È dolce e inconfondibile e in questi giorni si spande in città: è il profumo del gelsomino. O almeno così lo chiamiamo tutti. Perché se ci fermiamo a osservare bene quella cascata di fiorellini bianchi, scopriamo che nella maggior parte dei casi non si tratta affatto di gelsomino (appartenente al genere Jasminum), ma del suo “sosia” Trachelospermum jasminoides, il cosiddetto “falso gelsomino”, sempreverde, che grazie alla sua rusticità e alla genorosa fioritura è diventato il protagonista di giardini, balconi e pergolati. Il gelsomino vero, quello che profuma di notti arabe, è molto più delicato e spesso inadatto ai nostri climi.
Le piante appartenenti ai generi Jasminum e Trachelospermum sono entrambe rampianti, profumate, con piccoli fiori bianchi a cinque o più petali. Appartengono però a famiglie botaniche diverse, hanno origini geografiche distinte ed esigenze di coltivazioni differenti.
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Che cos’è il vero gelsomino
Il gelsomino vero e proprio appartiene al genere Jasminum, famiglia delle Oleaceae — la stessa degli ulivi e dei lillà. Il genere conta oltre 200 specie di arbusti e rampicanti, decidui o sempreverdi, provenienti da ogni continente ad eccezione dell’America. Una varietà così ampia da sorprendere: gelsomini invernali con fiori gialli privi di fragranza, gelsomini estivi bianchi dall’odore inebriante, specie nane per il giardino roccioso, rampicanti vigorosi capaci di coprire una pergola in pochi anni.
Il più diffuso è Jasminum officinale, originario della Persia e ormai acclimatato in tutta Europa, anche nei Paesi del Nord. Rampicante con rami lunghi e flessibili, regala ricche infiorescenze bianche dalla primavera fino all’estate inoltrata. Accanto a lui, J. grandiflorum, con i suoi candidi fiori da giugno fino a Natale, arrivando talvolta a febbraio-marzo nelle zone a clima più mite.
Tra le specie più particolari vale la pena citare Jasminum sambac, con rami lunghi ed elegantemente disordinati, i cui fiori bianchi e carnosi emanano un profumo inebriante. La cultivar ‘Maid of Orleans’ è considerata la più fragrante in assoluto, mentre ‘Belle of India’ sfoggia corolle doppie, candide, appena sfumate di rosa. Celebre anche ‘Granduca di Toscana’, a fiori stradoppi, così chiamato in onore di Cosimo III de Medici che lo coltivava nel Settecento nelle serre della Villa Medicea di Castello.

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Che cos’è invece il falso gelsomino
Il falso gelsomino appartiene al genere Trachelospermum, famiglia delle Apocinaceae: un genere botanicamente lontanissimo dal Jasminum, con cui condivide soltanto l’aspetto esteriore dei fiori e il profumo. Originario dall’India al Giappone, Trachelospermum si presenta come rampicante legnoso sempreverde, con fusti che nelle condizioni migliori riescono a raggiungere i 6-9 metri e oltre.
Le foglie sono un primo elemento di distinzione: nel Trachelospermum sono persistenti, coriacee, lucide, di un verde intenso e brillante — molto più spesse e robuste di quelle del Jasminum, generalmente più tenere e di consistenza meno “indurita”. I fiori, invece, sono piccoli, bianchi o giallo chiaro, con tubo cilindrico e cinque lobi leggermente spiralati: è proprio questa torsione a dare loro un aspetto inconfondibile, come una piccola elica di petali.

La specie più diffusa nei giardini italiani è Trachelospermum jasminoides, robusta, abbondantissima in fioritura estiva, profumata e — di qui il successo — quasi indistruttibile. Sopporta il caldo, la siccità, il vento, persino lo smog: caratteristiche che ne hanno fatto la scelta prediletta per terrazzi, balconi e coperture di recinzioni in tutta la Penisola.
Perché vengono confusi
Oltre alla somiglianza, Trachelospermum funziona così bene che già alla fine degli anni Ottanta, T. jasminoides aveva cominciato a diffondersi a macchia d’olio in Italia, proponendosi come alternativa più robusta e longeva al gelsomino vero. La sua fioritura è talmente densa, prolungata e così fortemente profumata che pochi altri rampicanti riescono ad avvicinarsi.
A complicare le cose contribuisce anche la variabilità intrinseca dei trachelospermi: si incrociano con facilità, e in commercio circolano piante molto eterogenee tra loro, derivate dal materiale vegetale giunto in Europa nell’Ottocento, probabilmente già “contaminato” da altre specie o forme naturali. Alcune sono rifiorenti, altre arrossano le foglie in autunno. Questo ha generato ulteriore confusione, perché persino i vivaisti non sempre sono concordi nell’attribuzione.
Hanno lo stesso profumo?
No, anche se si assomigliano. Il profumo del gelsomino vero è la materia prima della grande profumeria: complesso, caldo, leggermente animale nelle sue sfumature più profonde. Quello di J. sambac è particolarmente apprezzato in Oriente, dove viene usato per profumare il tè e nelle cerimonie religiose; le piantagioni siciliane hanno rifornito per decenni le maison profumiere di Grasse.
Il profumo di T. jasminoides è invece più diretto e immediato, con una dolcezza quasi vanigliata che in piena estate può diventare molto intensa. Non meno bello, ma diverso. Quello di T. asiaticum si avvicina alla primula e al ciclamino: più delicato, adatto a chi trova il profumo del jasminoides eccessivo.
I fiori sono davvero simili?
A prima vista sì, ma a uno sguardo più attento le differenze emergono. I fiori di Jasminum sono costituiti da un tubulo stretto che si apre in cinque o più lobi ben distesi, quasi a stella. Nei Trachelospermum i cinque petali sono invece leggermente contorti su se stessi, sovrapposti ai bordi con una leggera spirale caratteristica. Anche il colore aiuta: T. jasminoides è bianco candido, T. asiaticum giallo pallido; il Jasminum può essere bianco, giallo, ma anche — in alcune specie — rosato.
Una differenza evidente riguarda anche il fogliame. Le foglie del Trachelospermum sono sempreverdi, coriacee, molto lucide, di un verde intenso che persiste anche in inverno. Quelle del Jasminum variano molto a seconda della specie: singole, trifoliate o pinnate, generalmente più morbide, e in molte specie caducifoglie.

