Sono chiamare così le Rohdea, erbacee perenni di origine orientale coltivare per il bellissimo e lucido fogliame. Adatte all’ombra e a terreni asciutti.
Tra le piante più amate dai giapponesi c’è la Rohdea. Per questa erbacea rizomatosa appartenente alla famiglia delle Aparagaceae, coltivata per le foglie nastriformi verdi o variegate, hanno infatti una particolare predilezione, tanto che ogni anno organizzano in suo onore mostre e concorsi durante i quali appassionati e collezionisti si contendono il primato per la varietà più ornamentale.
Nota con i nomi comuni di giglo sacro del Giappone e omoto, Rohdea, conosciuta e coltivata nella sua terra natale da circa 500 anni, è considerata una pianta beneaugurante, tanto che spesso la si regala in occasioni speciali. Originaria di Cina, Giappone e Corea, dove se ne contano 17 specie spontanee, vive perlopiù nei sottoboschi ombrosi, su suoli ben drenati, senza lasciarsi scoraggiare né dal freddo intenso né dal caldo afoso.
La specie più diffusa è R. japonica, dalla quale sono state ottenute circa 600 varietà, che i giapponesi amano coltivare dentro caratteristici vasi di forma cilindrica in ceramica decorata. “Io la consiglio anche in piena terra, in giardino“, dice Andrea Pagani, giardiniere e appassionato vivaista friulano, “soprattutto per tappezzare gli angoli in ombra, meglio ancora se in prossimità delle radici degli alberi, su terreno molto asciutto, dove poche altre piante riescono a crescere”. Stanno bene in grandi macchie irregolari che con il tempo si compenetrino, ottenute mescolando varietà diverse; inoltre, le si possono avvicinare a specie con esigenze colturali simili come Ophiopogon japonicus, Liriope muscari, Ruscus spp. e Farfugium japonicum.

“Nel mio vivaio coltivo sette specie e una ventina di varietà“, continua Andrea Pagani, “ma la collezione è destinata ad ampliarsi: da quando circa cinque anni fa nel giardino di una villa storica mi sono imbattuto in una rigogliosissima R. japonica, è scattata anche per me la nipponica mania del collezionismo, oltre che la voglia di saperne di più di questo genere così poco conosciuto e diffuso in Italia”.
Piante a crescita lenta o addirittura lentissima, come nel caso di R. ‘Soto Jayama’ e ‘Fuku No Hikari’, le Rohdea sono dotate di rizoma, dal quale si dipartono un intrico di radici bianche e carnose e fitti ciuffi di foglie. In primavera compaiono fiori bianco-verdastri poco decorativi, riuniti in corte spighe, che rimangono nascoste sotto il fogliame. Impollinati dalle lumache, i fiori evolvono durante l’estate in bacche rosso brillante.

Questione di sfumature
“Il vero punto di forza della Rohdea sono le foglie, che differiscono per lunghezza, spessore, forma, portamento, ma soprattutto per il tipo di variegatura”, dice Andrea Pagani. La specie più grande e rigogliosa è R. japonica, che ha foglie erette, verde intenso, lunghe 50 centimetri e larghe 5-6. Tra le più compatte c’è invece R. ‘Itama Jishi’, il cui fogliame con margine ondulato e lamina arricciata si aggira intorno ai 25 centimetri di lunghezza”. Appena più alta (35 centimetri circa), è R. pachynema, una specie rara e davvero molto graziosa, con foglie appena arcuate, larghe solo 2 centimetri, segnate per tutta la loro lunghezza da una sottile linea bianca.

“Tra le varietà più particolari ci sono poi R. ‘Miyako No Hana’ e ‘Shiro Botan'”, continua il vivaista, “entrambe irregolarmente spruzzate di un caldo color panna, mentre in R. ‘Talbot Manor’ la lamina verde-glauco con margini bianchi tende a dar vita a una lassa spirale”. Tono su tono sono invece le fitte e sottili righe di R. ‘Tatsumaro’, così come quelle più larghe di ‘Fuku No Hikari’ “Si può provare a coltivare le Rohdea anche in casa“, conclude Pagani, “la pianta, infatti, continua a vegetare anche senza bisogno di sentire il freddo invernale. Tuttavia, bisognerà fare attenzione all’umidità dell’aria che, se troppa bassa, può causare l’indebolimento delle piante e farle ammalare”.