Novembre chiude il ciclo produttivo dell’anno. Le foglie cadute diventano la base per preparare in casa un ottimo terriccio, mentre in giardino e sul terrazzo è il momento di piantare arbusti e bulbose che fioriranno in primavera. Nell’orto si raccolgono gli ultimi ortacci e si avviano le semine invernali. Nel bosco, invece, è tempo di occuparsi degli alberi e imparare a tagliare i rami nel modo corretto.
Giardino
Il terriccio di foglie
Tra le pratiche dei giardinieri di un tempo, una delle più utili è preparare il terriccio con le foglie cadute. Si scava una buca nel terreno e si alternano strati di foglie, sabbia e farina d’ossa, in abbondante quantità. Il composto sarà pronto a fine primavera.
Vanno bene le foglie di quasi tutti gli alberi, ma un tempo si preferivano quelle di faggio, carpino e quercia, raccolte in grandi quantità nei parchi e nei boschi. Una parte delle foglie può essere destinata anche al compostaggio.
Semine e talee
A novembre si raccolgono i frutti rossi di Euonymus alatus. Si elimina la polpa e si mettono i semi in sabbia umida: germineranno in primavera, con percentuali che possono arrivare al 95%. Le piante ottenute da seme sono in genere più vigorose di quelle da talea.

Novembre è il periodo adatto per preparare talee apicali di lauroceraso (Prunus laurocerasus). Si prelevano le estremità dei nuovi rami e si accorciano a 15 centimetri. Si eliminano le foglie inferiori, si immerge la base nella polvere radicante e si piantano in un miscuglio di terra e sabbia. Le radici si formano in circa due mesi, ma per rinvasare le nuove piante o trasferirle in piena terra è meglio aspettare la fine di marzo.
Alberi che radicano facilmente, come Morus alba, Morus nigra, salici, pioppi, platani e robinie, si moltiplicano per talea legnosa. Si prepara il terreno vangandolo e sminuzzandolo, poi si scava un solco stretto. Si preleva un getto vigoroso dell’anno, lo si taglia alla base e lo si divide in talee lunghe 20 centimetri, con un taglio obliquo sopra la gemma apicale e uno diritto sotto quella basale.
Le talee si inseriscono nel solco a 10-15 centimetri di distanza, lasciando la gemma apicale appena sotto terra. Si compatta il terreno con i piedi e si irriga. Se durante l’inverno il gelo smuove il terreno, lo si ricompatta. Nell’autunno successivo, le talee radicate si estraggono e si trapiantano a dimora.
Chi desidera raccogliere i semi del proprio giardino può consultare l’articolo 10 piante da giardino delle quali possiamo raccogliere i semi in ottobre.
Bulbose e gigli
È il momento di piantare i bulbi a fioritura primaverile, preparando con cura la buca: nei terreni argillosi occorre evitare che si formi una sorta di “vasca” nella quale l’acqua ristagni, dannosa per i bulbi.

I Lilium, i gigli dai fiori a tromba o a turbante che sbocciano da giugno a metà agosto, si moltiplicano per squame del bulbo in questo periodo. Si staccano cinque o sei squame sane dalla base del bulbo e si trattano con polvere fungicida. Si conservano quindi in un sacchetto di plastica riempito a metà con torba e perlite in parti uguali, chiuso e tenuto al buio a 20-22 °C per tre o quattro mesi, poi in frigorifero per altri due mesi.
Sulle squame si formano così dei bulbilli, da piantare a coppie in vasi di 8 centimetri con terriccio universale, torba e perlite in parti uguali. I vasi si tengono all’aperto, al riparo dalla pioggia. In autunno i bulbi si separano e si trapiantano singolarmente in contenitori più grandi; dopo circa un anno potranno essere messi a dimora definitiva. Le piante ottenute dalle squame fioriscono dopo circa tre anni, quelle dai bulbilli dopo due.
