Chi coltiva in giardino o sul terrazzo conosce la sensazione di impotenza davanti a una pianta che si ammala senza preavviso: foglie che si ricoprono di una patina farinosa, rose punteggiate di macchie nere, un ciclamino che da un giorno all’altro si affloscia pur con il terriccio bagnato. A spiegare che cosa succede e come intervenire, con parole semplici e senza tecnicismi, è la voce e l’esperienza del “Dottor Fiori”: Angelo Garibaldi, professore emerito di Patologia vegetale all’Università di Torino, scomparso lo scorso luglio.
L’approccio del professore seguiva una gerarchia razionale e precisa: per prima cosa scegliere piante resistenti e robuste, poi coltivarle in modo corretto, eventualmente ricorrere ai mezzi biologici di lotta a malattie e parassiti e, solo in ultima istanza, usare prodotti chimici, rispettando le dosi indicate in etichetta.
Sette guai delle rose e di altri fiori
Ogni stagione porta con sé malattie e problemi. Tra quelli descritti nel volume I consigli del Dottor Fiori ci sono diverse malattie delle piante ornamentali.
Sulle foglie giovani di rosa, phlox e gerbera, ad esempio, può comparire una patina biancastra e farinosa, il comune mal bianco, o oidio, causato da un fungo. Mentre su garofano, malvarosa (Alcea rosea) e Pelargonium troviamo a volte le pustole brune della ruggine.
Più insidiosi ancora sono i disturbi che coinvolgono la pianta intera: ciclamino, begonia o azalea appassiscono pur con il terreno bagnato per il marciume delle radici provocato da funghi dei generi Pythium e Phytophthora; ortensie e rododendri ingialliscono tra le nervature per la carenza di ferro.
Chi era il “Dottor Fiori”

Per risolvere questi ed altri problemi basta consultare il libretto I consigli del Dott. Fiori, pubblicato per ricordare il professor Angelo Garibaldi, emerito di Patologia vegetale all’Università di Torino. Dietro al suo soprannome così semplice, c’era una competenza di rilievo mondiale: quasi 60 anni dedicati allo studio delle malattie delle ornamentali, centinaia di nuovi patogeni individuati su una vasta gamma di specie, strategie di difesa a bassissimo impatto ambientale messe a punto quando la sostenibilità non era ancora un tema di moda.
Il libretto riprende le lezioni che Garibaldi tenne su Facebook, sulla pagina Le piante al Centro, tra dicembre 2020 e marzo 2021, nell’Anno Internazionale della Salute delle Piante.
Così lo ricorda Maria Lodovica Gullino, professoressa di Patologia vegetale all’Università di Torino: «Con lui scompare un maestro capace di coniugare il rigore della ricerca all’amore profondo per il verde».
Le sette soluzioni
Ecco come applicare alcuni principi del Dottor Fiori a sette problemi comuni.
1. Mal bianco.
Lo zolfo, in uso da due secoli e ammesso anche in agricoltura biologica, si impiega in polvere o in sospensione acquosa. Buoni risultati anche con bicarbonato di sodio e fosfito di potassio usati ogni settimana, e con Ampelomyces quisqualis, un microrganismo che parassitizza il fungo del mal bianco. In autunno conviene eliminare le foglie colpite dalle perenni e dosare con equilibrio i concimi azotati.
2. Ruggine: prevenire prima di curare.
Si parte da varietà resistenti o almeno tolleranti e da materiale sano, acquistato da vivaisti di fiducia. Poi si interviene sull’umidità: niente irrigazione a pioggia sulle foglie e piante non troppo fitte, per favorire il passaggio dell’aria. I fungicidi servono solo negli attacchi gravi.
3. Macchia nera: scegliere bene la rosa.
Le varietà resistenti sul mercato sono numerose. Per le vecchie rose sensibili si tengono le piante il più asciutte possibile e si trattano con bicarbonato di sodio. Il fungo passa l’inverno nelle foglie cadute a terra, che vanno quindi rimosse ed eliminate.
4. Peronospora: ridurre l’umidità, distribuire rame con giudizio.
Irrigazione localizzata, cioè l’acqua portata alla base della pianta senza bagnare la chioma, coltivazione in pieno sole e impianti non troppo fitti tengono a freno la malattia. Tra i rimedi il rame resta il principale, ma sulle ornamentali è preferibile l’ossicloruro di rame, meglio sopportato, perché la poltiglia bordolese può risultare fitotossica (cioè dannosa per la pianta). Esistono inoltre limiti annuali ai trattamenti per evitare l’accumulo di rame nel terreno.
5. Marciumi radicali.
Si evita l’acqua ferma con irrigazione localizzata e aiuole baulate, cioè rialzate al centro, e si abbassa il pH del substrato per rendere meno aggressivi i patogeni che causano marciumi. Per le piante in vaso sono utili i compost repressivi, capaci di frenare i funghi dannosi, e i funghi antagonisti Trichoderma e Penicillium.
Un’avvertenza: i testi risalgono al 2021 e le autorizzazioni dei prodotti cambiano, quindi prima di acquistare un fungicida conviene verificare in etichetta e dal rivenditore che sia ancora ammesso per l’uso amatoriale.
6. Carenza di ferro.
Il ferro nel terreno calcareo c’è, ma il calcio ne limita la solubilità e la pianta non riesce ad assorbirlo. Somministrarlo in forma minerale ha scarsa efficacia. Dura invece nel tempo l’effetto dei chelati ferrici, i “sequestreni”, ferro stabilizzato in una forma assimilabile, da dare per via radicale o sulle foglie.
7. Fusariosi: la scelta giusta è all’acquisto.
Per Garibaldi la tecnica più semplice e sicura, e la più adatta al giardino, è la scelta di una varietà resistente o tollerante. Contano poi il materiale di moltiplicazione sano, perché le bulbose possono diffondere la malattia già dal bulbo, e un uso moderato dell’azoto, che favorisce la comparsa dei sintomi. Nei terreni infestati esistono mezzi biologici basati su Fusarium non patogeni che contengono i ceppi dannosi.
Il libro I consigli del Dott. Fiori

Il libro I consigli del Dott. Fiori, con le mini-lezioni di Angelo Garibaldi, professore emerito di Patologia vegetale all’Università di Torino, è scaricabile gratuitamente qui sotto, cliccando sulla copertina del libro.
