Giardini pensili di grande impatto visivo, disegnati da Massimo Semola, valorizzano due ospedali cittadini.
Gli effetti benefici del verde sulla salute fisica e mentale sono ormai una evidenza. Lo si è capito dopo i lunghi mesi di lockdown dovuti alla pandemia e lo confermano importanti studi scientifici. Circondarsi di piante e fiori a casa, a scuola e nei luoghi di lavoro non ha solo una significativa valenza estetica, ma anche un incisivo influsso sul benessere delle persone.
Negli ospedali questo valore assume un ruolo ancora più importante. Ne è convinta Gilda Gastaldi, presidente del Gruppo San Donato Foundation (GSD), che conta 18 ospedali dislocati nel Nord Italia, molti dei quali all’assistenza dei pazienti affiancano la formazione universitaria e la ricerca scientifica. Per questo in tutti gli investimenti volti al rinnovamento della struttura ospedaliera, Gilda Gastaldi, sensibile ai temi ambientali e appassionata di giardini, è solita destinare una generosa fetta alla creazione di spazi verdi.
È successo per l’ospedale San Raffaele di Milano, in occasione della realizzione del Polo chirurgico e della urgenze IRCCS, progettato dall’architetto Mario Cucinella, e per l’ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio, concepito dal team di architetti e ingegneri guidati da Tiziano Binini, inaugurato nel 2022 all’interno dell’Arexpo di Rho. A progettare e realizzare gli oltre 4.500 metri quadrati di giardini pensibili dei due ospedali Gilda Gastaldi nel 2021 ha chiamato l’architetto Massimo Semola.

Tra parterre e prateria
Oltre alla messa a dimora di 340 alberi a foglia caduca nell’area circostante l’ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio, sono state realizzate aree a verde pensile poste a quote differenti, per un totale di 3.255 metri quadrati. Tra queste, il Patio, una delle più interessanti. Si tratta di un cavedio di forma rettangolare di 176 metri quadrati, sul quale affacciano la reception e le aule universitarie. “È l’unico spazio aperto accessibile“, dice Semola, “mentre tutti gli altri si possono solo osservare da dentro la struttura”.
Il Patio è un giardino d’ombra, dove il sole arriva soltanto d’estate per poche ore, ma risulta comunque molto luminoso grazie alla luce riflessa dai pannelli di riestimento delle facciate in Alucobond e dalle vetrate. Nel parterre, circondato da un camminamento in grès porcellanato, dove gli studenti possono passeggiare e sostare, Massimo Semola ha giocato con contrasti cromatici e geometrie, sfruttando il motivo del cerchio.

Foto di Matteo Carassale
Intorno a tre larghi vasi in allumini, disposti non perfettamente in linea, ciascuno dei quali ospita un Acer palmatum ‘Bloodgoob’ e un tappeto di Ophiopogon japonicum, ha creato un parterre di Pachysandra terminalis, erbacea perenne dalle foglie verde intenso, all’interno del quale con esemplari di Liriope spicata ‘Silver Dragon’ ha disegnato tre anelli, che spiccano sul fondo per le luminose foglie variegate. “È grazie ai vasi se ho potuto coltivare gli aceri, fondamentali per dare tridimensionalità al progetto“, dice Semola, “visto che lo spessore del terreno non supera i 25 centimetri”.
Ha aspetto completamente diverso il giardino pensile al quarto piano, in estate un’estesa e fluttuante prateria dai riflessi biondo-dorati. “Qui potevano sopravvivere soltanto piante resistenti al secco, al vento, agli sbalzi termici e al forte irraggiamento, accresciuto dal riflesso delle pareti bianche”, continua Semola. “Così mi sono servito di circa 10.225 esemplari di graminacee ed erbacee come Stipa tenuissima, Penissetum alopecuroides ‘Hameln’, iperico ed elicriso piantati diagonalmente in fasce”. La prateria, che cambia aspetto con le stagioni, si mantiene sotto il metro di altezza, consentendo alla vista di spaziare olrte la balaustra in cristallo sullo skyline di Milano.
Un giardino zigzagante
Ribattezzato Iceberg per l’inconfondibile silhouette bianca e slanciata, l’architettura del nuovo polo chirurgico e delle urgenze del San Raffaele è stata la principale fonte di ispirazione per la realizzazione del sottostante giardino pensile di circa 814 metri quadrati. “Osservandone la mole”, racconta Massimo Semola, “alleggerita dai pannelli ceramici con funzione bioclimatica disposti ortogonalmente sulle facciate curve, ho pensato di richiamare, anche con il progetto verde, la banchisa polare e, in generale, l’ambiente della tundra”.

Ciò che salta subito agli occhi, soprattutto di sera, grazie all’illuminazione realizzata con strip-led, è l’irregolare spaccatura longitudinale che attraversa tutto il gairdino, delimitata da profili zigzaganti in acciaio inox a vista e riempita di grossolani ciottoli di ghiaia opaca color gesso con i quali l’architetto ha voluto richimare la fessurazione del ghiaccio, caratteristica della primavera artica.
Dalla ghiaia emergono alcune Lagerstroemia ‘Snow’ allevate a ceppaia, dalla prolungata e candida fioritura estiva, che possono contare su uno spessore di terra di circa 60 centimetri. Tutto intorno si sviluppa una densa vegetazione di arbusti tappezzanti come Abelia grandiflora, pitosforo nano, rosmarino prostrato e Potentilla alba, che con il verde intenso dei loro fogliami accentuano per contrasto il candore della ghiaia. Sul versante est del polo chirurgico, su un tappeto di Vince minor a foglie variegate e Liriope spicata ‘Silver Dragon’, sfila invece una successione di Cornus kousa dalla fioritura bianca, mentre nelle zone più ombrose fioriscono Choysia ternata e Aucuba japonica ‘Rozannie’.
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