Arbusti e perenni
Symphoricarpos × chenaultii ‘Hancock’, piccolo arbusto deciduo dal portamento compatto e arcuato, si pianta preferibilmente in autunno. Si lavora il terreno in profondità, eliminando le infestanti e incorporando un paio di manciate di letame maturo o pellettato. Si scava una buca grande quanto il vaso, si posiziona la pianta con il colletto a livello del terreno e si irriga.
Per creare una macchia o una siepe, si mettono a dimora due piante per metro se provengono da vasi da 18 centimetri, oppure una ogni 80 centimetri se il vaso misura 24 centimetri.
L’arbusto si distingue per le bacche rosa carminio, che compaiono da ottobre e restano decorative per tutto l’inverno. Si abbina bene a Cornus alba, Prunus spinosa, Callicarpa, meli e Pyracantha, apprezzati in questa stagione per le bacche o i rami ornamentali.

Tra le erbacee perenni che fioriscono insolitamente a novembre c’è Strobilanthes penstemonoides. Forma un cespuglio tondeggiante alto circa un metro, con fiori tubolari blu-violetto attraversati da venature chiare, che durano fino ai primi geli. Resiste fino a -15 °C, ma non tollera il sole diretto nelle ore centrali e preferisce l’ombra o la mezz’ombra. A inizio inverno perde parte delle foglie, mentre gli steli restano verdi fino a primavera. Nei giardini piccoli si può contenere con un taglio drastico sopra la seconda coppia di foglie.
Chi possiede erbacee perenni a fioritura tardiva ancora in vegetazione può procedere alla loro divisione; quelle già appassite vanno lasciate intonse fino a fine inverno.
Cure di fine stagione
A novembre, se il tempo lo permette, si può iniziare a potare le rose, anche se l’intervento può proseguire fino a febbraio. Dopo la potatura, si raccolgono e si distruggono le foglie cadute, che possono ospitare spore fungine e parassiti. Con tempo asciutto si può effettuare un trattamento a base di ossicloruro di rame o poltiglia bordolese, generalmente preferita in autunno e utilizzata a dosaggi più elevati: 8-10 grammi per litro d’acqua, contro i 5 consigliati a fine inverno.
Prima dell’arrivo dell’inverno, si avvolge la chioma di Abutilon con tessuto non tessuto, perché teme il gelo nei climi continentali, e si raccolgono le infiorescenze secche di Hydrangea quercifolia prima che l’umidità le rovini. I rosai appena piantati si proteggono rincalzando il punto d’innesto con un po’ di terra. I rampicanti troppo vigorosi si ridimensionano; se sono vecchi, si eliminano alla base uno o due dei rami più grossi.

Le piante delicate coltivate in vaso vanno ritirate in un locale dove la temperatura non scenda sotto zero; nelle località a clima meno rigido si possono addossare a una parete ben esposta, proteggendo il vaso con plastica a bolle e pacciamando la base con uno strato di 10-15 centimetri di foglie secche. Prima dell’arrivo di gelo e neve si controllano infine gli arbusti, tagliando o accorciando i rami fuori forma e quelli rotti, che possono essere riutilizzati come elemento decorativo per casa o portico.
Terrazzo
Aceri ornamentali da rinvasare
Oltre ad Acer palmatum e A. japonicum, numerose altre specie del genere Acer si prestano alla coltivazione in vaso per la ridotta velocità di crescita, pur restando estremamente rustiche (fino a -20/-25°C). Tra queste, Acer carpinifolium, dalle foglie semplici che ricordano il carpino bianco; Acer cissifolium, con foglie trifogliate rosate da giovani; Acer griseum, dalla corteccia arancio-rosso che si spela in scaglie sottili; Acer henryi, con foglioline che in autunno virano al giallo-rosato; Acer monspessulanum, l’unico che tollera bene il pieno sole e la siccità anche in vaso; Acer pensylvanicum, dal tronco striato di verde e bianco; Acer triflorum, con foglie che diventano rosso acceso.

