Le piante rampicanti da interno sono una soluzione perfetta per chi desidera portare un tocco di verde verticale in casa. In questo articolo scopriamo insieme le loro caratteristiche, le specie più comuni e i consigli per curarle al meglio.
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Da dove arrivano le piante rampicanti?
La maggior parte delle rampicanti da appartamento proviene dalle foreste pluviali tropicali, dove crescono scalando i tronchi degli alberi per raggiungere la luce. Proprio per questo motivo, molte sviluppano radici aeree, che oltre ad assorbire acqua e minerali dall’umidità, servono come ancoraggio alle superfici.
Oltre che rampicanti, alcune di queste piante possono comportarsi da epifite, ovvero vivere sospese senza contatto diretto col suolo.

Oltre che rampicanti, alcune di queste piante possono comportarsi da epifite, ovvero vivere sospese senza contatto diretto col suolo. Attenzione però: i fusti delle rampicanti non sono in grado di sostenersi da soli. Anche in casa sarà necessario fornire loro un supporto, altrimenti tenderanno ad accasciarsi.
Piante ricadenti o rampicanti? Ecco la differenza
Spesso utilizziamo in casa piante rampicanti come ricadenti. È il caso del Pothos (Epipremnum aureum), che in natura cresce arrampicandosi, ma in assenza di supporto lascia cadere i suoi lunghi tralci, creando suggestive cascate verdi.
Esistono però specie che naturalmente hanno un portamento ricadente o strisciante, come Aeschynanthus, Tillandsia usneoides e Ceropegia woodii.
Le piante rampicanti da interno più comuni
- Monstera, con le specie Monstera deliciosa e Monstera adansonii tra le più diffuse.
- Epipremnum (Pothos)
- Philodendron
- Syngonium: una pianta ingiustamente sottovalutata, semplice da coltivare e disponibile in varietà dai colori e screziature davvero particolari.
- Cissus: un grande classico dal sapore vintage. È perfetto per chi ama lo stile rétro.

Come si curano le piante rampicanti?
La luce
Il primo fattore al quale prestare importanza è la luce: per come le abbiamo descritte sappiamo che vivono in foreste dove le grandi chiome che le sovrastano permettono l’ingresso di una luce molto filtrata. Di conseguenza è bene evitare esposizioni alla luce diretta del sole durante i mesi più caldi come quelli estivi. Questo aspetto è ovviamente relativo e dipende dalla zona dell’Italia in cui ci troviamo e alla quantità di luce che abbiamo in ogni stanza. Durante l’inverno, con il calo delle ore e dell’intensità della luce è bene spostare i vasi ove possibile in zone maggiormente illuminate.



L’irrigazione
Anche le bagnature vanno modulate in funzione della stagione: durante i mesi più caldi dell’anno possiamo far sì che il terreno risulti sempre fresco, andando a bagnare quando i primi cm della zolla sono asciutti, mentre in inverno consiglio maggior cautela, intervenendo quando il terreno asciuga anche in profondità e preferendo dove non è difficoltoso una bagnatura dal basso, per subirrigazione.
Viticci delle rampicanti: tutto quello che dovresti sapere
Cosa sono i viticci
Sono organici vegetali specializzati, propri delle piante rampicanti, che permettono alla pianta di attaccarsi o appoggiarsi ad altre piante o a dei supporti. Non sono un organo a sé stante: sono la trasformazione di una parte già esistente della pianta – un fusto, una foglia o una radice – modificata per svolgere questa funzione di sostegno. I viticci, a differenza delle foglie, hanno una crescita indefinita, che si arresta solo quando trovano un appiglio.
I viticci sono chiamati anche cirri. A seconda della parte della pianta da cui derivano si distinguono in:
- Cirri caulinari (dal fusto), come nella vita;
- Cirri fogliari (dalle foglie), i più diffusi, come nelle leguminose;
- Cirri radicali (dalla radice), tipici delle orchidacee.
Nei cirri fogliari, inoltre, la trasformazione può riguardare l’intera foglia oppure solo una sua parte: nel pisello, ad esempio, sono soltanto le foglioline terminali della foglia composta a trasformarsi in viticcio, mentre il resto della foglia rimane normale.
A cosa servono i viticci dei rampicanti
La funzione primaria dei viticci, come detto, è quella di sostegno e ancoraggio. Servono soprattutto a specie con il fusto sottile e debole, incapace di reggersi da solo in posizione eretta. Il meccanismo con cui agiscono i viticci è tattile: quando toccano un supporto, si attiva un movimento di avvolgimento attorno all’oggetto, fenomeno noto come circumnutazione. Questo permette alla pianta di:
- Raggiungere l’altezza necessaria per intercettare più luce;
- Guadagnare stabilità.
Attenzione: non tutte le piante rampicanti usano i viticci per arrampicarsi: alcune, come l’edera, si aggrappano tramite radici avventizie/aeree, non tramite cirri.
Quali sono le piante rampicanti con viticci
- Vite: presenta viticci di origine caulinare (dal fusto), ramificati;
- Passiflora: ha viticci caulinari, semplici, non ramificati;
- Pisello: presenta viticci fogliari, derivati dalle sole foglioline terminali;
- Cicerchia dei prati (Lathyrus aphaca): rappresenta un caso particolare, perché l’intera lamina fogliare si trasforma in viticcio, e la funzione fotosintetica viene assunta dalle stipole allargate
A queste si aggiungono anche le cucurbitacee (zucca, cetriolo, anguria), che producono viticci fogliari per arrampicarsi su reti e tutori.
Tutto quello che dovreste sapere sulle rampicanti
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Buon giardinaggio!