Rampicanti spettacolari, dalla fioritura scenografica e dall’aspetto esotico, le passiflore sono da sempre considerate piante “freddolose”, adatte soprattutto ai climi miti del Sud. Eppure oggi, grazie al lavoro di appassionati e ibridatori, esistono varietà capaci di resistere anche agli inverni del Nord Italia. Scopriamo gli ibridi di passiflora selezionati a Trigolo, vicino a Cremona, dall’appassionato collezionista Maurizio Vecchia.
A raccontare questa evoluzione è la storia di Maurizio Vecchia, farmacista cremonese e collezionista, che nel suo giardino coltiva oltre 300 passiflore tra specie botaniche e ibridi, molti dei quali ottenuti personalmente.
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Un amore nato per caso (e diventato una collezione)
La storia di Maurizio Vecchia, farmacista cremonese, dimostra come la passione per le passiflore possa nascere in modo inaspettato. Tutto iniziò sotto Natale, quando dopo aver acquistato un cesto di frutti tropicali, decise di interrare i semi trovati nella polpa gustosa di Passiflora edulis e P. mollissima. “Li ho visti germinare e dar vita a piante che sono cresciute e fiorite“, racconta.
La curiosità per le tropicali era nata qualche anno prima durante un viaggio in Tunisia, dove si accorse che le piante di quel Paese riuscivano a dargli emozioni diverse e più forti rispetto a quelle della pianura lombarda. Oggi, il suo giardino a Trigolo, vicino Cremona, ospita oltre 300 vasi di passiflore, la maggior parte delle quali viene ricoverata in inverno in una serra di 40 metri quadrati per proteggerle dal freddo. E, negli anni, si sono aggiunti nuovi ibridi di passiflora, arrivando a 91 in totale.
L’arte dell’ibridazione


Grazie all’amicizia con Guglielmo Betto, avvocato siciliano appassionato di flora tropicale, Maurizio Vecchia ha raccolto passiflore negli anni, facendosi spedire semi da tutto il mondo o prelevando talee durante i numerosi viaggi nella foresta amazzonica della Guyana francese e sulle montagne del Brasile, fino a 2.000 metri di altitudine. “A un certo punto mi sono accorto che ibridare questi rampicanti era davvero facile, perché il loro apparato riproduttivo è grande e quello femminile ben distinto dal maschile”, spiega Vecchia. Il processo è semplice: si staccano le cinque antere dal fiore di una specie e si sfregano, con una pinzetta, sullo stigma del fiore di una specie diversa. Nel giro di un paio di giorni, il fiore femminile fecondato perde i petali e l’ovario comincia a ingrossarsi trasformandosi nel frutto contenente preziosi semi.
Ibridi di passiflora rustici e colorati
Inizialmente Vecchia faceva incroci casuali, poi si è posto l’obiettivo di ottenere passiflore rustiche con fiori intensamente colorati. Le uniche specie che riescono a resistere ai rigori e all’umidità della Pianura Padana sono Passiflora caerulea, P. tucumanensis e P. incarnata, ma i loro fiori sono pallidi rispetto a quelli delle sorelle che vivono al caldo.
Nel 2006 ha ottenuto ‘Fata Confetto’, incrociandola con la Passiflora ‘Guglielmo Betto’, un ibrido vigoroso che può resistere fino a -16 °C e in estate si copre di magnifiche corolle viola scuro del diametro di 10 cm. Un po’ meno rustica, ma con fiori ancora più grandi e di un viola intenso, quasi blu, è ‘La Lucchese’, ottenuta due anni più tardi e dedicata alla città di Lucca dove si svolge la mostra-mercato “Murabilia”. “Uno degli ibridi più eleganti che abbia ottenuto” racconta Vecchia.


Non solo fiori
Se i fiori sono il punto forte, anche le foglie meritano attenzione: verde intenso, raramente intere, sono spesso suddivise in tre, cinque, sette o nove lobi. Nel gruppo Decaloba diventano addirittura bilobate, un caso raro in natura.
«Talvolta sono più belle dei fiori», conclude Vecchia, riferendosi a P. x manta, ibrido con foglie grandi punteggiate di bianco, e a Passiflora edmundoi, con pagina fogliare inferiore rossa.
