C’è una pianta che pochi sanno riconoscere e nominare, cresce ignorata tra i muri scalcinati, nelle crepe dei marciapiedi, invade ruderi e aiuole abbandonate. Il suo nome, Parietaria, viene da molti scoperto solo dopo una diagnosi dell’allergologo. Si tratta infatti di un’infestante allergenica con la stagione di fioritura più lunga.
La parietaria porta nel nome latino il suo habitat ideale — da paries, muro, parete — come l’aveva descritta Plinio il Vecchio, scrittore e filosofo romano, in Naturalis Historia, Liber XXII, che la osservò arrampicarsi sulle costruzioni dell’antica Roma.
Botanicamente appartiene alla famiglia delle Urticaceae, la stessa dell’ortica, anche se i suoi peli fogliari non pungono. A differenziare la parietaria da altre erbe spontanee non è l’aspetto — che è modesto, cespuglioso, di un verde comune in natura — ma il polline. Minuscolo e leggero, è prodotto in grandi quantità per mesi e mesi ed è un potente allergene.
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Dove si trova la parietaria?
La parietaria non ha particolari esigenze: le bastano una fessura, un po’ di sole e un substrato povero. Cresce ai piedi dei muri antichi e nelle giunture del cemento. Predilige suoli calcarei e ricchi di nitrati, ma una delle specie presenti in Italia, Parietaria judaica, si adatta con facilità anche a condizioni più umide.
È una specie pioniera e sinantropica, cioè che cresce bene in ambienti profondamente modificati dal loro aspetto naturale dall’uomo, in questo caso dalla costruzione di palazzi e dall’urbanizzazione. La si trova dalla pianura fino a circa mille metri di quota. In Italia è diffusa ovunque, con una densità maggiore nelle regioni centro-meridionali e nelle isole, dove il clima caldo e secco le è particolarmente favorevole.

Parietaria: quando fiorisce?
La fioritura della parietaria è straordinariamente lunga. Inizia a fine febbraio o a marzo — nelle regioni meridionali anche prima — e si protrae fino a ottobre inoltrato, con due picchi distinti: il primo in primavera, tra maggio e giugno, il secondo a inizio autunno, tra agosto e settembre. In totale, la stagione pollinica dura in media sei-sette mesi.
Questa durata varia significativamente lungo la penisola. Al nord, la fioritura è più concentrata nella finestra maggio-giugno e nel periodo tardo-estivo. Scendendo verso il centro e il sud, i periodi si sovrappongono e si allungano, fino a rendere la parietaria quasi perenne nelle aree insulari e costiere. Nel sud Italia — Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna — il polline può essere rilevato nell’aria praticamente per tutto l’anno.
I fiori della parietaria sono piccoli e privi di petali vistosi — ermafroditi, di appena due millimetri, raggruppati in glomeruli ascellari rossastri.

Botanica
Quali sono le specie di parietaria?
Il genere Parietaria conta tra 26 specie nel mondo, ma in Italia le più importanti per diffusione e per impatto allergologico sono due:
Parietaria officinalis è la più diffusa al nord e al centro. Ha fusti eretti, può superare il metro di altezza, e ama gli ambienti leggermente ombreggiati e ricchi di azoto. Nelle regioni meridionali e nelle isole è più rara o quasi assente.
Parietaria judaica è invece presente su tutto il territorio nazionale, isole comprese. Più piccola e prostrata della officinalis, con fusti rossastri ricoperti di peli fini e foglie ovate dai margini lisci, preferisce i muretti a secco, le pareti verticali assolate, le macerie. È la specie più comune nei contesti urbani e la principale responsabile dell’allergia da parietaria nel bacino del Mediterraneo. Il suo nome specifico, judaica, rimanda alla Giudea, regione dove Linneo ne descrisse originariamente l’areale.
In Sardegna e Sicilia compare anche una terza specie, Parietaria mauritanica.
Perché la parietaria causa allergia?
Ci sono due ragioni principali, una meccanica e una chimica.
Sul piano meccanico, il polline di parietaria è molto piccolo: tra i 13 e i 20 micron di diametro. Rimane sospeso in aria a lungo, percorre distanze notevoli e riesce a penetrare in profondità nelle vie aeree. La pianta ha inoltre un sistema di lancio attivo: i filamenti staminali scattano proiettando il polline nell’aria anche senza vento, con una dispersione che è praticamente continua nelle ore più calde della giornata.
Sul piano chimico, il polline contiene due proteine altamente allergeniche — Par j 1 e Par j 2, dette lipid transfer protein — presenti sulla superficie esterna del granulo. Sono molecole stabili, difficili da degradare, e quasi tutti i soggetti sensibilizzati alla parietaria reagiscono a entrambe. A Palermo, dove la pianta è particolarmente diffusa, studi del CNR hanno rilevato che circa il 75 per cento dei pazienti allergici presenta anticorpi specifici contro il polline di parietaria.
Va aggiunta anche la cross-reattività: chi è sensibilizzato alla parietaria può reagire anche a graminacee, betulla, olivo e ambrosia, perché il sistema immunitario riconosce come simili alcune proteine strutturalmente affini. Questo rende spesso difficile capire quale polline stia davvero causando i sintomi in un dato momento.
Quando inizia l’allergia alla parietaria?
I primi sintomi arrivano in genere tra marzo e maggio, con l’inizio del primo picco di fioritura. Al sud possono comparire già a fine febbraio. Chi è molto sensibile può manifestare reazioni anche a concentrazioni polliniche basse, nelle settimane prima del picco.
I sintomi sono quelli classici della pollinosi: starnuti, naso chiuso, prurito oculare, lacrimazione. Nei casi più seri si aggiungono tosse secca e difficoltà respiratorie fino all’asma. La parietaria è una delle poche erbe infestanti che causano asma con una certa frequenza, assieme a graminacee e ambrosia. Una delle ipotesi più studiate sull’origine di questo effetto riguarda l’asma da temporale: durante un temporale i granuli pollinici si rompono per l’umidità, liberando frammenti di 2-4 micron in grado di raggiungere le vie aeree inferiori. Episodi di asma acuta collettiva legati a questo meccanismo sono stati documentati a Napoli e in Puglia.
Quando finisce e come curare l’allergia?
La stagione si conclude indicativamente a fine ottobre, quando le concentrazioni polliniche calano in modo stabile. Al nord i sintomi tendono ad attenuarsi già a settembre. Al sud e nelle isole il secondo picco autunnale può prolungare il disagio fino all’inizio di novembre.
Per chi soffre di allergia grave, l’immunoterapia allergene-specifica — in forma sublinguale o sottocutanea — è l’unica terapia che interviene sulla causa, rieducando il sistema immunitario a tollerare il polline nel tempo. Va discussa con uno specialista allergologo.
Per le concentrazioni polliniche aggiornate nella tua area consulta il calendario dei pollini di ilpolline.it o il bollettino della tua ARPA regionale.
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