Non sembra scemare con il passare dei secoli l’apprezzamento per i tulipani screziati, oggetto del desiderio di nobili e giardiniere fin dall’Olanda del Seicento. Oggi la colorazione particolare dei petali non è più dovuta a un virus instabile che colpisce le piante in modo casuale, ma è ottenuta grazie variazioni spontanee e l’arte dell’ibridazione.
Nel museo Mauritshuis all’Aia si trova una collezione delle migliori opere del Secolo d’Oro olandese. Scegliete un qualsiasi dipinto, di Rembrandt e non solo, in cui sia presente un vaso di fiori. E osservate. San Pietroburgo, Museo dell’Ermitage. Girovagando, vi ritroverete davanti a un dipinto di Rembrandt, Ritratto di Saskia in veste di Flora.
E improvvisamente individuerete un filo rosso che lega queste opere: il tulipano screziato, un fiore che, caso unico nella storia, influenzò profondamente tutto il XVII secolo, dando vita non a una semplice moda, ma a una vera e propria follia collettiva, la tulipomania. Del tulipano screziato s’innamorarono botanici, nobili, borghesi, artisti, tutti affascinati, oltre che dalla sua bellezza, dalla sua imprevedibilità. Poteva, infatti, capitare che, piantando un bulbo che fino all’anno prima aveva dato un tulipano rosso, la primavera successiva ci si ritrovasse ad ammirare tepali dipinti con fini screziature bianche: era inspiegabile, misterioso e diverso da qualunque fiore allora conosciuto.
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Cos’è il Tulip breaking virus?
Solo nel Novecento l’avvento del microscopio elettronico permise di individuare il responsabile di questa variabilità di colori: un virus, debitamente battezzato Tulip breaking virus per le rotture di colore prodotte sui tepali. La virosi (e quindi la screziatura) procedeva dal bulbo alla sua progenie, determinando però una minor produzione di bulbetti e rendendo gli esemplari colpiti più difficili da riprodurre, e quindi rari e costosi. Un bulbo arrivò a costare quanto una casa in centro ad Amsterdam e chi non poteva permetterselo cercava di accaparrarsi almeno una natura morta che ritraesse un tulipano screziato in una delle sue varianti: con pennellate bianche su fondo rosso, viola su fondo bianco o, come nei cosiddetti ‘Bizarden’ (dall’olandese: bizzarri), rosse, viola o brune su fondo giallo.

La divisione Rembrandt
La febbre dei tulipani è “guarita” da secoli e il virus ormai sotto controllo. I tulipani screziati, però, continuano a esercitare il loro fascino. «Oggi le screziature non sono provocate dal virus ma da uno specifico lavoro di ibridazione o da quello che in botanica è definito “sport”», spiega Christian Shejbal, titolare del vivaio laziale Floriana Bulbose. «Soprattutto in tre dei 15 divisioni in cui è suddiviso il genere Tulipa — Darwin, Triumph e Tardivi a fiore doppio — si possono verificare mutazioni spontanee, in grado di dar luogo a fiori con screziature esteticamente valide, che si cerca di mantenere attraverso la clonazione. Solo dopo anni, accertata la stabilità della screziatura, la nuova varietà può essere commercializzata e in genere trasferita nel gruppo Rembrandt, che annovera solo fiori screziati».
Tulipani screziati: varietà antiche e moderne
Fra i tulipani storici di questo gruppo e ancora oggi disponibili spiccano
T. ‘Absalon’, del 1780, dalla fioritura marrone cioccolato con fiammate giallo oro;
T. ‘Insulinde’, del 1915, che unisce striature bianco crema, grigio metallo, viola porporino chiaro e scuro;
T. ‘Silver Standard’, del 1760, bianco e rosso, e T. ‘The Lizard’, del 1903, rosa malva sfumato in bianco crema.



A differenza di queste, le varietà recenti prediligono variegature nette, come mostra T. ‘Zurel’, bianco e viola.
Anche nella divisione Viridiflora, caratterizzata da pennellate verde mela sulla parte esterna dei tepali, sono presenti interessanti varietà screziate, come T. ‘Flaming Spring-green’ ed T. ‘Esperanto’, dalle foglie verdi e crema.
Ha fogliame bordato di bianco pure T. ‘Happy Generation’, della divisione Triumph, con tepali dalle fiammate rosse su fondo candido; T. ‘Danceline’, tardivo a fiore doppio, sembra invece una candida peonia con fini pennellate rosa fucsia, mentre T. ‘Flaming Margarita’, precoce a fiore doppio, spicca con le sue corolle bianco-crema macchiate di rosso porpora.
Non sono da meno i Tulipa Parrot, riconoscibili a prima vista per i tepali frastagliati e increspati che ricordano, quando ancora chiusi, il becco di un pappagallo. Tra le tante varietà screziate che anche questo gruppo annovera, lasciatevi sedurre da T. ‘Flaming Parrot’: introdotto nel 1968, ha una fioritura intermedio-tardiva con vistosi tepali che vanno dal bianco al giallo saturo, percorsi da macchie e fiammate rosso intenso.
