Può succedere a primavera e spesso la diagnosi è clorosi, cioè mancanza di ferro. In realtà le cause possono essere anche squilibri del suolo o radici poco attive. Scopriamo insieme cosa fare se le foglie ingialliscono con i consigli del fitopatologo Marco Nigro.
Con l’arrivo della primavera, puntuale come una fioritura anticipata, arriva anche l’allarme clorosi: foglie giovani che ingialliscono, nervature ancora verdi, crescita stentata. La diagnosi più frequente è immediata e rassicurante nella sua semplicità: è mancanza di ferro. Eppure, nella maggior parte dei casi, non è così.
La clorosi non è una malattia, ma un sintomo: indica che la pianta sta producendo meno clorofilla, la sta degradando troppo in fretta, oppure non riesce a usarla correttamente.
Dietro quel giallo primaverile si nasconde spesso una fisiopatia complessa, legata al funzionamento delle radici, alla temperatura del suolo, al pH, alla struttura del terreno o a stress ambientali poco visibili.
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Clorosi negli agrumi in vaso
La clorosi primaverile è spesso il risultato di suoli freddi e saturi d’acqua. Le radici sono vive, ma “inermi”: assorbono poco ferro, ma anche poco magnesio e poco manganese. I micronutrienti nel substrato ci sono, ma la pianta non riesce ad assorbirli e a utilizzarli. In questi casi, aggiungere altro concime significa solo accumularlo inutilmente.
Foglie gialle nelle rose e negli arbusti ornamentali
L’ingiallimento delle foglie in primavera può dipendere da troppo fosforo o calcio, spesso presente nei terricci universali o dopo concimazioni frequenti. In questo caso si parla di clorosi ferrica “da blocco”: come nel caso degli agrumi, i nutrienti sono presenti nel suolo ma le piante non riescono ad assorbirli. Per evitare questo problema, meglio usare concimi organo-minerali bilanciati e lasciar passare almeno tre mesi tra una concimazione e l’altra.
Ortensie
Per le ortensie il pH gioca spesso il ruolo principale. In terreni calcarei o quando si usa acqua dura per l’irrigazione, la clorosi può comparire anche con concimazioni corrette, perchè l’ambiente alcalino riduce drasticamente la disponibilità del ferro. Si può intervenire incorporando nel suolo zolfo granulare per correggere il pH, o della sostanza organica facilmente degradabile, come fondi di caffè o compost, o con periodiche pacciamature vegetali con aghi di pino e foglie, che acidificano il suolo e creano una rizosfera favorevole all’assorbimento dei nutrienti.
Clorosi negli alberi da frutto
Soprattutto a inizio stagione, entrano in gioco anche fattori fisiologici. La ripresa vegetativa può essere più rapida del risveglio delle radici: le foglie necessitano di clorofilla, ma le radici non riescono ancora a fornire le risorse necessarie. Ne nasce un ingiallimento temporaneo che spesso scompare da solo con l’aumento delle temperature e la ripresa dell’attività delle radici.
La clorosi non va curata subito con il ferro, ma interpretata. La regola è semplice: se la clorosi migliora con una concimazione mirata, si trattava di un problema di sintesi. Se non migliora, è quasi sempre un problema di funzionamento. In questo caso il miglior approccio è evitare interventi inutili e attendere il completo risveglio vegetativo.
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