I giardini storici italiani, grazie al PNRR, occupano oggi il centro di una strategia nazionale di investimento pubblico. Attraverso l’impiego dei fondi europei, il settore ha ricevuto un’attenzione senza precedenti, che ha aperto una nuova stagione di restauri, valorizzazione e formazione e ha segnato una netta discontinuità rispetto al passato. Nell’anno di conclusione dei lavori, l’inchiesta realizzata da Alberto Fusari per Gardenia ricostruisce gli ambiti di intervento, analizza i risultati raggiunti e intercetta i fermenti destinati a incidere sul futuro dei giardini storici in Italia.
L’Italia, a differenza di altri Paesi europei, non ha storicamente garantito un sostegno strutturato ai giardini storici. Come ricorda Alberta Campitelli, già Direttrice dell’Ufficio Ville e Parchi Storici del Comune di Roma e vicepresidente di APGI, nei primi anni Duemila il Paese ha realizzato importanti restauri di siti pubblici (come i Giardini Segreti di Villa Borghese o il parco della Villa della Regina di Torino), rimasti però casi isolati. A questi interventi è seguita una lunga fase di stasi.
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PNRR e giardini storici: erogati 283 milioni di euro
Il PNRR segna un netto cambio di passo. Attraverso un avviso pubblico, il Ministero ha selezionato 125 siti pubblici e privati, destinando 185 milioni di euro, ai quali si aggiungono 5 siti pubblici individuati direttamente dal Ministero della Cultura e finanziati con ulteriori 98 milioni. Nel complesso, il PNRR ha destinato 283 milioni di euro agli interventi sui giardini storici.
Come spiega ad Alberto Fusari Luigi Scaroina, Direttore dell’Unità di missione per l’attuazione del PNRR, la decisione del Ministero di destinare una quota così rilevante di fondi comunitari ai giardini storici rappresenta una vera novità e rende l’Italia l’unico Paese europeo ad aver intrapreso questa strada. Nella definizione della misura, il Ministero ha accolto le istanze del settore. Carolina Botti, Direttrice di Ales, sottolinea il lavoro di sensibilizzazione svolto e la volontà di costruire un interlocutore unitario: il PNRR sui giardini nasce quindi anche da un dialogo strutturato tra istituzioni e operatori.

Il bando del PNRR per i giardini storici
Il Ministero ha strutturato il finanziamento in tre azioni complementari: restauro e valorizzazione dei giardini storici, censimento del patrimonio e formazione di curatori e giardinieri d’arte. Oltre ai cinque siti individuati direttamente dal MiC (Reggia di Caserta, Real Bosco di Capodimonte, Villa Favorita a Ercolano, Villa Lante a Bagnaia e Villa Pisani a Stra) il bando ha selezionato altri 125 giardini, aprendo la partecipazione anche ai soggetti privati. Il bando ha riservato la candidatura ai giardini tutelati ai sensi del D.Lgs. 42/2004 e ha imposto l’obbligo di destinare almeno il 40 per cento delle risorse alle regioni del Mezzogiorno. L’obiettivo, come chiarisce Botti, consisteva nel “reinserire questi luoghi in un circuito di fruizione culturale”.
Il bando prevedeva cinque componenti per ricevere i finanziamenti:
- vegetazione e disegno del giardino;
- architettura e scultura;
- impiantistica;
- accessibilità e sicurezza;
- valorizzazione.
Il Ministero non ha richiesto solo il restauro dei giardini, ma anche il loro adeguamento all’accoglienza del pubblico. Per questo ha fissato percentuali vincolanti di spesa: come ricorda Giuseppe La Mastra, coordinatore di APGI, i progetti dovevano destinare almeno il 60 per cento delle risorse alla “vegetazione e al disegno del giardino“, mentre la “voce architettura e scultura” non poteva superare il 15 per cento.
Tra i criteri di valutazione hanno inciso anche:
- I tempi di conclusione dei lavori;
- Il numero di giorni di apertura al pubblico (requisito indispensabile per accedere ai fondi).
Una commissione mista di funzionari ministeriali ed esperti esterni, presieduta da Vincenzo Cazzato, professore ordinario di Storia dell’Architettura presso l’Università del Salento, ha elaborato le linee guida, mentre una seconda commissione, presieduta da Alberta Campitelli, ha curato la selezione dei progetti.
I progetti hanno dimostrato una buona attenzione ai temi della sostenibilità, ma hanno evidenziato anche criticità sul piano della gestione futura, requisito centrale del bando. Per colmare questa lacuna, un gruppo di lavoro coordinato dall’architetto Giuseppe Rallo ha predisposto un modello di gestione a supporto dei proprietari.

Anche i beni privati aprono al pubblico
Per i proprietari privati i finanziamenti del PNRR sono stati un’occasione per avviare restauri che da soli non avrebbero potuto o voluto affrontare. Il bando ha inoltre previsto che l’erogazione del contributo fosse subordinata, sia per pubblico che per privato, alla firma di una convenzione che garantisce l’accessibilità al pubblico. I proprietari che hanno ricevuto il finanziamento si sono impegnati ad assicurare l’apertura del giardino nelle Giornate Europee del Patrimonio, in “Appuntamento in Giardino” (iniziativa promossa da APGI che dal 2018 apre al pubblico, ogni anno a inizio giugno, i giardini italiani) e nella Giornata Nazionale del Paesaggio. A queste si aggiungono i giorni di apertura al pubblico, pari al 100 per cento per 120 giorni di apertura l’anno. La convenzione, di durata decennale, rende anche i giardini privati parte dell’offerta culturale e turistica del territorio.

I risultati e la formazione dei giardinieri
Il PNRR ha migliorato in modo significativo la fruibilità dei giardini storici, favorendo riaperture, aumentando i giorni di apertura al pubblico ed estendendo le superfici accessibili. Le Soprintendenze competenti garantiscono la sorveglianza per i cinque anni successivi alla conclusione dei lavori.
Il Piano ha inoltre sostenuto:
- Investimenti nei servizi ai visitatori (didattica, bookshop, accessibilità per le persone con disabilità);
- Promosso attività di comunicazione e studio attraverso convegni e pubblicazioni.
In questo contesto, il marketing assume un ruolo strategico per rendere i giardini italiani competitivi nel mercato dell’horticultural tourism, come sottolinea Judith Wade, fondatrice del network Grandi Giardini Italiani, oggi presieduto da Bianca Passera. In questa prospettiva si collocano il progetto Garden Route Italia promosso da APGI, che mette in rete giardini di interesse culturale attraverso itinerari tematici e territoriali, e il percorso avviato per istituire un marchio ministeriale di qualità, ispirato ai Jardins Remarquables francesi (un marchio ideato dal Ministero della Cultura francese per riconoscere e certificare i giardini straordinari).
Accanto agli interventi fisici, il PNRR ha investito anche sul capitale umano. Le Regioni curano il censimento dei giardini storici, attualmente in corso, che si concluderà entro maggio 2026. Sul fronte della formazione, il MiC ha delegato le Regioni all’organizzazione di corsi professionali per “giardinieri d’arte”: 13 Regioni su 20 hanno attivato percorsi di 600 ore, che hanno permesso a 1.230 iscritti di conseguire il titolo. Si tratta di un investimento decisivo per garantire nel tempo la cura, la gestione e la trasmissione delle competenze necessarie alla conservazione dei giardini storici e per dare continuità concreta agli interventi avviati con il PNRR.