Facili, robusti, resistenti alla siccità, Miscanthus sinensis e le sue tante varietà si differenziano per taglia e colori.
Molto di moda nei giardini italiani negli anni Venti e Trenta, in seguito le graminacee ornamentali sono state a lungo dimenticate. “Io le ho scoperte alla fine degli anni Sessanta grazie all’architetto paesaggista Ferrante Gorian, con il quale lavoravo. Era infatti in stretto contatto con vivaisti tedeschi e svizzeri, che non avevano mai smesso di coltivarle, e così ho iniziato a importarle in Italia”, ricorda Pier Luigi Priola, vivaista trevisano. “Gorian le apprezzava molto, per la facilità con cui crescono in cambio di pochissime cuer. Diceva che ci sarebbero venute utili soprattutto per il verde pubblico. Una delle sue preferite era Miscanthus sinensis, imponente ed elegante, che utilizzava, con la sobrietà che gli era propria, in piccoli gruppi della medesima varietà, in genere lungo i corsi d’acqua, assieme a perenni in fiore. In particolare gli piaceva la varietà ‘Purpurascens’, per il portamento contenuto e ordinato e le foglie rosso porpora già a inizio estate”, conclude Priola.

Le più piccole
Di origini asiatiche, arrivato nei giardini di Europa, Nord America e Australia alla fine dell’Ottocento, Miscanthus sinensis forma grandi ciuffi a fontana di foglie nastriformi, dolcemente arcuate, sulle quali, in tarda estate-inizio autunno svettanmo le infiorescenze a panicolo, simili a piume leggere. Le cultivar, moltissime, si differenziano in base alla taglia, al colore e alla dimensione di panicoli e foglie. Priola ne ha in catalogo una quarantina: tra le più piccole ci sono ‘Little Zebra’, dal fogliame arcuato verde brillante con striature gialle, alta 100 centimetri, infiorescenza compresa; ‘Sioux’, che non supera 100-120 centimetri di latezza, le cui foglie rimangono rosse anche una volta secche, in contrasto con le spighe porpora, e ‘Pünktchen’, alta 120-130 centimetri, eretta, con foglie filiformi, arcuate, verde brillante con macchie irregolari gialle, e panicoli crema e porpora.

Le più grandi
Fra le cultivar alte e larghe 120-150 centimetri, Priola raccomanda ‘Champagner’, una delle più decorative per le elegantissime piume madreperlacee bianco-argenteo; ‘Aldebaran’, dal bel portamento e dalle spighe argentate; ‘Juli’, molto vigorosa, con foglie larghe e una quantità di spighe argenteo-rosate; ‘Silberspinne’, a portamento stretto, con lunghe spighe prima argento poi porpora; ‘Helga Reich‘, che ha foglie strette e una ricca fioritura argenteo-ramata; ‘Rotfeder’, con piume rosso luminoso e fogliame rossastro in autunno; ‘Dixieland’, che forma luminosi ciuffi di foglie grigio-verdi variegate di bianco, arcuate, alti 150-180 centimetri. Appena un po’ più grandi (170-190 centimetri), ‘Rotsilber’, ottenuta nel 1979, con fogliame largo, rosso-arancio in autunno e piume rosso-argentate; ‘Amuri’, che ha foglie larghe, erette, steli fiorali molto lunghi e spighe molto vistose, prima argentee poi rosate.
Raggiungono 200 centimetri di altezza ‘Rosi’, che ha foglie larghe e infiorescenze bianco-argento con sfumature rosa; ‘Grosse Fontäne’, dalle lunghe foglie arcuate, con evidenti nervature biancastre e morbide piume bianco-argento con sfumature porpora chiaro; ‘Poseidon’, che presenta un meraviglioso fogliame autunnale a più colori e spighe rosate; ‘Veitshöechheim’ con infiorescenze argentee; ‘Miki’, selezione del vivaio Priola del 1993, offre belle foglie larghe, già ben colorate in agosto, e piume argento-bruno; ‘Gotemba Gold’ ha un interessante fogliame, largo e variegato di giallo, con piume argenteo-rosate. Infine due veri giganti, che arrivano a 230-260 centimetri di altezza: ‘Silberturm’ (o ‘Silver Tower’), imponente e richissima di spighe chiare, e ‘Goliath’, dalle grosse infiorescenze argento-bruno. Ma attenzione, avverte Priola: nei climi umidi o molto innaffiate, tutte queste varietà possono raggiungere dimensioni ancora maggiori.

Come usare Miscanthus sinensis
Ferrante Gorian, dunque, amava utilizzare i Miscanthus in piccoli gruppi, alternati o mescolati a macchie di erbacee perenni. L’Olandese Piet Oudolf, invece li pianta, come le altre graminacee, in grandi distese, intervallate ad ampie chiazze di perenni, con “effetto prateria”. Racconta invece Filippo Pizzoni, paesaggista e storico del giardino: “Uso spesso io Miscanthus perché, data la loro capacità di allargarsi in fretta, riempiono il terreno velocemente. Tuttavia li riservo ai contesti campestri, mentre non li trovo adatti alle situazioni formali. Mi piace creare gruppi o meglio ancora siepi lineari, formate da una-due file della medesima varietà, lungo i confini di un giardino o all’interno di un grande prato, come segni grafici che lo attraversano, conferendogli profondità”.

Anche Antonio Perazzi apprezza molto Miscanthus sinensis e le sue varietà: “Sono veri e propri panzer: le più facili, adattabili, durevoli, rustiche e affidabili fra le graminacee ornamentali. Inoltre hanno anche una grande variabilità di dimensioni, forme e colori e rimangono belle tutto l’anno, anche in inverno, perché pur seccando, non spariscono. Ma bisogna scegliere compagne loro adatte, “piantacce” dall’aria robusta, come buddleie, Achillea filipendulina, acanti, aster di grandi dimensioni, specie con foglie e fioriture che svettano, come Romneya coulteri, Dierama pulcherrimum e Macleaya cordata, o altre graminacee, come Chasmanthium latifolium e Carex pendula“.
Il paesaggista ligure Simone Ottonello, infine, ama usare i Miscanthus vicino alle piscine e alle fontane: “La loro fioritura è così morbida da farli sembrare in movimento anche in assenza di vento, per cui li trovo molto efficaci accanto all’acqua. Mi piace accostarli ad altre graminacee, come penniseti e Muhlenbergia, o ad arbusti da fiore come Hibiscus syriacus bianchi e H. rosa-sinensis azzurri”. Ottonello li usa volentieri anche sui terrazzi: “Sono molto utili in un grande vaso quando occorre una pianta protagonista o un punto focale in un angolo: in particolare stanno benissimo nei contenitori in Corten, con una luce che li illumini dal basso”.
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