Appena acquistate, queste piante vanno trasferite in un contenitore più grande. Si schiaccia il vaso con le mani per estrarre la zolla senza tirare la pianta dal colletto. Si eliminano erbe infestanti e radici secche, quindi si rinvasa in un contenitore di due o tre misure più grande, con sul fondo 4-5 centimetri di ghiaia e alcune manciate di torba fibrosa inumidita, mescolata al 10 per cento con lapillo. Il colletto deve trovarsi 2-3 centimetri sotto il bordo del vaso.
Il contenitore definitivo misura 50-60 centimetri per lato e in altezza. Fatta eccezione per Acer monspessulanum, resistente alla siccità, il terriccio va mantenuto umido ma non fradicio. In inverno si sospendono le annaffiature, da riprendere a fine febbraio o inizio marzo, quando le gemme iniziano a gonfiarsi.
Manutenzione generale
Sul terrazzo è tempo di piantare crochi, tulipani, muscari, narcisi e gli altri bulbi a fioritura primaverile. Si possono inoltre riempire i vasi vuoti con eriche, viole del pensiero e ciclamini. In tutti i contenitori si smuove il terriccio superficiale, se ne aggiunge di nuovo e si stende una pacciamatura di foglie secche o corteccia, per proteggere colletto e radici dal freddo.
Se le temperature lo consentono, si bagnano ancora arbusti e rampicanti, riducendo la frequenza delle irrigazioni, e si procede al rinvaso. Nei climi freddi, le piante più delicate vanno trasferite in veranda o in un locale luminoso. In alternativa, si proteggono con tessuto non tessuto, si accostano a una parete soleggiata e si sollevano da terra con mattoni o piedini appositi.

Orto
La divisione del rabarbaro
Il rabarbaro (Rheum rhaponticum e le sue cultivar) si moltiplica per divisione del rizoma in autunno. A inizio mese, quando le foglie ingialliscono, si tagliano i piccioli alla base e si estrae la zolla con una forca a denti larghi, sollevandola da entrambi i lati per non romperla. Si divide il rizoma con una vanga o una lama affilata, assicurandosi che ogni porzione abbia almeno due o tre gemme. Si ripiantano subito le porzioni a un metro di distanza l’una dall’altra, oppure si mettono temporaneamente in vaso.
Tra le varietà di rabarbaro da coltivare per uso alimentare ci sono ‘Queen Victoria’, antica e produttiva, dal sapore equilibrato; ‘Goliath’, molto grande e usata dall’industria; ‘Frambozen Rood’, con piccioli rosso scuro; ‘Glaskin Perpetual’, inglese e raccoglibile fino a fine stagione; e ‘Champagne’, antica e facile da coltivare. Si aggiungono le tedesche ‘Holsteiner Blut’ e ‘Vielaender Blut’, di dimensioni diverse, la precoce ‘Valentine’, poco acida, e la canadese ‘Canadian Red’, dai piccioli robusti e carnosi, adatti al consumo domestico e alla conservazione industriale.
Il rabarbaro predilige un clima fresco e temperato e soffre il caldo intenso. Richiede un terreno fertile, ben concimato e lavorato in profondità, fino a 50-60 centimetri. In autunno si interrano 2 chilogrammi di letame maturo per metro quadrato; in primavera si distribuisce un concime azotato per favorire la ripresa vegetativa.
Semine, trapianti e raccolte di radici
In piena terra si seminano cicoria e radicchio, ravanelli, spinaci, fave, lenticchie e piselli; in coltura protetta valerianella, rucola, ravanelli, lattuga e cicoria da taglio. Si pongono nel terreno i bulbilli d’aglio e, nelle zone a clima mite, si trapiantano le varietà primaverili di cavolo cappuccio. Nei tunnel e sotto le protezioni è bene ricordarsi di ventilare almeno una volta al giorno, poiché con facilità si forma ancora condensa, specie nei giorni di sole quando la temperatura interna sale.
