d’arte. Qui sono passati personaggi del calibro di Marina Abramovic, Joseph Kosuth — uno dei protagonisti dell’arte concettuale — e Hamish Fulton, artista camminatore, fondatore della walking art, che non lascia segni, solo due pannelli finali con il racconto dei sentieri da lui percorsi alle spalle del golfo.
Superata la piazzetta dove affaccia lo studio di Gianni si sale alla casa, davanti alla quale si apre un grande prato, come un balcone sulle Apuane. Un paesaggio che ha ispirato al giapponese Kengiro Azuma un’opera intitolata Il sogno: un lunghissimo nastro di acciaio corten che copre alla vista la bruttura della piana urbanizzata. Un sogno, appunto.

Il giardino come scenografia vivente
Il parco, di quattro ettari e mezzo, scende sui fianchi del monte in una sequenza di balze e stanze verdi, realizzate nel tempo per ospitare e ambientare le opere degli artisti. Del giardino si occupa Grazia, con l’aiuto di collaboratori e un giardiniere, che costantemente potano in forma gli arbusti, che disegnano con i loro volumi un giardino fatto tutto di verdi, come fosse anch’esso una grande opera d’arte. L’approccio della padrona di casa, illuminato per gli anni Ottanta, è stato da subito quello di pulire le balze dai rovi e conservare l’esistente. Vecchi ulivi, mimose, cipressi, e tutti gli alberi e arbusti della flora spontanea: mirto, lentisco, corbezzolo, erica arborea e allori.
La vegetazione aggiunta non esce dal tema di un giardino fatto principalmente di verdi, con le grandi foglie dei farfugi e le essenze della flora mediterranea, come rosmarino prostrato, lavande, Euphorbia characias, santolina ed elicriso, che con le loro foglie argentee dialogano con la pietra dei gradoni davanti alla parte a prato utilizzata per i concerti all’aperto, delimitata in basso da una pergola di uva fragola. A far da contrappunto, qualche tocco porpora dato da Tulbaghia violacea e Oxalis triangularis purpurea.
Si esce dalla Marrana con l’impressione di avere attraversato un luogo dove gesto artistico, vegetazione e paesaggio si intrecciano senza soluzione di continuità. Un’opera d’arte totale, nata per amore, alimentata dalla curiosità e dalla passione, custodita dall’abbraccio della natura.
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