Come insegna il passato, torniamo a considerare le piscine non solo vasche in cui nuotare, ma fondamentali elementi estetici. Come era nella filosofia di progettazione del grande paesaggista madrileno.
Immagine archetipica del flusso primordiale, elemento indispensabile alla vita ma anche capace di portare distruzione con la sua potenza, l’acqua è stata una componente fondamentale in qualunque giardino e in qualunque epoca. Anche negli affascinanti lembi di paesaggio ideati da Fernando Caruncho, famoso landscape designer e jardinero di Madrid scomparso questo agosto. Cipresi, porticati, prati… tutto si riflette e si duplica sulle superfici-specchio che inserisce ovunque e con maestria per creare atmosfere magiche. Ma come coniugare la bellezza con la funzionalità, come inserire una piscina in un grande giardino creato da un artista?
“Lo specchio d’acqua dà una sensazione di vita, fa vibrare la luce e, se in movimento grazie a zampilli o piccoli dislivelli, riempie l’aria di suoni. Costituisce perciò una parte essenziale del progetto di un giardino” spiegava Caruncho. “Gli antichi sono stati sempre consapevoli delle opportunità che l’acqua offre e hanno considerato il fattore pratico, la balneazione o il rinfrescarsi, come una possibilità in più, ma non l’unica. Il termine stesso ‘piscina’ deriva dal latino piscis, pesce: vasca per i peschi, vasca per l’acqua”.
Già dai frammenti di affresco rinvenuti nelle tombe egizie dell’architetto Tuthmosis I (1500 circa a. C.) e del nobile Nebanum (1400 a. C.) si comprende come il giardino fosse organizzato attorno a una o più vasche rettangolari, con filari di alberi, arbusti e fiori, e alte mura di cinta per difendersi dalle piene del Nilo. Disposto attorno al bacino centrale, il giardino era uno spazio rigoglioso, geometrico e protetto dal mondo esterno, vissuto come caotico e imprevedibile. Tuttora si conservano esempi mirabili del passato: dai laghi artificiali dei giardini di Menara a Marrakech (secolo XII), ai bacini nei quali si riflettono patii e facciate del Palazzo dell’Alhambra a Granada (secoli XIII-XIV), alle fontane di Villa La Petraia a Firenze, acquistata dai Medici nel secolo XVI. Tra gli esempi portati da Caruncho, ce nè anche uno contemporaneo, il Padiglione di Barcellona progettato da Mies van der Rohe nel 1929 con le sue piscine minimaliste dove si riflette l’intero edificio.

“In tutti questi esempi straordinari, una delle funzioni principali è il riflesso” spiegava Caruncho. “La vasca è intesa come specchio e in molti casi fa parte del progetto architettonico e paesaggistico. Le due dimensionin dell’abitare, il fuori e il dentro, ugualmente importanti, dovrebbero essere frutto di uno stesso pensiero e in armonia tra loro. Dopo aver immaginato l’insieme si può riflettere su dove e come inserire la piscina in modo coerente. Se si parte da questi presupposti, si può essere ragionevolmente sicuri che il risultato sarà positivo”.
Negli anni Cinquanta e Sessante del Novecento, invece, il giardino era uno status symbol, uno spazio da mostrare prima ancora che usare. La piscina perciò ha finito con il diventare un elemento banale, dove fare il bagno e rinfrescarsi; utilizzata due mesi, nel resto dell’anno veniva coperta con antiestetici teli di plastica scura per evitare che foglie e sporcizia vi cadessero dentro. La sua collocazione era vincolata da fattori pratici, perché doveva risultare poco visibile dall’abitazione, godere di un’ora in più di luce, essere lontana dai fumi del barbecue…

“Una cosa utile, ma non bella, ha un’importanza dimezzata, e una cosa bella, ma non utile, può essere, in parte, incompleta” sosteneva Caruncho. “Per fortuna il tempo filtra e trasforma molte realtà: oggi comincia a perdere senso la piscina come elemento autonomo, predominante del giardino. Poter fare il bagno è un’opportunità in più, ma non quella essenziale”.
La collocazione della lama d’acqua deve essere dunque coerente con l’insieme e ogni caso è diverso: colori, dimensioni e orientamento dipendono dal giardino e dal suo mondo circostante. Importante è riuscire a trasmettere emozioni con opere essenziali e semplici, prive di tecnologie sofisticate o illuminazioni aggressive. Non chiamiamole piscine, dunque, ma specchi d’acqua, superifici dove alberi, fiori, animali e cielo possano riflettersi in ogni stagione dell’anno e rimandare immagini affascinanti. “Avere una superficie d’acqua in giardino, da utilizzare sia come specchio sia come vasca per rinfrescarsi, è una straordinaria opportunità che aggiunge bellezza; non averla una straordinaria perdita” concludeva Caruncho.
Altri articoli che potrebbero interessarti
Amastuola, il vigneto-giardino disegnato dal paesaggista spagnolo Fernando Caruncho

L’Amastuola, a Massafra in Puglia, è un’antica masseria trasformata in uno spettacolare vigneto-giardino progettato da Fernando Caruncho per l’imprenditore Giuseppe Montanaro. Scoprilo nel nostro articolo.
Addio a Fernando Caruncho, maestro e filosofo del paesaggio

Scomparso a Madrid a 68 anni, Fernando Caruncho ha trasformato il giardino in uno spazio di relazione tra natura e dimensione spirituale.