Novembre è il mese delle radici. Maturano gli ultimi ravanelli, compresa la varietà ‘Candela di Ghiaccio’, più corta, panciuta e dolce rispetto a ottobre, mentre inizia la raccolta della pastinaca ‘Dugi Bijeli’, le cui radici bianche, larghe 4-5 centimetri, sono al meglio tra novembre e dicembre.
Se il tempo peggiora, conviene raccogliere tutte le radici e conservarle in cantina, immerse in sabbia appena umida. Se invece il clima resta mite, si può proteggere la parcella con un velo di tessuto non tessuto, come per scorzonere e scorzobianche.
Si raccolgono anche le radici del topinambur, conservabili in frigorifero per oltre una settimana. La raccolta aiuta anche a contenerne la diffusione, perché la pianta tende a diventare infestante.
Cicorie, cardi e asparagi
Tra le cicorie, a novembre si raccolgono la scarola ‘Gigante degli Ortolani’ e l’indivia ‘Riccia di Pancalieri’. Sono pronte anche le prime teste di cicoria ‘Precoce di Treviso’. A inizio mese comincia a formarsi la testa lunga e compatta della ‘Bianca di Milano’, più dolce e tenera della ‘Pan di Zucchero’, a cui somiglia. Più tardiva, si raccoglie tra dicembre e gennaio, quando l’orto offre meno prodotti.
Si raccolgono anche i primi cardi gobbi, togliendo il tessuto geotessile nero usato per imbianchire i piccioli. La raccolta si concentra tra metà novembre e fine dicembre. Chi non ha ancora provveduto può avviare l’imbianchimento rincalzando i cardi con la terra oppure fasciandoli con carta e plastica.

Carciofi e asparagi possono restare nello stesso filare anche per una decina d’anni. Quando le foglie degli asparagi ingialliscono, si tagliano con il troncarami e si distribuisce letame nella fossetta tra le due colture. Entrambe richiedono ogni anno un buon apporto di sostanza organica per produrre abbondantemente.
Si raccolgono le ultime zucche, comprese quelle che si sperava maturassero ancora sulla pianta. Dopo la semina dei piselli, si copre il terreno con tessuto non tessuto per proteggere i semi dai fagiani.
Per prevenire i marciumi si possono trattare gli ortaggi da foglia con un decotto di equiseto. È anche il momento di seminare le calendule in un terreno caldo, soleggiato e ben drenato, per esempio lungo un marciapiede o un muro a secco, e di avviare le colture da sovescio per migliorare la fertilità del terreno. Infine, si puliscono le aiuole delle aromatiche, si pacciama alla base dei cespi e si accorciano santoreggia e issopo.
Il frutteto
Nel frutteto, novembre è il mese delle ultime raccolte. Si raccolgono i frutti rimasti sulle piante e si eliminano quelli rovinati o mummificati, che possono favorire lo sviluppo di patogeni. Si colgono anche gli ultimi cachi, da lasciare ammezzire in cantina insieme alle mele, il cui etilene ne accelera la maturazione.

Tra le varietà di cachi (Diospyros kaki) adatte al frutteto familiare c’è ‘Cioccolatino’, rustica e vigorosa. I frutti, medio-piccoli e ovali, hanno buccia arancione che vira al bronzo e polpa rosso intenso. Maturano tra ottobre e novembre e si possono consumare subito, anche se qualche giorno di attesa ne migliora consistenza e sapore.
Il cachi predilige posizioni soleggiate e calde: uno degli errori più comuni è piantarlo all’ombra. Resiste fino a -15 °C, ma teme le gelate tardive. Le piante giovani sono più sensibili e un tempo si proteggevano avvolgendo il tronco con fasci di paglia alti circa un metro.
Le radici profonde aiutano la pianta a superare brevi periodi di siccità. Le irrigazioni sono però necessarie durante la fioritura, l’allegagione e la crescita delle piante giovani. In maturazione, invece, si bagna solo se indispensabile: i frutti sono più dolci nelle annate calde e con piogge moderate.
