Amatissimi in passato, una panoramica sulle varietà di giacinti antiche e nuove.
Alzi la mano chi, nell’infanzia, non abbia provato a coltivarne almeno uno, in un bicchiere d’acqua chiuso in un armadio, per farlo fiorire in casa anzitempo e poi ritrovarsi tra le mani un pallido e debole fantasma: chissà chi aveva diffuso questa tecnica, oggi abbandonata, per la forzatura dei giacinti. Da anni, del resto, li si trova comodamento in vendita prima di Natale, pretrattati e in boccio, in vasetti colorati: basta acquistarli per regalarsi un anticipo di primavera. Precoci e facilissimi da coltivare in giardino e in vaso, i giacinti (Hyacinthus orientalis) sprigionano un profumo delizioso, dolce, fresco e intenso, ma mai eccessivo.
Si dice che siano stati i Romani a portarli in Europa dal Medio Oriente: «Lo dimostrerebbe la loro presenza allo stato spontaneo lungo le coste della Francia meridionale», dice Alan Shipp, vivaista inglese che li coltiva dal 1985 e da allora ne è affascinato. «Tuttavia la prima introduzione ufficiale, registrata da Carlos Clusius, botanico e docente francese naturalizzato olandese, responsabile dei giardini imperiali di Vienna, risale al 1573».
Originari di Turchia e Paesi limitrofi, i giacinti erano da tempo coltivati nei giardini degli imperatori ottomani: fu Ogier Ghiselin de Busbecq, in quegli anni ambasciatore viennese a Costantinopoli, a portarli con sé, di ritorno in patria, assiame ai tulipani e a molte altre bulbose. A sua volta, Clusius li diffuse in Inghilterra, in occasione di una sua visita nel 1590, in Olanda, per la precisione nell’Orto botanico di Leyda, da lui fondato tre anni più tardi.

Giacintomania: un periodo di grande fortuna per i giacinti
Anche i giacinti, come i tulipani, ebbero un periodo di grande fortuna: «Ma la giacintomania si verificò un centinaio di anni dopo e fu un po’ più contenuta, anche se nel 1770, per esempio, si arrivò a pagare 800 sterline dell’epoca per un unico bulbo a fiori doppi», prosegue Shipp. «A dare l’avvio a questa passione collettiva fu Peter Voorhelm, vivaista olandese, che nel 1708 individuò una mutazione con corolle doppie bianche con centro rosa, la propagò e la diffuse, con il nome di ‘Koning van Groot Brittannië’», ovvero Re di Gran Bretagna, in onore di William III d’Orange, sovrano olandese di madre inglese. Prima di allora, invece, i giacinti doppi venivano scartati perché considerati deformi». I prezzi iniziarono a salire solo nel 1720, toccarono l’apice tra il 1733 e il 1736, e poi scesero di colpo un anno dopo, perché ritenuti eccessivi anche dai collezionisti più sfrenati.
I giacinti comunque rimasero di gran moda ancora a lungo: Mademe de Pompadour, amante di Luigi XV, per esempio, lo incoraggiava a piantarli in grandi quantità nei giardini dei suoi palazzi. Lei stessa amava coltivarli, ma in casa, in vasi di vetro: nel 1759 arrivò ad averne ben 200 in fiore, a dimostrazione di come queste amabili bulbose potessero rallegrare anche chi non aveva un giardino. Alla fine del secolo si contavano 2.000 varietà, cosa piuttosto straordinaria, tenendo conto che erano tutte derivate da un’unica specie: nel caso dei giacinti, infatti, per la creazione di nuove cultivar ancora oggi si può contare soltanto sulle mutazioni naturali.

Alan Shipp e la National Hyacinth Collection
Oltre che coltivatore (l’unico in Inghilterra, fra l’altro, a essere specializzato in giacinti), Alan Shipp è il responsabile della National Hyacinth Collection: nei dintorni di Cambridge, è riuscito a radunare finora 243 varietà, piantate in file ordinate nei campi e in morbide macchie ai piedi degli alberi del suo giardino. Alcune sono molto vecchie, recuperate in anni di ricerca in giardini e vivai d’Europa, talvolta con un colpo di fortuna: «Come quando mi scrisse dalla Lituania una signora che aveva una collezione di giacinti originari dell’allora Unione Sovietica, con varietà che credevo estinte. tra questa ce n’era una a fiore giallo doppio, che ho riconosciuto grazie a un’illustrazione di Mary Delany custodita alla British Library e vista per caso da un amico: era ‘L’Ophir’, risalente al 1770! Altrettanto fortuito è stato il ritrovamento, in Romania, di ‘Gloria Mundi’, varietà a fiore doppio bianco con cuore rose, introdotta nel 1767 e poi perduta per 250 anni», ricorda Shipp.

Fra le sue varietà d’antan, vi sono anche ‘Grand Maître’, azzurro-celeste (1873); ‘General Koehler’, azzurro intenso (1878); ‘Distinction’, color ciclamino (1880); ‘Lord Balfour’, rosa scuro con margini dei tepali più chiari (1883); ‘Sunflower’, doppio e bianco crema (1897); ‘Prins Hendrick’, giallo pallido (1910) e ‘Menelik’, blu intenso (1911). Fra le più recenti, ‘Blanche Baron’, con fiori violetti, da lui selezionata e dedicata alla mamma della fotografa Marianne Majerus.
I giacinti, il cui colore oggi spazia dal bianco al viola, passando per giallo, arancio, rosa, rosso, azzurro e blu, sono perfetti in macchie naturalistiche, con perenni e altre bulbose; in aiuole formali se vi diverte revocare gli anni Sessanta-Settanta, in piccoli vasi radunati su una scaletta o un davanzale e, incasa, coltivati in terra o in acqua, come Madame de Pompadour. Una raccomandazione, però: quando li piantate indossate i guanti, perchè i bulbi, contenendo cristalli di ossolato di calcio, possono provocare irrigazioni pruriginose alle mani.
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