I prati di Hermannshof a primavera si riempiono di centinaia di varietà di bulbose, tra cui i tulipani. L’aspetto spontaneo è il frutto di studiati accostamenti.
Parco pubblico, giardino botanico, o ancora, in certi tratti, bosco. Se siete tra coloro che amano le definizioni precise, visitando Hermannshof, poco distante dal centro storico di Weinheim, in Germania, una manciata di chilometri a nord di Heidelberg, potreste trovarvi in difficoltà. Questo luogo, infatti, sfugge a qualsiasi classificazione, quasi fosse una categoria a sé. Volendo, lo si potrebbe definire giardino sperimentale, perché, esteso su circa due ettari, cambia volto di continuo. E non soltanto per il naturale succedersi delle stagioni, ma perchè è un luogo di incontro e convivenza di erbacee – molte delle quali appartenenti alla flora spontanea -, arbusti e bulbose, in scenografie in continua evoluzione, ma sempre all’insegna di una studiata spontaneità. Il che lo rende, in fondo, un esempio da manuale del cosiddetto stile naturalista tedesco, in un perfetto connubio di ecologia, per l’attenzione a biodiversità, sostenibilità ed estetica.

Hermannshof: armonie e contrasti di colori
Hermannshof è anche il risultato della sua storia peculiare. Nel 1888 l’intera proprietà (villa e giardino) venne acquistata dall’industriale Hermann-Ernst Freudenberg, al quale deve sia il nome sia la considerevole collezione di alberi, molti dei quali ancora presenti. Tra gli altri, un Cedrus atlantica ‘Glauca’ del 1888, una Magnolia denudata del 1890 e, dello stesso anno, un castagno (Castanea sativa) e un Ginkgo biloba.
Nel 1924 il giardinon iniziò a essere rimaneggiato dall’architetto di giardini Heinrich Wiepking-Jürgensmann, al quale si deve per esempio un lungo pergolato di glicini, e dopo la Seconda guerra mondiale venne occupato dagli americani insieme alla villa. La proprietà fu quindi rilevata a metà degli anni Sessanta dal gruppo industriale Freudenberg, creato dai discendenti di Hermann. Fu allora che il parco venne trasformato in giardino sperimentale, con l’intento di farne un modello di riferimento per l’impiego delle erbacee perenni e di aprirlo gratuitamente al pubblico.

Il team di esperti guidato da urs Walser, direttore del giardino fino al 1998, ha seguito una precisa linea guida: ricreare associazioni di erbacee a bassa manutenzione e di grande effetto per l’armonia, o il contrasto, di forme e colori, ispirandosi a quelle presenti in natura. È stato poi Cassian Schmidt, direttore dal 1998, a dare particolare impulso alla ricerca delle “nuove perenni”. Il risultato ricorda certe realizzazioni del paesaggista Piet Oudolf, le sue distese di erbacee capaci di autodisseminarsi e crescere in autonomia, e la sua attenzione all’estetica di ogni singola specie, in ogni stagione dell’anno.
La continua ricerca di naturalezza ha portato a ricreare ambienti e associazioni diversi sulla base delle esigenze delle piante e dei loro habitat naturali: i prati umidi, con Euphorbia palustris, camassie e Iris sibirica; le praterie nordamericane, con le più diverse specie di Echinacea; la zona con salvie e achillee a bassa esigenza idrica; il sottobosco, all’ombra degli alberi secolari, con piante dall’interessante fogliame, dal Podophyllum alla Brunnera.
Insomma, percorrendolo, si ha la sensazione di passeggiare in un manuale di botanica in 3D: un percorso circolare, con al centro la villa in stile neoclassico, ogni luogo di incontri e conferenze, lungo il perimetro i grandi esemplari arborei e, raggruppati per provenienza (Europa, Asia, America) le 2.500 perenni e glia arbusti, in un rincorrersi di colori, fioriture e foliage. Tutti costantemente monitorati, per osservarne resistenza alle malattie, capacità di rigenerarsi, effetto ornamentale degli accostamenti di fiori e fogliami.
Tulipani naturalizzati
Al centro del giardino, da un lato e dall’altro della villa, si aprono ampie zone a prato dove, con la massima spontaneità, crescono e fioriscono centinaia di bulbose, in particolare tulipani, che con il tempo si sono anche naturalizzati. Ad aprile affiorano tra l’erba alta dispiegando un catalogo di ibridi peculiari: quelli di Darwin, di Viridiflora, con petali sfumati di verde, specie botaniche quali Tulipa fosteriana e Tulipa gesneriana. Mescolati a Myosotis, Epimedium, camassie, rappresentano l’esempio più calzante della ricerca di naturalità dispiegata nel giardino. A tratti parrebbe persino di trovarsi davanti a un incolto dove i loro bulbi siano giunti per caso. Eppure gli accostamenti cromatici sono stati studiati con attenzione: i bianchi a far risaltare i viola e i porpora, i gialli ad accompagnare le varietà con petali rossi striati. E a dividere le varie porzioni fiorite solo camminamenti dove l’erba è stata falciata. Non c’è dubbio. di tutte le stagioni, di tutte le scenografie di Hermannshof, questa è la più colorata.
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