I frutti si formano sui rami dell’anno, ma molti cadono durante due cascole naturali, a giugno e a metà agosto. La produzione tende ad alternarsi tra un anno e l’altro. La potatura si limita a eliminare i rami secchi o danneggiati; interventi più energici si riservano alle piante invecchiate, da ringiovanire.

Dopo la prima gelata si raccolgono le nespole nostrane, i frutti di Mespilus germanica, arbusto o piccolo albero spontaneo in Italia. Si colgono ancora acerbe e si lasciano maturare nella paglia, in cantina. Quando sono morbide, si possono usare per preparare una confettura da abbinare ai formaggi stagionati, aggiungendo alla polpa mele, zucchero, miele e succo di limone.
Il principale lavoro del mese è il primo trattamento invernale delle drupacee, soprattutto peschi e ciliegi, con poltiglia bordolese. Le potature possono invece attendere fino alla fine di febbraio. Si possono anche preparare le buche per i nuovi alberi da frutto: se durante lo scavo si incontrano radici di piante vicine, vanno tagliate con cura, senza strapparle.
Chi coltiva ciclamini sa che il tubero, tossico per l’uomo, è appetito da maiali e cinghiali, da cui il nome popolare di «panporcino». Tipica del sottobosco, la pianta cresce bene in mezz’ombra e in terreni freschi. Le specie più piccole sono anche le più profumate, con un aroma simile a quello dei ciclamini spontanei dei boschi montani da cui derivano.
In casa
Rientro delle piante dall’esterno
Le piante da appartamento che hanno trascorso l’estate all’aperto, una volta rientrate, vanno controllate con attenzione, verificando che non siano presenti afidi o cocciniglie; per pulirle e reidratarle è utile passare un panno umido sulle foglie.
Nel bosco
Come si tagliano correttamente i rami
l taglio di un ramo inserito sul tronco è un’operazione comune nella gestione del bosco, ma va eseguita rispettando l’anatomia dell’albero. Come spiegava l’arboricoltore Alex L. Shigo,, ramo e tronco sviluppano due collari di tessuto che si uniscono alla base del ramo. Questa zona, detta collare del ramo, non va tagliata: anche una piccola ferita può compromettere la capacità dell’albero di isolare il danno. Per individuarla, basta passare la mano sul tronco: si avverte un rilievo, talvolta simile a un piccolo scalino, oltre il quale il tronco sembra assottigliarsi.
Osservare il modo in cui gli alberi eliminano naturalmente i propri rami aiuta a capire come intervenire: quando un ramo secco mostra un evidente ingrossamento alla base, o quando sul tronco resta solo un rilievo o un cerchio (come accade spesso nei rami bassi delle conifere), significa che la pianta ha già isolato ed espulso quella parte come un corpo estraneo, grazie a una “zona di protezione” che si forma all’attaccatura del ramo — nelle conifere, addirittura prima che il ramo muoia.
Per il taglio, si alleggerisce prima il ramo accorciandolo progressivamente dall’estremità, fino a circa 30 centimetri, per evitare strappi della corteccia. Si pratica quindi una tacca poco profonda sul lato inferiore e si taglia dall’alto, con un segaccio a mano per i rami fino a 10 centimetri di diametro, procedendo a circa un centimetro dal collare fino a incontrare la tacca. Il taglio deve essere inclinato di 30-45 gradi verso l’esterno. In alberi come faggio, acero, bagolaro e platano, una linea naturale può indicare dove tagliare.
Dopo il taglio può fuoriuscire linfa: è una conseguenza normale della recisione dei vasi conduttori. Con il tempo, il nuovo tessuto ingloba il legno esposto. Il processo richiede circa cinque anni per un ramo di 10 centimetri su una conifera e fino a quindici anni su latifoglie a reazione lenta, come querce, noci e betulle.
