Scopriamo il giardino privato dell’ecologo e paeaggista James Hitchmough, tra i massimi esperti al mondo di planting naturalistico, nel Somerset, in Inghilterra. Ottenuto in gran parte da seme, come le celebri praterie fiorite del Queen Elizabeth Olympic Park di Londra.
La ghiaia scricchiola sotto i piedi, ombreggiata qui e là dai capolini gialli di Echinacea paradoxa. Più in alto si intravedono le forme flessuose di Dierama pulcherrimum, specie sudafricana che sopravvive al clima incerto del Sud-Ovest dell’Inghilterra. Entriamo nel giardino privato di James Hitchmough, 69 anni, ecologo, giardiniere, paesaggista, scrittore: in tutto il mondo ha realizzato giardini sostenibili, dall’aspetto naturale, coloratissimi e spesso ottenuti da seme. Professore emerito di Ecologia orticola all’Università di Sheffield, ha lavorato a lungo con Nigel Dunnett, scomparso all’inizio di quest’anno.

Da quattro anni James Hitchmough si è trasferito in un casale nella campagna del Somerset, dove ha iniziato un progetto personale che considera il suo ultimo grande lavoro creativo: il giardino di Clayhanger, un modo per sperimentare le sue idee senza vincoli. La proprietà misura poco più di un ettaro e comprende due spazi distinti concepiti come parti di un unico paesaggio: il giardino intorno alla casa, dalle forme tradizionali ma con accostamenti non convenzionali, e l’ex pascolo per bovini, oggi trasformato in un prato fiorito ricco di biodiversità.

Come racconta Hitchmough, il progetto nasce dall’ascolto del luogo e del paesaggio circostante e dalla considerazione dei cambiamenti climatici in atto. Senza dimenticare un aspetto molto concreto: la necessità di adeguare la manutenzione all’avanzare dell’età. La siepe di faggio che separava le due aree è stata rimossa perché interrompeva la continuità visiva, rendendo più naturale il passaggio tra giardino e prato. Lo stesso principio ha guidato la trasformazione del vecchio vialetto: il bitume recuperato è stato riutilizzato come materiale drenante nelle aiuole di ghiaia, tecnica già sperimentata al Knepp Walled Garden nel Sussex, dove Hitchmough ha collaborato con il paesagista Tom Stuart-Smith.
Nella zona ombreggiata da alberi preesistenti – tra cui un vecchio biancospino e un Cornus kousa di circa ottant’anni – convivono specie molto diverse: aster, tra cui il suo amato Aster amellus ‘Veilchenkönigin’, Aconitum, Bergenia emeiensis e piante più insolite come Anemone fanninii, originaria degli altipiani sudafricani. Lungo il margine boschivo, il primavera, fioriscono tappeti di Primula x polyantha nei toni del bordeaux e del porpora, insieme alle primule selvatiche gialle e a Saxifraga fortunei.

Nella parte più alta della proprietà, esposta a sud, Hitchmough ha creato una composizione ispirata alle piante incontrate durante i suoi viaggi. Qui, su uno strato di ghiaia di circa 10 cm, crescono la sudafricana Dierama pulcherrimum, Phlomis italica e la messicana Agave ovatifolia. Sulla terrazza e sulla fascia di ghiaia vicina alla casa il carattere del giardino cambia: il fogliame di Euphorbia nicaeensis si accompagna alle infiorescenze di Kniphofia thomsonii var. thomsonii ‘Stern’s Trip’ ed Echinacea pallida, mentre più avanti emergono gli steli slanciati di Hedychium gardnerianum. Tra le piante più curiose spicca Brunsvigia josephinae, bulbosa sudafricana che Hitchmough ritiene di essere tra i primi a coltivare nel Regno Unito: una rosetta di foglie carnose da cui emerge un’infiorescenza larga un metro, color rosso cremisi.
Creare condizioni difficili
Una delle aree che meglio raccolta il metodo di Hitchmoug è il giardino di ghiaia che dalla casa digrada sul pendio, ispirato a quello di Beth Chatto, in Essex. Qui Hitchmough lavora con un’altissima densità di specie e la biodiversità è favorita dalla scelta di creare condizioni difficili. È controintuitivo, ma in condizioni non ottimali le piante restano compatte e uno spazio ridotto può ospitare più varietà che un suolo fertile. È l’opposto dell’orticoltura tradizionale e il principio alla base della filosofia di James Hitchmoug: non viziare le piante, ma metterle alla prova.
Troviamo Lythrum virgatum ‘Dropmore Purple’, Penstemon digitalis ‘Husker Red’, Gladiolus ‘Ruby’ e grandi campiture di colore. Queste sono per Hitchmough uno strumento estetico ed ecologico: ha dedicato uno studio all’effetto che lui e Nigel Dunnett hanno definito “wow”, convinto che il colore sia il modo più efficace per parlare a un pubblico abituato a un’idea di verde ordinato, lontano dallo stile naturalistico.

L’ex pascolo per bovini è un mosaico di miscele di semi di specie britanniche, dove piante comuni convivono con altre meno frequenti come Teucrium scorodonia e cruciata laevipes. Anche gli alberi sono stati scelti pensando al clima futuro: tra questi il melo cinese Malus hupehensis, cresciuto da seme, e il sempreverde Cornus hongkongensis.
Il cuore del suo metodo resta la semina su larga scala. Nel suo giardino questa passione si traduce in numeri importanti: circa 250 esemplari di Anemone pavonina, seminati, diradati, invasati e poi messi a dimora, e ha l’obiettivo di arrivare a 2000 Dodecatheon meadia f. album. Oggi Clayhanger ospita circa 1300 piante, quasi metà delle quali ottenute da seme nella sua serra, il centro operativo del progetto.
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