Scopri tutto sui filodendri: robusti e adattabili, evocano le foreste pluviali dalle quali provengono. E qualcuno è più rustico di quanto ti aspetti!
Origine e caratteristiche del Philodendron
I Philodendron hanno foglie lucide e cuoiose, intere, ovate, oblunghe, a forma di cuore, freccia o lancia, oppure divise e con incisioni così profonde da raggiungere quasi la nervatura mediana. E in genere tanto grandi e lussureggianti da regalare un irresistibile “effetto giungla” al giardino, al cortile, alla casa.
Il genere comprende oltre 500 specie, perenni terrestri o epifite (crescono su altre piante senza però parassitarle), originarie delle foresti pluviali della Florida, del Messico e dell’America Centrale e Meridionale, da tempo entrate prima nelle serre e verande sette-ottocentesche e poi, con alterne fortune, nelle nostre case, molto amate per il vistoso fogliame.
Spesso dotati di radici aeree, con le quali si ancorano al terreno, i filodendri producono fiori minuscoli, riuniti in spadici avvolti da brattee più o meno vistose, in natura impollinati da coleotteri specifici.
Storia dei filodendri
I Philodendron sono stati descritti per la prima volta nel 1644 da Georg Marcgraf, naturalista e astronomo tedesco arrivato in Brasile nel 1638, ma il primo tentativo scientifico di classificazione venne fatto da Charles Plumier (1646-1704), botanico francese (da cui prende nome il genere Plumeria), sulla base delle prime sei specie da lui raccolte in Martinica.

Molti anni, molte esplorazioni e molte nuove specie dopo, i filodendri, dapprima inseriti nel genere Arum, nel 1829 vengono finalmente collocati in un proprio taxon da Heinrich Wilhelm Schott, botanico austriaco, giardiniere reale a Vienna, cacciatore di piante in Brasile e grande studioso della famiglia delle Araceae, che lo battezza prima Philodendrum, e in seguito, nel 1932, Philodendron, dal greco philein, amare, e dendron, albero, in riferimento all’epifitismo di molte specie.

Carta d’identità del Philodendron
CHI SONO: specie e varietà di Philodendron, famiglia delle Araceae.
ORIGINE: Stati Uniti meridionali, Centro e Sud America tropicale.
CARATTERISTICHE: piante perenni terrestri o epifite. Il fusto è in molti casi provvisto di radici aeree.
FOGLIE: sempreverdi, di dimensioni variabili ma in genere grandi, lucide, possono essere intere o più o meno profondamente lobate o divise, alterne, in ciuffi o rosette.
FIORI: molto piccoli e privi di petali, sono riuniti in infiorescenze a spadice, in genere avvolte da grandi spate, verdi o colorate. Tuttavia nei nostri climi fioriscono con difficoltà.
Dai salotti storici alle case di oggi
Tra i protagonisti principali dei giardini d’inverno ottocenteschi, riservati alle case più ricche, i filodendri hanno vissuto una seconda stagione di gloria in epoca Liberty, come piante da interno.
«Henri Matisse per esempio aveva per loro una vera passione. Li coltivava, assieme alle Monstera, che sono simili, nel suo studio di Nizza e li ha dipinti diverse volte», dice Riccardo Cucchiani, presidente dell’Associazione Utopia Tropicale, dedita alla conoscenza delle specie esotiche.
Nuovamente di moda negli anni Settanta del secolo scorso, assieme alle piante da appartamento in generale, i filodendri stanno oggi risvegliando un nuovo interesse, anche perché fra le specie esotiche sono quelli che più facilmente si adattano agli ambienti domestici.
Le varietà più decorative
«In realtà Philodendron bipinnatifidum, un tempo chiamato P. selloum, è decisamente rustico, anzi, un vero carrarmato! L’ho visto spesso piantato all’aperto nei giardini liguri, pugliesi e siciliani e ne cresce un esemplare bellissimo all’Isola Madre, sul Lago Maggiore», continua Riccardo Cucchiani. «Potrebbe essere coltivato senza problemi anche sui terrazzi e nei cortili delle città del Centro-Nord dal microclima più mite. Lo stesso vale per P. xanadu, anche se è un po’ meno resistente al freddo». Due specie a portamento terricolo, con foglie enormi e profondamente divise: in vaso davvero spettacolari.
Decisamente tropicali e dunque da tenere in casa o ritirare in verande, androni e pianerottoli prima dell’inverno, tutti gli altri: foglie altrettanto grandi, ma intere, a forma di cuore o ampia freccia, con meravigliosi contrasti fra il verde scuro o brillante delle lamine e le nervature chiare, caratterizzano P. gloriosum, P. melanochrysum, il raro P. williamsii, P. wilsonii e la sua cultivar ‘Burle Marx’. Belle anche quelle verde-dorato di ‘Neon’ e quelle ampie e lobate di ‘Green Duke’, P. squamiferum e P. lacerum.
Per quanto riguarda il portamento, P. melanochrysum e P. squamiferum hanno fusti volubili, per cui richiedono un sostegno su cui arrampicarsi. Lo stesso per P. scandens, che però presenta foglie piccole, cuoriformi e appuntite, variamente colorate nelle sue varietà.
