Abbiamo incontrato Marco Mengoni all’Orto Botanico di Brera, a Milano, un’oasi urbana amata dall’artista dove è possibile riconnettersi con sé stessi avvolti dal silenzio e dalle piante. Qui ritrova i ricordi legati alla terra e agli insegnamenti del nonno. Un rapporto più autentico con la realtà, come quello che propone Allo Sbagliato, il club senza telefoni dove il cantante incontra il suo pubblico dal 5 novembre al 19 dicembre.
Ci siamo dati appuntamento al tramonto, quando l’Orto Botanico di Brera diventa un giardino segreto, lontano dagli sguardi di cittadini e turisti. Eppure, con la musica che arriva in lontananza dai locali, la vita al suo interno si fa più percepibile che mai, con le oltre 1.300 specie di piante, organizzate nelle aiuole su base tassonomica su circa 5.000 metri quadrati. La luce del tramonto accompagna i colori del giardino verso il buio e la notte. Emergono le foglie dei grandi alberi, come quelle enormi di Firmiana simplex, che Marco tiene in mano sulla nostra copertina della digital editon di novembre, scattata dal fotografo Antonio Giancaspro.

Marco Mengoni è tornato in questo luogo, che aveva scelto nel 2018 per condividere con alcuni fan il primo ascolto di Voglio e Buona Vita — brani dal suo quinto album, Atlantico — per raccontare la sua passione per le piante. «L’Orto Botanico di Brera è un luogo che non ti aspetti, a cui non siamo più abituati. Per me è un’oasi d’acqua nel deserto dopo una camminata infinita sulla sabbia: ci ritrovo l’energia della natura dei miei luoghi d’origine, le riserve naturali del Viterbese. Dopo tante macchine e asfalto ti riconnetti con le tue cellule più ataviche e ancestrali».
Per Marco, la passione per le piante ha una dimensione tutt’altro che contemplativa: il legame con la natura passa prima di tutto dalle mani. Lavorare la terra è per lui un modo concreto di tornare al presente. «Tendo ad analizzare tutto e vado spesso in overthinking», spiega, «lavorare la terra, toccarla, sporcarmi le mani mi fa pensare meno: in quel momento è come se facessi terapia, resettando tutto».
Cliccando qui puoi leggere l’intervista completa, dove Marco racconta che cosa coltiva sul suo terrazzo milanese.