Messa a dimora di piante forestali
A novembre termina, nelle zone dove il terreno gela, il periodo utile per la messa a dimora di piante forestali. Si scelgono esemplari con zolla grande e integra, da fissare con un tutore o ancorando la zolla, per favorire l’attecchimento. La ramaglia dei tagli è facilmente infiammabile: separare i pezzi migliori per ricavarne sostegni richiede tempo, ma riduce il rischio d’incendio. Per lo stesso motivo si sfalcia l’erba secca lungo le strade, evitando di accumularla sul posto. È anche il momento di controllare i castagni, da frutto e ornamentali, e valutare il taglio delle branche secche, soprattutto quelle più alte, che cadendo potrebbero danneggiare le piante vicine o quelle ancora produttive.
Malattie e parassiti
Prevenzione dei marciumi sugli ortaggi da foglia. Un trattamento con decotto di equiseto, preparato dalla pianta Equisetum, aiuta a prevenire l’insorgere di marciumi sugli ortaggi da foglia.
Trattamenti invernali sulle drupacee. Il primo trattamento invernale di peschi e ciliegi con poltiglia bordolese od ossicloruro di rame rappresenta l’intervento preventivo più importante del mese nel frutteto; in autunno la poltiglia bordolese si impiega generalmente a dosaggi più alti (8-10 g/litro) rispetto a quelli di fine inverno (5 g/litro).
Spore fungine sulle foglie cadute delle rose. Dopo la potatura, le foglie accumulate al piede dei rosai vanno asportate e bruciate, perché possono fungere da ricettacolo di spore fungine e di parassiti svernanti.
Afidi e cocciniglie sulle piante da appartamento. Le piante rientrate dall’esterno dopo l’estate vanno controllate per la presenza di questi insetti, pulendole con un panno umido.
Funghi tossici nel sottobosco. Amanita muscaria è tra i funghi velenosi più diffusi e riconoscibili di novembre: il suo cappello rosso a verruche bianche non va mai raccolto per il consumo. La raccolta di funghi spontanei richiede sempre il controllo di un esperto micologo.
Cosa acquistare
Novembre è il mese in cui attrezzarsi per le potature del tardo autunno e per le prime semine in vista della primavera. Tra gli attrezzi da taglio, occorre scegliere lo strumento adatto al diametro del ramo: cesoie per i rami fino a 20 millimetri, troncarami per quelli di 40-45 millimetri, segacci per tagli fino a 80 millimetri e motoseghe per le branche di diametro superiore. Sul mercato sono disponibili modelli a batteria leggeri e maneggevoli che offrono prestazioni professionali, con sistemi di sicurezza contro il contraccolpo, regolazione del tensionamento della catena senza bisogno di utensili e rumorosità contenuta.
Tra i bulbi da mettere a dimora vanno procurati crochi, tulipani, muscari, narcisi, scille, bucaneve, Galanthus e Allium per le fioriture primaverili, oltre ai bulbilli di cipolle bianche e dorate per un raccolto anticipato. Utili anche semi per il sovescio e per le colture invernali dell’orto, piantine di stagione — eriche, viole del pensiero, ciclamini — per i vasi rimasti vuoti, e rizomi di rabarbaro da dividere o mettere a dimora. Tra gli arbusti e gli alberi da acquistare in questo periodo figurano Symphoricarpos x chenaultii ‘Hancock’, gli aceri ornamentali da vaso come Acer griseum o Acer henryi, e le magnolie sempreverdi ‘Touch of Pink’ e ‘Gail’s Favourite’.
Per le lavorazioni del mese sono infine necessari tessuto-non-tessuto per proteggere le piante delicate dal freddo, materiale da pacciamatura come foglie secche o corteccia, letame maturo o pellettato e farina d’ossa per preparare il terriccio di foglie, polvere radicante e substrati per talee (torba, sabbia, perlite), un fertilizzante bilanciato NPK per le orchidee ed equiseto essiccato per il decotto preventivo contro i marciumi fungini.