I piccoli e profumatissimi fiori di mughetto sono di maggio e amano la mezz’ombra e il fresco. Esistono tante varietà, tutte ideali da coltivare in giardino ma anche in vaso; il mughetto richiede poche cure ma tanta attenzione.
Timide piantine rizomatose dei sottoboschi europei, i mughetti (Convallaria majalis) incantano fin dall’antichità per la grazia delle loro minute corolle pendule, simili a candidi campanellini, e per la loro inebriante fragranza floreale. Appartenenti alla famiglia delle Asparagaceae, devono il nome botanico ai termini latini Lilium convallium (giglio delle valli) e majalis (di maggio), in riferimento al periodo di fioritura, che varia da aprile a giugno in base ad altitudine e latitudine.
Il genere Convallaria comprende altre tre specie affini alla majalis, tutte rare e poco coltivate in Europa: C. transcaucasica (originaria del Caucaso), C. pseudomajalis (nordamericana) e C. keiskei (cino-giapponese).
Il mughetto tra simbologia e cultura
Protagonisti di tante tenere leggende, che li fanno nascere dalle tazzine di piccole fate, dall’amore fra una rondine e un usignolo, così come dalle lacrime di una bambina sperdutasi nel bosco o di una bellissima regina tradita dall’amato, i mughetti sono anche i fiori nazionali della Finlandia, dove fioriscono in giugno, e, in tutta Europa quelli delle spose di maggio. A seconda dei Paesi e delle culture sono stati e sono anche simbolo di civetteria, leziosaggine, felicità ritrovata, dolcezza, affabilità, innocenza ma, soprattutto, buona fortuna.
Per gli antichi romani, in particolare, che li avevano dedicati a Mercurio, attribuendo al loro intenso profumo la capacità di rinforzare il cervello e la memoria. Rappresentavano la speranza, ma non solo: durante i riti sacri di maggio usavano regalare agli amici tre steli fioriti, come buon auspicio, una tradizione arrivata fino ai tempi nostri.

Mughetto: tra eleganza e tradizione
In Francia, ancora oggi se ne dona un mazzetto alle persone care in occasione del primo maggio, data che, molti secoli prima di diventare il giorno della festa dei lavoratori, rappresentava l’inizio della primavera, del ritorno in mare dei pescatori dopo l’inverno e del mese dei fidanzamenti. Fu Carlo IX, nel 1561, a dare avvio a questa usanza, permettendo inoltre alla popolazione di raccogliere nei boschi i piccoli fiori profumati e venderli per le strade senza dover pagare tassa alcuna.
Sempre in Francia nel 1700, i giovani uomini raffinati presero l’abitudine di indossare un racemo di muguet, che significa “profumato di muschio” tanto che questo vocabolo e la traduzione ita liana “mugherino” divennero sinonimi, un poco dispregiativi, di “damerino”. Molto amato dalla zarina Aleksandra, moglie dello zar Nicola II (siamo fra la fine dell’Ottocento e il 1918), il mughetto venne più volte rappresentato dal celebre gioielliere di corte Peter Carl Fabergé nelle sue meravigliose Uova Imperiali. In tempi più recenti, fu il fiore talismano del couturier Christian Dior, che lo amava tanto da averlo fatto piantare a distese intorno al suo castello in Provenza, lo ricamava spesso sui suoi abiti più preziosi e lo indossava all’occhiello appena possibile.
I mughetti e le loro esigenze
È sempre più difficile trovare mughetti in vendita come fiori recisi, perlomeno in Italia, in Francia, invece, vi è ancora oggi una fiorente coltivazione, in funzione del primo maggio. Non raccoglierli in natura, tanto più che in alcune regioni sono protetti; meglio in ogni caso limitarsi ad ammirarli senza toccarli, come del resto si dovrebbe fare con tutti i fiori selvatici. Piuttosto proviamo a coltivarli in giardino e, in sua mancanza, in vaso: rustici, diffusi nei nostri boschi prealpini e appenninici, i mughetti sono piuttosto facili tanto che in piena terra possono addirittura naturalizzarsi.
A patto, però, di offrire loro le condizioni adatte, altrimenti non si svilupperanno, come io stessa ho avuto amaramente modo di sperimentare: «I mughetti richiedono clima freschi, tipico degli ambienti montani e collinari, poiché sopportano male il caldo, e infatti nel nostro Meridione, Isole comprese, non sono presenti in natura», dice la paesaggista Cristina Serra Zanetti.
«Vogliono inoltre un terreno ricco di humus, soffice e fresco, ma ben drenato, quale quello presente in genere nei boschi di latifoglie. Però attenzione: non vi devono essere radici superficiali a far concorrenza alle loro, altrimenti non riescono proprio ad attecchire e diffondersi. Evitate quindi di piantarli ai piedi degli alberi adulti, dove spesso il terreno è duro e invaso da un reticolo di radici, mentre potete collocarli alla base di giovani alberi e arbusti, dove impareranno a convivere. Per una buona fioritura, inoltre, l’ombra deve essere leggera, alternata o inframmezzata dal sole. Infine, ricordate che i rizomi fioriscono solo dal terzo anno di età, quindi prima di acquistarli accertatevi che l’abbiano raggiunta, oppure date inizio alla coltivazione con le piantine».

Convallaria majalis, varietà e ibridi più belli del mughetto
Bisogna guardare all’Inghilterra per trovare in coltivazione e in vendita molte delle varietà di Convallaria majalis create e diffuse in Francia, Olanda e Germania. Per nostra fortuna Pedro Minto, titolare del vivaio Raziel, specializzato in bulbose, alcuni anni fa ha cominciato a interessarsene, riunendone una certa collezione.
Una più adorabile dell’altra, le varietà si differenziano per piccoli, ma intriganti particolari. Ci sono per esempio C. majalis ‘Rosea’ con corolle soffuse di rosa-lilla, come arrossite per timidezza; ‘Flore Pleno’, che presenta campanellini minuti ma doppi; ‘Doreen’, con fiori dapprima mol to bombati, tanto da sembrare altrettante cuffiette, poi man mano più aperti e appiattiti; ‘Bordeaux’, le cui corolle sono più grandi di quelle della specie-tipo ed emergono decisa mente dal fogliame, al contrario di quanto accade in quest’ultima; ‘Vierländer Glockenspiel’, con infiorescenze lunghe e ricche di fiori.

Altre cultivar si distinguono invece per il fogliame più o meno variegato: ‘Hofheim’, per esempio, ha ampie foglie ovate, con sottili margini gialli. ‘Hardwick Hall’ presenta foglie lanceolate verde intenso con margini dapprima verde acido poi bianco crema, racemi arcuati alti 30 centimetri e fiori più grandi del solito. Simile per altezza e dimensioni delle corolle è ‘Vic Pawlowski’s Gold’, varietà caratterizzata da foglie piuttosto strette, solcate da striature longitudinali giallo oro e bacche gialle a maturità, invece che rosse: molto vigorosa, è stata premiata qualche anno fa dalla Royal Horticultural Society. Tanta grazia e tanto impareggiabile candore nascondono però un pericolo: tutta la pianta, escluso il rizoma, è velenosa e lo diventa pure l’acqua del vaso che ne ospita i fiori. State attenti, perciò, se avete bimbi piccoli e animali.