Sette ettari di viali, pergolati, boschetti, terrazze, roseti e improvvise aperture sul mare. A Villa Cimbrone, a Ravello, il paesaggio incornicia il giardino. Il 13 settembre questo parco storico farà da scenario ai festeggiamenti per il matrimonio di Ilary Blasi con l’impreditore tedesco Bastian Müller: un occasione per raccontare uno degli incontri più rappresentativi tra la cultura paesaggistica anglosassone e il paesaggio mediterraneo.
La storia del luogo è molto più antica del giardino che vediamo oggi. Già in epoca tardo-romana, secondo le fonti conservate dalla villa, “cimbrontium” indicava un vasto fondo coperto da una vegetazione rigogliosa, dal quale si ricavavano anche legnami destinati alla costruzione navale. In età medievale la proprietà divenne una villa patrizia e passò attraverso diverse famiglie, tra cui gli Acconciagioco e, successivamente, i Fusco, ricco casato di mercanti. La posizione era eccezionale non soltanto per il panorama: in un territorio ripidissimo come quello ravellese, le ampie superfici relativamente pianeggianti costituivano una risorsa rara e preziosa.

Tra Seicento e Settecento i Fusco realizzarono alcuni degli elementi che sarebbero sopravvissuti alle trasformazioni successive, fra cui il grande asse del giardino e il belvedere. Alla fine dell’Ottocento, però, il complesso si trovava in condizioni di abbandono.
A cambiarne la sua storia fu Ernest William Beckett, Lord Grimthorpe, aristocratico inglese appartenente a quella comunità internazionale di viaggiatori, artisti e intellettuali che tra Otto e Novecento trasformò Ravello in una delle mete predilette del Grand Tour. Beckett conobbe questo luogo negli ultimi anni dell’Ottocento e nel 1904 acquistò la proprietà, deciso a riportarla in vita e a farne, secondo una definizione tramandata dalle memorie della villa, “il luogo più bello del mondo”.

Nel recupero ebbe un ruolo importante anche il ravellese Nicola Mansi, conosciuto da Beckett in Inghilterra e descritto come una figura eclettica, dotata di notevoli capacità inventive. Per il progetto botanico Beckett si affidò inizialmente a un capo giardiniere francese e poi al ravellese Tommaso Amato.
Il risultato non fu la creazione di un nuovo giardino: Grimthorpe conservò preesistenze, assi e terrazze e li ricompose all’interno di un disegno più vasto. La cultura del giardino inglese tra Otto e Novecento venne qui tradotta attraverso materiali, architetture e specie vegetali mediterranee. Ne nacque quasi un “giardino di giardini”, nel quale a cambiare non sono soltanto le piante, ma la luce, la profondità, il ritmo del percorso e il rapporto con il panorama.

Il Viale dell’Immenso
Il meccanismo del “giardino di giardini” diventa evidente nel Viale dell’Immenso, uno degli luoghi più emblematici di Villa Cimbrone. Per una parte del percorso il viale è coperto da un fitto pergolato di glicine (Wisteria sinensis), i cui grappoli penduli possono raggiungere dimensioni eccezionali in piena fioritura.
Ai suoi lati si incontrano ortensie,Prunus serrulata, pini domestici (Pinus pinea), platani orientali (Platanus orientalis) e numerose specie esotiche. La guida storica della villa segnala anche una Nolina recurvata ultracentenaria, insieme a grandi vasi di terracotta, sculture e figure bronzee. Fra la vegetazione compaiono le cosiddette Quattro Danzatrici: presenze che interrompono la continuità verde e trasformano il cammino in una successione di quinte.
Dal Tempio di Cerere alla Terrazza dell’Infinito
Il Tempio di Cerere, chiamato anche “Porta del Sole”, conclude il Viale dell’Immenso e funziona come una vera soglia: oltre le colonne, la vegetazione si apre e compare la Terrazza dell’Infinito, con la balaustra scandita da busti marmorei settecenteschi e il Mediterraneo che entra finalmente in scena. L’effetto dipende proprio da ciò che lo precede: dopo un lungo percorso fatto di ombra, pergolati e alberature, l’orizzonte si apre all’improvviso.

Ambienti molto diversi
Dal viale principale si susseguono ambienti molto diversi. Il Poggio di Mercurio, con la copia bronzea dell’Ermes in riposo, e il Tempietto di Bacco, tra cipressi e lavanda. Alla base del tempietto furono deposte, per sua volontà, le ceneri di Lord Grimthorpe. Anche la Tea-room, affacciata su un piccolo giardino all’italiana con rose e fontana, appartiene a questa sequenza di architetture e statue che scandiscono il percorso. Nel Viale delle Ortensie, invece, il paesaggio si fa più raccolto. Bosso e viburni accompagnano il sentiero insieme a Magnolia stellata, Ginkgo biloba, spiree, peonie, dalie e rose banksiae.
Il Terrazzo delle Rose
Il Terrazzo delle Rose, raggiunto attraverso una scaletta coperta di glicine, un tempo utilizzato come campo da badminton, è stato recentemente oggetto di restauro su progetto della paesaggista Silvia Ghirelli e del rodologo Walter Branchi.

Alle rose storiche, come ‘Souvenir de la Malmaison’, ‘Maiden’s Blush’ e ‘Old Blush’, si affiancano cultivar inglesi rifiorenti, tra cui ‘Gertrude Jekyll’, ‘Abraham Darby’ e ‘Mary Rose’, scelte anche per prolungare l’interesse del roseto oltre la sola fioritura primaverile.
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