Come cambiano le esigenze di coltivazione
Terreno
Entrambi preferiscono substrati ricchi di sostanza organica, soffici e ben drenanti. I gelsomini veri, in natura spesso presenti in ambienti aridi e rocciosi, temono particolarmente i ristagni idrici. I trachelospermi si adattano a qualsiasi terreno fertile, purché drenante.
Esposizione
Il Jasminum ama il pieno sole, con alcune eccezioni come J. multipartitum e J. nitidum che preferiscono la mezz’ombra. Il Trachelospermum è invece più flessibile: da sole pieno a ombra luminosa, riesce a fiorire anche esposto a nord, seppure con minore abbondanza.
Irrigazione
I gelsomini veri non sono piante esigenti d’acqua: dopo il primo anno di impianto si possono ridurre progressivamente le bagnature, attendendo che il terreno si asciughi bene tra una e l’altra. Il Trachelospermum, in piena terra, tollera la siccità egregiamente; in vaso ha bisogno di irrigazioni più regolari, anche in inverno, poiché è sempreverde.
Potatura
Per il Jasminum, le potature di forma sono consigliate subito dopo la fioritura; uno sfoltimento periodico è sufficiente per mantenere la pianta ariosa e prevenire le malattie fungine. Il Trachelospermum, più vigoroso, richiede potature regolari due volte l’anno — fine inverno e fine estate — ed è fondamentale guidare e legare i tralci ai supporti man mano che si sviluppano: lasciati liberi, tendono ad attorcigliarsi su se stessi in modo inestricabile.
Concimazioni
Concimazioni. Per il Jasminum, bastano due interventi annui: un prodotto a prevalente contenuto di fosforo e potassio in autunno, quando si prepara la fioritura per l’anno successivo, e un concime azotato in primavera. I trachelospermi vanno anch’essi ben nutriti: concime azotato a fine inverno e un prodotto ricco di potassio durante la fioritura.
Come scegliere il vaso più adatto
Entrambe le piante si prestano alla coltivazione in contenitore, a patto di scegliere specie e varietà adeguate. Per i trachelospermi vigorosi servono vasi di almeno 50 cm di altezza e larghezza; quelli più contenuti si accontentano di vasi alti e larghi 30 cm. Un accorgimento specifico per i trachelospermi in vaso: ogni tre anni circa è necessario il taglio delle radici e della zolla, con aggiunta di terriccio fresco. Senza questo intervento, le radici invadono tutto il substrato che diventa duro e compatto, incapace di assorbire acqua e nutrimento.
Quale scegliere per balconi, giardini e pergolati
Se cercate una copertura rapida, abbondante e sostanzialmente a bassa manutenzione per pergolati, recinzioni e muri — anche in esposizioni non soleggiate — Trachelospermum è ideale. T. jasminoides per i climi più miti e per chi vuole il massimo profumo in estate; T. asiaticum per le zone più fredde o per chi preferisce una fragranza più leggera e una fioritura che si ripete fino all’autunno.
Se invece amate la varietà e vi affascinano le fioriture invernali o le cultivar rare, il mondo del Jasminum ha molto da offrire. J. nudiflorum porta i fiori gialli sui rami nudi di gennaio; J. officinale e le sue cultivar moderni come ‘Inverleith’ (boccioli rosa intenso) o ‘Clotted Cream’ (fiori color crema dall’interno rosato) sono rampicanti di grande eleganza. Per il balcone o il giardino roccioso, J. parkeri e le cultivar di J. humile ‘Revolutum’ offrono dimensioni contenute e grande personalità.
Chi vuole giocare sugli accostamenti può prevedere la combinazione di specie diverse per colore e periodo di fioritura: gelsomini gialli invernali a fianco di rampicanti estivi bianchi, fogliami variegati di T. jasminoides ‘Variegatum’ vicino alle foglie più morbide del Jasminum officinale. La regola aurea, in ogni caso, è scegliere la varietà più adatta alle condizioni reali del proprio spazio — e non solo alle proprie aspettative olfattive.