Il giardino giapponese riproduce in miniatura scenari naturali, con stagni, ruscelli, isole e colline. Per farlo ricorre a un repertorio ristretto di materiali, ciascuno con un significato preciso. Secondo l’architetto del paesaggio Marc Peter Keane, i due principi cardine sono imparare dalla natura e reinterpretarla. È da questa osservazione che nasce la composizione del giardino: pietre che evocano montagne, ghiaia che prende il posto dell’acqua, piante scelte per la forma e i cambiamenti stagionali. Anche gli elementi costruiti, come ponti, lanterne e sentieri, partecipano al disegno. Si tratta di riconoscere gli elementi essenziali del paesaggio e riproporli in uno spazio misurato, dove anche il vuoto ha un ruolo.
Per capire come si traducono questi principi nella progettazione, vediamo quali sono gli elementi fondamentali del giardino giapponese e come vengono utilizzati.
Indice dei contenuti:
La pietra
La pietra è uno degli elementi più antichi e caratteristici del giardino giapponese. Nei primi giardini delle residenze aristocratiche, sviluppati soprattutto a partire dal periodo Heian (794-1185), rocce irregolari contribuivano a ricreare paesaggi naturali. Con il diffondersi del buddhismo zen, durante il periodo Muromachi (1336-1573), la composizione con rocce acquistò un ruolo ancora più importante: nei giardini asciutti (karesansui), montagne, isole e corsi d’acqua potevano essere evocati senza ricorrere all’acqua vera e propria ma utilizzando ghiaia e rocce.

Un celebre esempio è il giardino del tempio Ryōan-ji, a Kyoto, realizzato probabilmente alla fine del XV secolo. In un rettangolo di ghiaia bianca sono disposti quindici massi in gruppi di dimensioni diverse. La composizione può suggerire isole affioranti da un oceano, montagne avvolte dalle nuvole o altri paesaggi.

Un altro esempio si trova nel giardino botanico del tempio Man’yō-ji, a Nara-shi, in Giappone, dove tre pietre emergono da un letto di ghiaia. La composizione essenziale concentra l’attenzione sulla forma, sulle proporzioni e sulla disposizione delle rocce.

Come si scelgono e si collocano le pietre
L’arte di disporre le rocce è chiamata ishigumi. La scelta dei massi richiede innanzitutto di osservare forma, colore, tessitura, venature e orientamento a seconda di come vengono posati. Si preferiscono esemplari già modellati dagli agenti atmosferici, che si inseriscono più facilmente nel paesaggio. Quando si lavora con più pietre, è importante che abbiano caratteristiche simili, senza essere identiche.
Prima della posa, i massi si dispongono sul terreno e si osservano da diversi punti di vista. Si individua una pietra principale, attorno alla quale si organizzano le altre, evitando una distribuzione regolare o simmetrica. I massi vengono poi leggermente sotterrati per dare un’apparenza più naturale, come se emergessero dal terreno.

L’acqua
Nei giardini giapponesi antichi l’acqua ha avuto un ruolo centrale. Durante il periodo Heian, i giardini delle residenze aristocratiche comprendevano spesso grandi stagni con isole, ponti e rive sinuose. Nei giardini delle residenze aristocratiche del periodo Heian (794-1185), questi paesaggi erano concepiti per essere ammirati dagli edifici. Il giardino si sviluppava davanti alla residenza, con uno stagno, isole, ponti e vegetazione disposti per comporre una veduta. Dalla veranda si potevano osservare i riflessi sull’acqua, ascoltare la musica, comporre poesie e seguire le attività che si svolgevano nello stagno, anche a bordo di piccole imbarcazioni. Questi giardini erano definiti Kanshō-teien (giardini da contemplazione, pensati per essere ammirati stando seduti da una veranda o da un edificio).
In seguito, nei giardini da passeggio, lo stagno divenne il fulcro di un percorso che permetteva di osservare il paesaggio da prospettive diverse. Un sentiero costeggia l’acqua, attraversa ponti, passa tra gli alberi e conduce verso padiglioni, colline artificiali e punti panoramici. A ogni svolta cambia la veduta: alcune parti del giardino vengono nascoste e si rivelano soltanto proseguendo.
Questa tipologia si affermò soprattutto nei periodi successivi a quello Heian, raggiungendo grande diffusione durante il periodo Edo (1603-1868).
La Katsura Imperial Villa, a Kyoto, è uno degli esempi più noti. Realizzato nella forma attuale soprattutto tra il 1615 e il 1662, il complesso comprende uno stagno dalle rive irregolari, ponti, isole e padiglioni da tè. Il percorso segue le curve dell’acqua e impedisce di abbracciare l’intero giardino con un solo sguardo.

Non tutti i giardini richiedono, però, un bacino d’acqua. Nei karesansui la ghiaia rastrellata ne rappresenta il movimento, mentre nelle composizioni più piccole può bastare un bacile di pietra.
Il bacile di pietra
Il tsukubai è un bacile utilizzato tradizionalmente per lavarsi le mani prima della cerimonia del tè. Il gesto di chinarsi per raggiungere l’acqua richiama un atteggiamento di raccoglimento e rispetto. Un esempio noto si trova nel giardino del Ryōan-ji, dove un bacile di pietra presenta un’iscrizione che, letta insieme all’apertura quadrata centrale, esprime il concetto di accontentarsi di ciò che si ha.

