Sembra un album di famiglia: tutte facce un po’ simili, ma ciascuna con qualcosa di suo. I narcisi ritratti nelle fotografie di queste pagine appartengono a uno stesso clan, quello degli split-corona, che non è forse un nome molto affascinante, ma ben individua, con pragmatismo tipicamente anglosassone, i tratti in comune.
Il mondo dei narcisi è talmente prolifico e sovraffollato (circa 170 nuovi ibridi all’anno per un totale di quasi 30mila varietà registrate, un vero “taglia e cuci” di cromosomi) che senza qualche schematico ordine non si capirebbe più niente.
Delle tredici divisioni sancite dagli “stati generali” della botanica, l’undicesima raccoglie i narcisi che hanno la corona (la struttura circolare al centro del fiore) scomposta fino alla base, come esplosa in una serie di arruffi e volant, quasi un secondo giro di tepali. Una corona, insomma, tramutatasi in una sorta di cappello da giullare, priva dell’austera regalità che caratterizza gli altri appartenenti al genere.
Questa bizzarrìa suggerisce che si tratta di nuovi arrivati: sono stati infatti ottenuti nella seconda metà del secolo scorso, prevalentemente nell’irrefrenabile Olanda. L’origine recente è però abbastanza ben dissimulata: vistosi sì, talvolta ridondanti, bicolori, ma senza esagerare, anzi con quell’aria un po’ fané che li rende simpatici e mai sfrontati. Inoltre, a guardare meglio, le loro forme potrebbero rievocare una fisionomia antica, quella di narcisi la cui corona non si era ancora del tutto chiusa a difesa del polline. Non per nulla i primi split-corona discenderebbero da regressioni casuali di alcuni tromboni, subito sfruttate dagli ibridatori.
Ecco che il massimo artificio si traduce in un apparente ritorno alla natura, anacronistico dal punto di vista del miglioramento genetico, ma accattivante per i giardinieri più curiosi.
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L’undicesima divisione degli split-corona
Intorno all’undicesima divisione c’è gran fermento e la “famiglia” si sta allargando rapidamente, se così si può dire, di ibridi che richiedono anni per perfezionarsi e venire riconosciuti.
Il vivaio di Christian Shejbal, il ben noto Floriana Bulbose ai Castelli Romani, è il luogo ideale per affiatati ritrovi e confronti tra vecchie e nuove generazioni, l’occasione perfetta per fare il punto con rigore scientifico e praticità giardiniera. Le questioni tecniche non sono molte: gli split-corona hanno esigenze identiche agli altri narcisi, l’aspetto ricercato non va a scapito della rusticità. Dagli antenati tromboni deriverebbe la stazza non indifferente: foglie e steli medio-alti, fiori e bulbi grandi.

Aprile in fiore: varietà e personalità
La quasi totalità sboccia in aprile: qualcuno anticipa, come Narcissus ‘Sorbet’, qualcun’altro ritarda e tra questi N. ‘Parisienne’, così intrigante con i suoi ciuffi color mandarino.
Per il resto è una scelta di stile: a corone larghe e ondulate, aperte sui tepali e che vagamente ricordano la generosità di certi ippeastri, si contrappongono piccoli centri stropicciati e screziati. N. ‘Trepolo’ è il più indisciplinato, N. ‘Donaupark’ disegna una stella color oro, N. ‘Tricollet’ un trifoglio aranciato, mentre N. ‘Valdrome’ increspa i lobi gialli come primule selvatiche.

Foto iBulb
Narcisi in evoluzione: la nuova frontiera del rosa
I contrasti cromatici sono all’ordine del giorno, ma alcuni ibridi più rarefatti rincorrono il ton sur ton: N. ‘Colblanc’ e ‘Papillon Blanc’ sfumano dall’avorio allo chartreuse.
Molti cambiano tonalità durante la fioritura e N. ‘Changing Colors’, nomen omen, vira in modo vistoso dal giallo paglierino al crema e al rosa.
Ed è proprio il rosa la nuova frontiera: N. ‘Girlpower’ e ‘Edinburgh’, degli anni Duemila, esibiscono fieri le loro rare sfumature rosate.
Tutti così insoliti, questi split-corona, da meritarsi le prime file di bordi e aiuole, parola di Christian Shejbal. Magari evitando miscugli eccessivi: tra protagonisti, si sa, le convivenze non sono mai facili. Anche nelle migliori famiglie.