Per inserirlo in un giardino, si sceglie un punto appartato, raggiungibile da un sentiero e possibilmente ombreggiato. Il bacile va posato su una base stabile, con uno scarico che eviti ristagni indesiderati. Può essere alimentato da una piccola condotta di bambù, oppure riempito manualmente. Intorno si possono disporre poche pietre di appoggio e una copertura vegetale bassa, senza affollare lo spazio.
Il muschio e le piante
Le piante dei giardini giapponesi vengono scelte in base al portamento, alla struttura dei rami, alla forma delle foglie e al modo in cui cambiano durante l’anno. Molti giardini valorizzano le fioriture primaverili o il colore autunnale del fogliame.

Il Saihō-ji, a Kyoto, conosciuto come Kokedera, cioè tempio del muschio, è uno degli esempi più celebri di giardino in cui l’uso di licheni e muschi è protagonista. La tradizione del giardino risale al XIV secolo e viene associata al monaco e progettista Musō Kokushi. Il muschio ricopre ampie superfici del terreno e si combina con le rocce e lo stagno, creando un paesaggio con diverse tonalità di verde. Il giardino comprende anche una composizione asciutta con pietre e sabbia.

Tra gli alberi più ricorrenti ci sono i pini, apprezzati per il fogliame sempreverde e per i rami modellabili con la potatura. In molti giardini vengono allevati per ottenere chiome aperte e asimmetriche, con rami che si sviluppano in orizzontale. Anche quando sono potati con cura, devono conservare un aspetto naturale. I pini sono inoltre associati alla longevità.
Accanto a loro, gli aceri giapponesi (Acer palmatum) sono scelti per la forma delle foglie e per il colore che assumono in autunno, dal giallo al rosso intenso. Le azalee e le satsuki (Rhododendron spp.) portano invece fioriture primaverili e di inizio estate; sono spesso potate in masse compatte, che sottolineano il profilo del terreno o il margine di uno stagno. La lunga tradizione di coltivazione di queste piante ha dato origine a numerose varietà selezionate.

Altre presenze frequenti sono le camelie, che fioriscono tra l’inverno e la primavera, e i ciliegi ornamentali, coltivati soprattutto per la fioritura. Nei giardini più ombrosi trovano spazio felci, erbacee da sottobosco e soprattutto muschi, che formano superfici continue dove l’umidità e le condizioni del terreno lo consentono. Il bambù può essere usato per creare quinte verdi e schermature, mentre arbusti sempreverdi come l’agrifoglio contribuiscono a mantenere la struttura del giardino anche in inverno.
La scelta delle piante dipende anche dal tipo di giardino. In un giardino da passeggio si alternano alberi, arbusti e fioriture che cambiano aspetto nel corso dell’anno; in un giardino asciutto, invece, la vegetazione può essere ridotta a pochi elementi, spesso sempreverdi, così che siano le rocce, la ghiaia e gli spazi vuoti a definire la composizione.
Lanterne, ponti e percorsi
Con la diffusione della cerimonia del tè, tra il tardo periodo Muromachi e il periodo Momoyama (1573-1603), il giardino assunse sempre più spesso la funzione di percorso preparatorio all’ingresso nella sala della cerimonia. Le pietre di passaggio, le superfici pavimentate e le lanterne non erano semplici ornamenti, ma elementi che regolavano il movimento e il comportamento del visitatore. Il giardino da tè, chiamato roji o chaniwa, era progettato per accompagnare verso uno spazio più raccolto, lontano dal ritmo della vita quotidiana.

Le lanterne di pietra (ishi-dōrō) derivano anche dalla tradizione di illuminare templi e santuari. In seguito sono diventate elementi caratteristici dei giardini, soprattutto in quelli da tè. Possono essere collocate vicino a un bacile d’acqua, lungo un sentiero o in un punto in cui servono a bilanciare la composizione. Alcune tipologie presentano parti associate ai cinque elementi della cosmologia buddhista, ma non tutte le lanterne condividono questa struttura simbolica. Nelle lanterne tradizionali a piedistallo, infatti, le parti possono essere interpretate in relazione ai cinque elementi buddhisti, dall’alto verso il basso: vuoto, vento, fuoco, acqua e terra. Da nonn confondere con il gorintō, una torre composta da cinque volumi sovrapposti, ciascuno con una forma simbolica: cubo, sfera, piramide, mezzaluna e una forma simile a un fiore. Rappresentano terra, acqua, fuoco, vento e vuoto. È soprattutto un monumento funerario o commemorativo, non una lanterna destinata a illuminare il giardino.

I ponti e i percorsi sono particolarmente importanti nei giardini da passeggio. Alla Katsura Imperial Villa, il sentiero costeggia lo stagno e conduce verso padiglioni e punti di osservazione, mentre le curve della riva impediscono di vedere tutto contemporaneamente. Il visitatore scopre il giardino in successione, attraverso vedute che cambiano con il movimento.
Il vuoto come scelta di progetto
La capacità di organizzare lo spazio è uno dei caratteri più riconoscibili del giardino giapponese. Non è necessario riempire ogni spazio con piante, pietre o ornamenti: la distanza tra gli elementi contribuisce a definirne forma e peso visivo.
La prima operazione consiste nello scegliere il punto di vista principale. In un giardino domestico può essere una finestra, una veranda o una seduta. Da lì si osserva lo spazio e si stabilisce quali elementi mettere in evidenza, quali nascondere e quali lasciare liberi. La posizione delle pietre, degli alberi e delle superfici minerali deve essere valutata anche in funzione della crescita futura delle piante.

Altri articoli che potrebbero interessarti
Kokedama: perle di muschio per la casa

Scopri come creare i kokedama, le perle di muschio per la casa.
Acero giapponese: come coltivarlo in vaso e in giardino

Dal Giappone ai giardini: scopri come coltivare e moltiplicare l’acero giapponese in vaso e in giardino.